L’AQUILA – Panchine rubate o rotte, erba alta che impedisce il passaggio, un campetto sportivo inutilizzabile: è lo stato di “totale abbandono” del Progetto C.a.s.e. in località Sant’Antonio, all’Aquila, e in particolare degli spazi comuni.
A denunciare la situazione di degrado in cui versa l’area e i disagi che quotidianamente vivono i cittadini, Francesco Cellamare, uno degli inquilini, che ha pubblicato anche alcune foto sulla pagina Facebook “Progetti C.a.s.e e Map”, con lo scopo di smuovere le acque e per chiedere all’amministrazione guidata da Pierluigi Biondi un intervento urgente per riqualificare l’intera zona.
Contattato da AbruzzoWeb ha spiegato come questa sia una situazione, “che va avanti praticamente da sempre. Per quanto riguarda la pulizia, si vede qualcuno, ma con cadenze irregolari. L’erba non la taglia nessuno, a fronte di una spesa, almeno per quel che mi riguarda, di circa 50 euro al mese per i servizi condominiali, nei quali dovrebbe essere inclusa questo tipo di manutenzione”.
Una situazione definita dall’inquilino, “fastidiosa e intollerabile. Quì ci abitano tanti bambini e anziani, che non hanno possibilità di ritrovarsi su una panchina e scambiare due chicchiere, perchè sono state o rubate o distrutte e nessuno è venuto a sostiuirle. Avevamo un campetto, una piccola valvola di sfogo per i ragazzi, che dopo i compiti potevano incontrarsi e giocare. È in condizioni pietose”.
Una vicenda che assume ancor più valore in una città come L’Aquila ancora alle prese con la difficile ricostruzione del post-sisma 2009 e in cui i centri di aggregazione hanno assunto un’importanza ancor più strategica. Proprio per questo Cellammare non vuole sollevare alcuna polemica, ma soltanto denunciare il degrado a cui devono assistere gli inquilini delle C.a.s.e.
“Questo sfogo vorrei che fosse semplicemente finalizzato a sensibilizzare l’amministrazione comunale, affinchè prenda in mano la situazione e risolva questo problema, che a quanto pare non affligge solo questo Progetto C.a.s.e., ma anche gli altri sparsi in città”, conclude.






