L’AQUILA – La Regione Abruzzo ha approvato il Programma operativo per l’emergenza coronavirus, che pure è previsto dal decreto Cura Italia? Se non l’ha fatto, in base a quale pianificazione ha deciso di realizzare un ospedale covid a Pescara dal costo di 11 milioni, e di coinvolgere le cliniche private nel trattamento dei pazienti colpiti dall’epidemia, affermando nello stesso temo che i contagi sono per fortuna in fase calante? Forse “agendo alla cieca, e improvvisando?”

Un fuoco di fila di domande sono almanaccate in una lettera inviata il 15 aprile dal capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, ex assessore regionale a Bilancio e Sanità, al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, all’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, du Forza Italia, al direttore generale della Regione Abruzzo, Barbara Morgante, ai quattro direttori generali delle Asl provinciali e ai direttori e dirigenti regionali parte in causa.

Da un lato la Regione, osserva Paolucci, dispone “l’apertura e poi la chiusura di un Covid hospital ad Atessa, per riduzione della casistica, e dall’altro di un investimento importante per un Covid hospital a Pescara”.
Un atteggiamento “contraddittorio e non è l’unico”: ecco perché cruciale è la richiesta di avere lumi intorno all’avvenuta approvazione del Programma operativo dell’emergenza Covid-19”. 

Documento espressamente previsto dal decreto legge 18 del 2020, il cosiddetto Cura Italia: un obbligo per le Regioni, non una scelta facoltativa, in cui illustrare nel dettaglio le azioni da mettere in campo per contrastare la pandemia, previa valutazione e approvazione da parte del Ministero della salute, di concerto con il ministero dell’Economia e delle finanze. 

Strumento reso necessario anche dal fatto che il governo centrale si è impegnato ad incrementare e di molto complessivamente i trasferimenti ai sistemi sanitari regionali, in prima linea nella emergenza coronavirus dopo anni di tagli, commissariamenti, e conti della serva.

Solo l’Abruzzo avrà circa 120 milioni di euro in più: quasi 90 riguardano il riparto regionale per i 4 miliardi in più previsti nel piano sanitario nazionale per il 2020, che è complessivamente di 117 miliardi di euro.

Ebbene, 31 milioni sono già stati assegnati alla Regione, nell’ambito della ripartizione dei fondi nazionali per la emergenza covid-19. E sono già stati iscritti a bilancio con una delibera di giunta dell’8 aprile scorso. 

Dunque non è richiesta capziosa da parte del governo, chiedere almeno come si intenderanno utilizzare questi ingenti denari pubblici, al solo fine, come ovvio, di affrontare l’emergenza pandemia e uscirne il prima possibile. 

Fondi che del resto, la Regione non ptrebbe nemmeno utilizzare se prima non invia al Governo il Programma operativo, di cui però non si hanno notizie. 

Da quanto si apprende non è in possesso nemmeno dei vari assessori regionali, e figuriamoci dunque dei consiglieri di opposizione. 

Paolucci stesso ne ha fatto richiesta più di una volta, senza ottenere risposta. 

Da qui l’accusa, sua e delle opposizioni di centrosinistra e Movimento 5 stelle, di “improvvisazione” e “mancanza di strategia”, e scarsa trasparenza”, rivolte alla Regione, che pure si è dotata di una faraonica governance dell’emergenza covid, costituita, come già illustrato da Abruzzoweb, dal responsabile delle maxi-emergenze Alberto Albani, vero deus ex machina delle decisioni che contano, di un Comitato regionale emergenza urgenza, il Crea, da una task force incardinata nel dipartimento di Protezione civile, da un Tavolo regionale di esperti e da altre quattro Unità di crisi aziendali, per ciascuna delle Asl, con quella di Teramo che ha costituito anche una seconda task force. 

In questa ottica Paolucci cita soprattutto due scelte, molto onerose dal punto di vista economico, adottate dalla Regione, e che rischiano di essere state fatte “alla cieca”, o “in modo avventato”, senza il quadro di riferimento organico del programma operativo.

La prima è la citata realizzazione del Covid hospital in via Rigopiano a Pescara dal costo complessivo di 11 milioni di euro, di cui dieci provenienti da Roma da fondi per la emergenza. Il cui cantiere è stato consegnato ieri, dopo con una procedura negoziata lampo ad inviti che ha visto prevalere impresa chietina Omnia Service, che ha fatto il massimo ribasso, Struttura che sarà pienamente operativa solo ad agosto, anche se i primo posto letto saranno disponibili tra due settimane.

La seconda scelta è quella relativa all’ordinanza 28 dell’8 aprile di Marsilio che ha coinvolto le case di cura private accreditate della Regione Abruzzo nell’emergenza coronavirus.

Prevedendo “accordi di collaborazione” validi per due mesi, per poter trasferire i pazienti no covid dagli ospedali pubblici, da sottoporre anche a interventi chirurgici, ed anche per ospitare pazienti covid in ripresa dopo la fase acuta ma non dimissibili. Il tutto ovviamente remunerato, ma senza sforare il budget annuale previsto, anticipando però dell’80 per cento quello mensile. Ordinanza che ha provocato le ire del sindacato dei medici Anaoo, che vede in essa “un tentativo di deregulation a beneficio dei privati”, “pieno di criticità” e che va “immediatamente rimodulata”.

Apertura ai privati resa possibile dal fatto che il referente Albani ha dichiarato il passaggio alla fase 4, di massima allerta, nonostante i contagi non fossero caratterizzati da una crescita esponenziale.

Scrive dunque Paolucci: “È evidente che leggere da un lato l’apertura e poi la chiusura di un Covid hospital ad Atessa, per riduzione della casistica, e dall’altro di un investimento importante per un Covid hospital a Pescara appare una scelta contraddittoria senza che la stessa sia inserita in un quadro programmatorio chiaro e definito e di cui si vorrebbe poter conoscere gli indirizzi”.

Per quanto riguarda poi le case di cura private: “in questi giorni, per altro, abbiamo assistito a interviste con le quali da un lato si comunicava la riduzione dei casi e dall’altro si elevava a livello 4 l’allerta sanitaria. Da una parte si notiziava che la situazione era sotto controllo e dall’altro si procedeva all’ordinanza presidenziale numero 28. Dunque, cosa sta succedendo?”

Il Programma operativo dovrebbe poi contenere le linea guida, il chi fa cosa, e un piano di intervento complessivo per far fronte all’epidemia nell’attuale fase acuta, sia nei prossimo mesi. 

Ma appunto del Programma non si ha traccia né contezza, e dunque non rimane a Paolucci che elencare una lunga serie di domande, finora rimaste senza risposta.

“Per meglio comprendere le azioni che la Regione intende mettere in campo in vista della programmazione della fase due, sono a porVi le seguenti domande: a che punto è lo stato di vigilanza diffusa sul territorio pre-ospedaliera, al fine di intercettare eventuali nuovi focolai e nello specifico come la Regione sta coinvolgendo i Medici di Medicina Generale ed i Pediatri di Libera Scelta? Quali procedure intendete adottare per aumentare la capacità di chiusura istantanea dei luoghi frequentati dai positivi in caso di positività al virus? Come la Regione si sta organizzando per il potenziamento dei sistemi diagnostici per una diagnosi tempestiva della malattia e con quali laboratori a supporto di tali iniziative? Come la Regione si sta organizzando per un eventuale ampliamento dei posti letto di terapia intensiva? Il presidio ospedaliero di Pescara sarà l’unica risposta regionale all’emergenza Covid-19 o la sola risposta della area territoriale nei pressi del presidio pescarese?”.

E ancora, chiede Paolucci: “Come la Regione si sta organizzando per immagazzinare e gestire nuovi dati e ulteriori informazioni utili per una migliore gestione del fenomeno epidemiologico, attraverso accurate analisi matematiche? Cosa si sta facendo in ordine alla “domiciliarizzazione” dei servizi oltre ai limitati interventi allo stato previsti nelle ordinanze? Ci sono indirizzi chiari alle Asl in relazione ai criteri di priorità per quanto riguarda i tamponi?”

Rispetto alle azioni da mettere in campo dopo il termine del lockdown, Paolucci chiede quanto segue. “come la Regione si sta organizzando per lo screening delle fasce professionali (infermieri, medici ed ogni altra categoria che ha molti contatti con il pubblico) maggiormente esposte al rischio? Che tipologia di misure di distanziamento fisico si ha l’intenzione adottare per evitare un possibile rebound dell’infezione da Covid-19? Sono previste iniziative volte a fornire all’intera popolazione dispositivi di protezione individuali adeguati e, in caso positivo, in che modo si intende procedere alla loro distribuzione? In vista della fase due, saranno previste limitazione di movimentazione dei cittadini tra l’Abruzzo ed altre regioni, oppure, si stanno immaginando dei vincoli per evitare il propagarsi di possibili focolai di ritorno?”.