L’AQUILA – “Se rischiano di chiudere le acciaierie di Terni giustamente si mobilitano le istituzioni, ma se chiudono centinaia di ditte edili che lasciano sulla strada un numero dieci volte superiore di lavoratori, questo accade nel silenzio e nell’indifferenza”.

È l’amara riflessione ad AbruzzoWeb di Federico De Cesare, il presidente, di soli 24 anni, dell’Ance giovani Abruzzo, che poggia su dati sconfortanti: dal 2010 al 2013 sono infatti 522 mila occupati in meno in Italia nel settore delle costruzioni, 57 mila imprese uscite dal mercato del lavoro, 14 mila con l’avvio della procedura fallimentare in corso.

Si sono inoltre dimezzati gli investimenti in opere pubbliche, per non parlare delle crescenti difficoltà per l’accesso al credito, nonostante gli aiuti della Bce al sistema bancario, e degli impedimenti burocratici che complicano anche il lavoro che c’è.

I posti di lavoro persi in Abruzzo negli ultimi 4 anni sono stati 12 mila, nonostante il volano della ricostruzione post-sisma, in un “cratere” aquilano che resta comunque il cantiere più grande d’Europa.

“L’edilizia è un settore importantissimo – ribadisce Di Cesare – è il traino dell’economia, determina un indotto enorme, la politica regionale la deve porre come sua priorità e il governo deve passare dalle parole ai fatti, deve rilanciare il settore con un grande piano di investimenti, perché quello che è previsto nel decreto dello Sblocca Italia anche per l’Abruzzo è insufficiente”.

Investire sull’esistente, sottolinea De Cesare “perché l’Ance è contraria al consumo di suolo, la vera grande opera pubblica è la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, le aree dismesse delle nostre città, la messa in sicurezza sismica e idrogeologica”.

La ricostruzione dell’Aquila come modello di sviluppo futuro dell’edilizia, insomma, al netto dei tanti problemi che anche qui, incontrano le aziende. “Ora la macchina della ricostruzione si è messa in moto – afferma Di Cesare – bisogna però mantenere questo ritmo di flusso finanziario”.

E risolvere alcuni problemi di non poco conto. Come per esempio il drammatico ritardo dei pagamenti di centinaia di ditte da parte della direzione regionale dei beni culturali a causa della lunga vacatio cominciata il 16 aprile scorso, giorno in cui è scaduto il contratto con l’ex direttore regionale, Fabrizio Magani. Alla fine, il rimpiazzo a metà ottobre da Francesco Scoppola, che seppure ad interim e ora anche in proroga, può ora firmare i mandati di pagamento.

E poi la vicenda portata alla luce da AbruzzoWeb dei subappaltatori dei lavori di ricostruzione post-sisma che denunciano di non essere mai stati saldati per la loro opera da imprese in difficoltà che, invece, attestano falsi pagamenti per vedersi liquidati gli stati di avanzamento dei lavori (Sal), soldi freschi con cui magari ripianare difficoltà aziendali.

“La sofferenza delle aziende non pagate da aprile 2014 è inaccettabile, prendiamo però atto che le cose si stanno pian piano risolvendo, anche grazie all’interessamento del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che, su nostro suggerimento – commenta Di Cesare – ha prestato tre funzionari alla direzione regionale per snellire le pratiche di pagamento. Per quanto riguarda i subappaltatori non pagati mi preme sottolineare che ditte scorrette sono le classiche pecore nere che purtroppo esistono in tutti i settori, e soprattutto non sono iscritte all’Ance”.