L’AQUILA – “Quagliariello non si è mai visto e mai si vedrà, la Papola è una Blundo in formato minore: sono l’unico senatore eleggibile per competenze, conoscenze e capacità politica”, tanto che “anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, pur non votandomi, sono sicuro che tiferà per me, perché sa che Cialente ci sarà sempre”.
Così nell’intervista ad AbruzzoWeb Massimo Cialente, predecessore di Biondi per dieci anni, il sindaco del terremoto e della prima ricostruzione, presenta la sua candidatura al Senato alle elezioni del prossimo 4 marzo nel collegio uninominale L’Aquila-Teramo, presenta la sua candidatura, affondando contro i concorrenti e raccontando com’è nata la sua nuova avventura e che cosa vuole portare in Parlamento, dov’è già stato, ma alla Camera, per due mandati dal 2001 al 2008.
E anch’egli assicura di essere stato voluto dal segretario nazionale in persona, l’ex premier Matteo Renzi, al quale ha detto: sono un soldato, schierami dove vuoi.
Dopo dieci anni come ci si sente a ritrovarsi in campagna elettorale per le Politiche?
Dico la verità, per me non cambia molto, è come se continuassi a fare quello che ho fatto in questi dieci anni, perché anche dopo aver finito di fare il sindaco non mi sono fermato e mi sono occupato di tante cose. I temi sono sempre gli stessi: lo sviluppo economico, perché serve lavoro, il progetto di fare di questo pezzo d’Abruzzo interno uno dei motori dell’Italia. Il versante teramano e quello aquilano sono un unicum, legato al rilancio di Teramo, ossia quello che già accarezzavo con l’idea di creare un ospedale congiunto di secondo livello, come oggi vediamo le fusioni di Confindustria e Cna aquilane e teramane. Insomma, non mi sto preparando a una nuova cosa, cambierà solo il posto dove lo faccio. Le mie dieci ore di lavoro le faccio sempre, come ho fatto il sindaco di tutti sarò il senatore di tutti.
Luciano D’Alfonso ha sottolineato più volte di essere stato richiesto da Roma come candidato al Senato, con lei com’è andata?
Mi ha voluto Roma. Mi ha cercato Renzi e ha detto a D’Alfonso “Chiamami Cialente”. Questo mi ha colto di sorpresa: ero già nella rosa provinciale di possibili candidati, ero felicissimo di questo, ma sapevo che non mi sarebbe spettata la candidatura, visto anche il dibattito in corso nel partito. Inoltre, rispetto al 2013, senza premio di maggioranza i posti disponibili sono molto meno. E per di più, dentro il Pd sono una minoranza della minoranza, il mio pensiero era di riportare in Parlamento i compagni che già abbiamo, a partire da Gianni Cuperlo. Così quando Renzi mi ha cominciato a fare il discorso l’ho interrotto subito e gli ho detto: io sono un soldato, mettimi dove vuoi.
Inutile girarci intorno, il tema di Cialente è il terremoto, e il “modello L’Aquila” di gestione del sisma 2009 che tutti si intestano, vista l’efficacia rispetto a quello del 2016/2017…
All’inizio si è detto non facciamo come L’Aquila, adesso è portato ovunque il modello L’Aquila: ma è il mio modello, perché quello del centrodestra era di chiudere la città, trasferendo tutti gli uffici pubblici sulla costa, come si era deciso il 4 maggio 2009, e io lo stoppai. Il modello di ricostruzione non è stato quello di Berlusconi, per avere i soldi ricordo che mi sono dovuto togliere la fascia da sindaco. Il modello L’Aquila siamo noi. Detto questo, il Partito democratico ha investito molto sull’Aquila e sul terremoto. Quando dicono Berlusconi ha fatto e Renzi no, si sbagliano: la legge sul 2016, rispetto alla nostra, è meglio: viene finanziato il 100%, anche nelle seconde case, si dà tutto alle attività produttive. Il punto è che il commissario Vasco Errani aveva il suo modello, quello del post-sisma 2012 dell’Emilia, e ha dato tutto in mano alle Regioni: alcune, oggi, portano ritardi spaventosi, come le Marche. Non l’ha gestita il governo, questa ricostruzione, ma questo nessuno lo dice.
Lei è candidato in un collegio maggioritario, dovrà prendere più voti dei suoi contendenti.
Sulla carta i senatori eleggibili siamo io, Gaetano Quagliariello del centrodestra ed Emanuela Papola dei Cinque stelle. Quagliariello è quello che nel 2013 è stato eletto in Abruzzo e non è mai più tornato, quello che ha fatto più assenze al Senato. So che ha scritto un post sul suo lavoro per la ricostruzione, ma io non l’ho mai visto una sola volta. Se fosse rieletto, non verrebbe mai! È stato ministro nel governo Letta, ma non fu lui a darmi i soldi, fu la mia fascia consegnata al Quirinale. La candidata dei Cinque stelle è del gruppo della Blundo, con tutto il rispetto non ha mai fatto politica, è la sua versione minore: dovrebbe farci sapere se anche lei pensa quello che la Blundo ha detto in aula sul Gran Sasso Science Institute, che oggi tutti ci invidiano, ma che è stata definita “scuola privata” e “marchetta della Pezzopane”. Insomma, con tutti i miei limiti, sono l’unico che farebbe il senatore di queste province. Il terremoto è come un intervento chirurgico complesso: il paziente lo facciamo operare da uno studente di medicina, da uno specializzando o chiamiamo il primario?
I cosiddetti giovani, Michele Fina e Americo Di Benedetto, sono stati sconfitti dalla vecchia guardia come lei e Pezzopane?
Non è così, sono e restano persone su cui abbiamo investito. Su Chicco abbiamo investito alle ultime amministrative, dando l’anima, oggi è consigliere comunale, c’è e ci sarà ancora tanto spazio. A giugno è andata male, ma ci rifaremo. Quanto a Fina, come mozione non è stato richiesto da Andrea Orlando, assolutamente, e poi la coperta era già corta. Anche Renzi ha tagliato tantissimo. C’è stata la scelta sulle competenze. Per i giovani ci sarà la possibilità di conquistarsi il loro cursus honorum in futuro. E poi il partito che decide è dei giovani. Chi decide è Stefano Albano, Francesco Piacente e Marco Rapino, sono tutti trentenni.
Il centrodestra vi facilita le cose candidando alla Camera sull’Aquila un renziano e pescarese come Antonio Martino?
In primis non è renziano, è un imprenditore che è andato alla Leopolda a parlare della sua azienda. Un legame con Renzi c’è, ma ora ha fatto un’altra scelta. Il problema non è che sia pescarese, ma che non ha mai ha fatto politica: andrà alla Camera con l’idea di sedersi e sapere tutto. Questo è segno di profonda sfiducia dei livelli nazionali nei confronti del centrodestra aquilano e teramano. È anche legato al fatto che i sondaggi dicono che la “luna di miele” di Biondi è finita e oggi il sindaco ha un gradimento di appena il 30%. È un problema, ma credo che Biondi sia una persona intelligente, come anche il sindaco di Avezzano De Angelis e altri sindaci di centrodestra. Non credo che mi voterà mai, perché non può, gli si bloccherebbe la mano e gli cadrebbe la matita se ci provasse, ma penso che, se vuole risolvere i problemi della città, e sono ancora tanti, in cuor suo tifa per me: lui e gli altri sindaci sanno che Cialente e Pezzopane ci stanno sempre, basta una telefonata. Telefonare a Martino o riacchiappare Quagliariello chissà sarebbe molto più difficile.
A questo punto ci manca solo Giovanni Lolli candidato alla presidenza della Regione, e poi si potrà confermare che la “triade” con Cialente e Pezzopane è ufficialmente immortale…
Io vengo dalla società civile, la mia storia di medico la sapete. Si diventa “triade” o “tetrade”, com’è oggi con Pierpaolo Pietrucci, attraverso il cursus honorum. Spero che si diventi 6, 7, finché ci sono io, e si resti tanti anche quando uscirò da questo gruppo. Una cosa è certa, noi abbiamo il consenso. Per un semplice motivo: ci si candida con entusiasmo e con coraggio, si lavora come pazzi, si sta in mezzo alla gente e ci si mette la faccia. Questo mi viene riconosciuto da tutti, perfino dagli avversari. La “triade” è nata nel tempo, adesso siamo 4 e potevamo essere 5, pazienza: si è persa una battaglia, non la guerra.
LA REPLICA DI ORLANDO: ”NON DICA BUGIE, FINA ERA LA PRIORITA”’
“Chi si candida alle elezioni non dovrebbe dire bugie. Michele Fina è stato la priorità unica della nostra area per l’Abruzzo per il suo impegno sul territorio, per il sì al referendum e per la battaglia per il rinnovamento”.
È quanto dichiara in una nota inviata alla redazione di AbruzzoWeb il ministro uscente della Giustizia, Andrea Orlando, a proposito dell’intervista rilasciata oggi a questo giornale dall’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche del 4 marzo al maggioritario per il Senato nel collegio L’Aquila-Teramo.
Parlando dei “giovani” come il citato Fina o Americo Di Benedetto esclusi dalle liste in favore di elementi navigati come lui, Cialente aveva affermato che “Fina, come mozione non è stato richiesto da Andrea Orlando, assolutamente, e poi la coperta era già corta”, ma Orlando non è d’accordo e difende il collaboratore della sua segreteria. (alb.or.)
RAPINO CHIUDE IL CASO CIALENTE-ORLANDO-FINA, ”POLEMICA NON ESISTE”
“La polemica sulle dichiarazioni di Massimo Cialente è inesistente”.
Lo scrive in una nota il segretario regionale del Partito democratico, Marco Rapino, replicando alle parole del ministro uscente della Giustizia Andrea Orlando, che a sua volta aveva contattato la redazione di AbruzzoWeb per smentire quanto affermato dall’ex sindaco aquilano e candidato al Senato, Massimo Cialente, sulla candidatura saltata in Abruzzo del collaboratore del guardasigilli, Michele Fina.
“Dopo la riunione regionale con esponenti della mozione Orlando era del tutto evidente che sul territorio ci fossero diverse richieste di candidatura – ricorda Rapino – Non mi è mai stata indicata da alcun esponente nazionale la candidatura sul Senato per Michele Fina, che tra l’altro era nella rosa dei nomi per le candidature, ma sottolineo che al Senato della Repubblica non sarebbe comunque potuto essere candidato non avendo compiuto i 40 anni”.
Rapino prova a stemperare il clima di polemica ringraziando “tutti quelli che si sono messi a disposizione per candidarsi, le scelte che abbiamo compiuto in autonomia sono quelle che abbiamo ritenuto più efficaci, adesso affrontiamo la campagna elettorale, il tempo per le analisi delle responsabilità di certo non si farà attendere”.
ANCORA ORLANDO CONTRO CIALENTE E RAPINO, ”SU FINA NIENTE ALIBI”
“Non ho mai comunicato le priorità della nostra area a Marco Rapino per il semplice motivo che la segreteria nazionale del Pd non ci ha detto che andassero trasmesse ai segretari regionali, ma al segretario nazionale del partito, al quale mi sono rivolto, facendo il nome di Michele Fina”.
Lo afferma in una seconda nota inviata alla redazione di AbruzzoWeb il ministro uscente della Giustizia, Andrea Orlando, a proposito dell’intervista rilasciata oggi a questo giornale dall’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
Un passaggio sulla mancata candidatura del suo collaboratore, Michele Fina, aveva suscitato la replica del guardasigilli, poi controreplicata dal segretario regionale dem, Marco Rapino, al quale ora Orlando si rivolge in toni critici.
“Lo stesso iter è stato seguito in tutte le Regioni italiane – prosegue il ministro – Sarebbe stato singolare che le priorità chieste dal segretario Matteo Renzi trovassero come destinatario Rapino”.
Pertanto, per il guardasigilli “è assolutamente legittimo che Rapino e Cialente abbiano ritenuto non utile la candidatura di Fina. Mi limito a invitarli ad assumersi la responsabilità di tale scelta – conclude – senza nascondersi dietro l’alibi di mancate comunicazioni che, in alcun modo, mi sono state da loro richieste”. (alb.or.)
MARTINO: ”GRAZIE CIALENTE MA NON DIA CONSIGLI, BIONDI LO HA CACCIATO”
“Ringrazio Cialente per la precisazione: come storico esponente del Pd ha certificato che sono andato alla Leopolda come imprenditore e non come simpatizzante del partito. Chi più di lui può sapere! Mi ha fatto una grande cortesia”.
È il commento di Antonio Martino, imprenditore pescarese candidato del centrodestra al collegio maggioritario dell’Aquila per la Camera alle elezioni politiche del 4 marzo, al commento su di lui dato in un’intervista ad AbruzzoWeb dall’ex sindaco del capoluogo, Massimo Cialente.
“Non è renziano, è un imprenditore che è andato alla Leopolda a parlare della sua azienda”, ha detto Cialente, aggiungendo: “Il problema non è che sia pescarese, ma che non ha mai ha fatto politica: andrà alla Camera con l’idea di sedersi e sapere tutto”.
E ha poi lanciato un appello a votarlo spiegando che “il sindaco Pierluigi Biondi non può dirlo ma tiferà per me, perché sa che Cialente e Pezzopane ci saranno sempre, basta una telefonata”.
“L’unica telefonata che è stata fatta a lui e alla senatrice Pezzopane, l’ha fatta il sindaco Biondi nel giugno scorso, quando ha vinto le elezioni cacciando il centrosinistra dal Comune dell’Aquila – attacca Martino – Gli amministratori aquilani ringraziano, ma non hanno bisogno di consigli”.
Oggi, tra l’altro, Martino è stato all’Aquila per cominciare a conoscere il territorio che dovrà rappresentare qualora eletto: primo incontro all’Ance, con i costruttori che gli hanno spiegato i problemi più importanti, tra cui la restituzione delle tasse e la ricostruzione pubblica e privata al palo. (alb.or.)






