PESCARA – È “terra dei fuochi in Abruzzo”: così l’avvocato Giulio Di Berardino del coordinamento parti civili, sull’emergenza ambientale che da quarant’anni pesa sul sito di Bussi (Pescara).
Pochi giorni fa un ulteriore sequestro per mancata bonifica a 4 anni dal primo del 2007.
“Un’emergenza ambientale costante da anni. Risanare la discarica è una priorità assoluta”, dice il legale.
Sul sito, considerato la mega discarica d’Europa, sono stati trovati rifiuti industriali pericolosi come mercurio cromo e nichel.
UNA STORIA LUNGA 40 ANNI
Quarant’anni di inquinamento, otto anni di indagine, cinque anni di processo ancora alle battute iniziali nonostante 45 udienze.
Per questi motivi il coordinamento delle parti civili chiede ai difensori della Montedison che hanno presentato istanza di ricusazione del presidente della Corte d’Assise di Chieti, Geremia Spiniello, per il processo della megadiscarica dei veleni di Bussi di “recedere dall’iniziativa nel momento in cui con la loro richiesta di rito abbreviato per gli imputati avrebbe permesso un rapido accertamento della verità”.
La Montedison nei giorni scorsi ha presentato ricusazione per Spiniello, che avrebbe detto alla stampa che la Corte “farà giustizia per il territorio”.
“Spiniello è stato chiaro con la sua frase: un processo chiaro e giusto per tutti e soprattutto rapido”, hanno spiegato i legali del coordinamento.
Ambientalisti e Comuni del pescarese si oppongono fermamente alla richiesta perché “la frase contestata non ha un significato particolare – come ha detto Luciano Di Tizio, Wwf Abruzzo – ma anzi, se pronunciata, vuole intendersi come un pubblico interesse a una sentenza dopo così tanto tempo”.
Per i legali del coordinamento, la megadiscarica di Bussi rappresenta un fenomeno inquinatorio di dimensioni superiori ad altri paragonabili di altre regioni, sia per estensione che per durata, con materiali tossici come nichel, cromo e mercurio, tutti derivati di lavorazioni industriali decennali.
“Le lungaggini processuali – ha infatti chiarito Di Berardino – allungano i tempi della bonifica, mentre tutta la Valpescara continua ad assorbire le sostanze inquinanti. Bisogna capire le responsabilità e poi procedere alla bonifica del sito: la popolazione ha bevuto acqua inquinata per decenni, bisogna far presto”.
“La Montedison esercita il suo diritto – hanno proseguito i legali di parte civile durante la conferenza stampa di oggi – ma la ricusazione di Spiniello arriva nel momento in cui la stessa Montedison chiede un processo rapido col giudizio abbreviato. Noi invitiamo i colleghi della difesa al confronto nel processo, rapido come loro stessi hanno chiesto”.
“Se chiedono l’abbreviato – insistono – vuol dire che non hanno nulla da temere: se si blocca il tutto per i prossimi mesi vorrebbe dire che la loro richiesta è pretestuosa e strumentale”.
Ma l’invito a recedere è anche per motivi tecnici, visto che “se la Corte d’Appello dovesse decidere per la rimozione di Spiniello, lo stesso Spiniello fino alla decisione può andare avanti con l’istruttoria: qualora dovesse essere nominato un nuovo presidente questo emetterebbe solo la sentenza”, puntualizza il legale del Comune di Chieti Vittorio Supino.






