L’AQUILA – Per un padre non c’è tragedia maggiore di essere responsabile della morte del proprio figlio.
Ed è con questa terribile accusa che la procura della Repubblica dell’Aquila chiede di condannare a quattro anni di reclusione per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose Diego De Angelis, ingegnere aquilano che nel 2000 ha diretto i lavori di ristrutturazione di un palazzo in muratura nel centro dell’Aquila, in via generale Francesco Rossi.
Quel palazzo è poi crollato con il sisma del 6 aprile 2009 mietendo vite, ben 17 le vittime. Tra queste, appunto, la figlia di De Angelis, Jenny. Tra i sopravvissuti, invece, c’è un’altra studentessa, la teramana Marta Valente, che fu estratta viva dopo 23 ore trascorse sotto le macerie.
Starà al giudice del tribunale del capoluogo, Giuseppe Romano Gargarella, prendere questa difficile decisione. Così come dovrà pronunciarsi sulla richiesta di assoluzione per altri due imputati del processo, Davide De Angelis, collaudatore, fratello di Diego e zio di Jenny, e Angelo Esposito, titolare di un’impresa di costruzioni.
L’accusa ha indagato queste tre persone ritenendole responsabili di un lavoro di restauro mal fatto dodici anni fa, quando al palazzo in muratura fu realizzato un nuovo tetto in cemento armato, rendendo tutta la struttura più pesante.
Una prassi edilizia che era riconosciuta e accettata come normale nell’Aquilano prima del sisma, ma che si è poi dimostrata letale in molti casi.
Alla perizia dell’accusa ha fatto da contraltare quella ordinata dal giudice e affidata agli esperti Ezio Giuliani ed Enzo Siviero, che hanno sostenuto una tesi opposta: il palazzo era talmente mal costruito in origine, negli anni Cinquanta, che anche senza il tetto nuovo sarebbe crollato lo stesso con una scossa di magnitudo 6.3 come quella aquilana.
Nella requisitoria di oggi, comunque, il pm ha lungamente evidenziato da parte di De Angelis la violazione di normative vigenti nel 2000, anche antisismiche, e il mancato depositato nelle sedi opportune, dei progetti relativi alla realizzazione di un nuovo tetto che avrebbe influito, insieme alle altre concause, nel crollo della palazzina.
Di qui le richieste prudenti di Picuti, una sola condanna a quattro anni (così come richiesto agli imputati di altri procedimenti, tra cui quello alla commissione Grandi rischi) e due assoluzioni.
La prossima udienza è stata fissata tra tre giorni, giovedì 18.
Sono previste le repliche degli avvocati difensori dei tre imputati e, se i tempi saranno celeri, non è escluso possa essere già pronunciata la sentenza, che sarebbe la prima nella maxi inchiesta crolli.



