PESCARA – “L’Abruzzo e in particolare la provincia dell’Aquila rischiano pesantissime conseguenze nell’ipotesi sciagurata, miope e contraria a tutte le evidenze della scienza economica di un aumento dei dazi da parte di  Trump, tenuto conto che nel 2024 abbiamo registrato un aumento record dell’export verso gli States del 20%. I settori più colpiti saranno il farmaceutico e l’agrifood, e ritengo che occorra cominciare subito a guardare ad altri mercati, innanzitutto all’India”.

L’allarme è lanciato dall’economista Nicola Mattoscio, 74 anni, esperto dei mercati finanziari della sostenibilità e della new economy, professore straordinario di Economia politica all’Università Marconi di Roma e già professore ordinario all’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara, da 22 anni presidente della prestigiosa Fondazione Pescarabruzzo.

La sua analisi arriva in un momento di grande incertezza e timore per l’aumento dei dazi sui prodotti importati negli Stati Uniti, che potrebbero scattare per l’Unione europea e l’Italia ad inizio aprile, su sorprendente e controversa iniziativa del neo presidente repubblicano Donald Trump, che ha tuonato sui social:  “il 2 aprile è il giorno della liberazione dell’America!!! Per decenni siamo stati derubati e abusati da ogni nazione del mondo, sia amica che nemica. Ora è finalmente giunto il momento per i buoni vecchi Stati Uniti di riavere indietro un po’ di quei soldi e di rispetto. Dio benedica l’America!”.

Poi Trump, parlando in diretta tv ha annunciato dazi del 25% sulle auto importate, spiegando che “le tariffe maggiorate incoraggeranno i produttori di automobili a investire negli Stati Uniti, stanno già cercando siti”, e gli Usa incasseranno “tra i 600 milioni e un trilione di dollari in due anni”. Non è chiaro se i pezzi di ricambio per le auto saranno esclusi dai dazi. E qui a rischiare sono il polo dell’automotive abruzzese, a cominciare dagli stabilimenti Stellantis di Atessa, la Magneti Marelli di Sulmona, e tante altre aziende che lavorano in una filiera che è l’architrave dell’economia e del pil abruzzese.

Il Sole 24 Ore su dati Istat e Prometeia ha poi già evidenziato che in 22 province italiane le esportazioni verso gli States valgono oltre la metà del prodotto interno lordo locale, e tra le province più colpita ci sarà proprio quella dell’Aquila.

Pesantissime conseguenze si temono anche per l’agrifood abruzzese, che ha conquistato nicchie importanti negli Stati Uniti. Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio tutela vini d’Abruzzo già nelle pagine del quotidiano Il Centro ha parlato di possibile catastrofe “che porterebbe al tracollo del mercato abruzzese. Con dazi che potrebbero arrivare addirittura al 200%, il costo del vino negli States diventerebbe inaccessibile con un conseguente crollo delle vendite, visto che l’80% del vino esportato è Montepulciano d’Abruzzo che si inserisce nel segmento definito “popular”, e con i dazi e l’aggravio di prezzi si troverebbe fuori mercato.

“Questo accade  – esordisce Mattoscio – in uno scenario mondiale dove il volume dell’export già ha subito una flessione, rispetto agli ultimi anni. La crescita mondiale è poi in contenimento, intorno al 3%, rispetto alla media dei precedenti dieci anni. Per l’Italia le previsioni del 2025, da parte delle agenzie internazionali, sono sotto l’1%, quelle per l’Europa poco sopra l’1%. Altro elemento che diventa invece sempre più dirimente, è che l’ l’India si sta affermando come nuovo motore dell’economia mondiale, con un una crescita del 7%, mentre la la Cina, che ci aveva abituato negli ultimi 2o anni a tassi di crescita prossimi al 10%, si sta sta stabilizzando sotto il 5%”.

E veniamo dunque all’Abruzzo:  “La dinamica dell’economia regionale risente fortemente delle esportazioni. Nel 2024 c’è stato un andamento contrastante, con il settore dell’automotive che ha perso mezzo milione di euro di valore, mentre i settori farmaceutici e l’agrifood hanno avuto una forte crescita. Ora, nel 2025, in caso di applicazione dei dazi da parte degli Stati Uniti, le conseguenze per le attività di esportazione e dunque per la produzione di reddito in Abruzzo sarebbero particolarmente pesanti, e gli abruzzesi diventerebbero sicuramente meno ricchi”.

Entrando ancor più nel dettaglio, “l’Italia ha un avanzo commerciale con gli Stati Uniti di quasi 35 miliardi, in particolare nei settori della meccanica, dell’agroalimentare, del tessile, dell’abbigliamento e misura più contenuta nel settore dei mezzi di trasporto. L’Abruzzo ha avuto un valore di esportazioni con gli Stati Uniti di circa 2 miliardi, incidendo per circa il 2,5% circa. Ma non solo, l’aumento dell’export verso gli Stati Uniti da parte dell’Abruzzo è stato molto significativo nel 2024, di circa il 20%. Mentre l’Italia nel suo complesso ha diminuito le esportazioni. E dunque l’Abruzzo dovrebbe essere molto preoccupato dall’ipotesi sciagurata e contraria a tutte le evidenze della scienza economica dell’aumento dei dazi da parte di Donald Trump”.

Occorre poi fare anche una diversificazione territoriale dell’Abruzzo per quanto riguarda l’esposizione all’export verso gli Stati Uniti.

“La provincia dell’Aquila in particolare grazie al settore della farmaceutica sarebbe la più esposta perché il suo volume gli export supera il miliardo di euro, mentre l’intera provincia di Chieti esporta 300 milioni, con l’automotive ma anche con l’agrifood, Teramo è a 150 milioni di euro, Pescara a circa 75 milioni di euro”.

Se ne deduce che se gli Stati Uniti applicheranno dazi a tutti i settori in modo indiscriminato a pagarne pesantissime conseguenze sarà proprio il capoluogo L’Aquila e la sua provincia.

Il suggerimento da parte dell’economista per il settore farmaceutico aquilano è dunque “quello di cominciare a guardare seriamente ad altri mercati, ad esempio all’India, tenuto conto che è un settore che è agevolato dalle dimensioni fisiche molto contenute del loro prodotto e questo semplifica il trasporto e la logistica, l’export come si dice in gergo, è facilmente ‘traslabile’. Occorre strategicamente guardare sempre con più decisione ai nuovi mercati emergenti asiatici ma anche africani.

Infine un giudizio totalmente negativo della politica dei dazi di Trump, sostanzialmente una follia, che rischia di innescare una escalation di dazi reciproci che riporterebbe il mondo ai periodi più bui della storia.

“Occorre distinguere la scienza economica dalle scelte politiche che possono rispondere ad altre logiche. La scienza economica è inequivocabile: sono da tre secoli che si è dimostrato che il commercio internazionale è un fattore di crescita per tutti i Paesi che ne sono coinvolti. Di fatto Trump nega i fondamentali scientifici che regolano i mercati. Ed è altrettanto certo che i dazi danneggeranno prima di tutto gli Stati Uniti, oltre che i Paesi che lì esportano”.

Dunque la domanda viene spontanea: “il problema è una sostanziale ignoranza di Trump delle basi dell’economia?”

Questa la risposta del professor Mattoscio: “Trump è di fatto incurante delle pesanti critiche unanimi che arrivano da tutto il mondo scientifico economico, dei chiari segnali già arrivati da Wall street. Evidentemente confida di beneficiare di piccoli vantaggi di breve termine, con obiettivi compatibili con un ciclo elettorale che negli Stati Uniti è estremamente breve, nei fatti un orizzonte di circa 3 anni dall’insediamento. E questo però sarà pagato a caro prezzo dagli Stati Uniti”.