ROMA – Verso le fasi finali di ogni emergenza “le prerogative dell’organismo costituito per la gestione dell’emergenza vengono ricondotte nell’alveo delle gestione ordinaria” e “a quel punto non ci sarà più bisogno di noi tecnici chiamati in condizioni straordinarie”.

Secondo Fabio Ciciliano, componente del comitato tecnico scientifico, intervistato dal Corriere della Sera, il Cts a breve potrebbe essere sciolto: è “una struttura d’emergenza, nata con e per la pandemia. Con la fine dell’emergenza è destinata a sciogliersi. Lo prevede la legge”.

Oggi “le condizioni per guardare lontano ci sono tutte. Aspettiamo ancora qualche settimana per essere certi di poter saltare di gioia”, rileva: “L’indice di trasmissione del virus Rt e il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e nei reparti di medicina sono parametri in discesa veloce. Le proiezioni dicono che continuerà così. Il miglioramento è sostanziale”.

E sottolinea un fatto nuovo: “nelle precedenti ondate la discesa non è mai stata tanto ripida”, e “il merito è dei vaccini e del senso di responsabilità” dei cittadini, anche “la variante Omicron è stata meno aggressiva delle precedenti dal punto di vista clinico e ci ha dato una mano”. Ma avverte dai rischi del ‘liberi tutti’: “Siamo in una fase molto favorevole, però il livello di attenzione deve rimanere alto in quanto siamo ancora nella pandemia. Il virus circola, può sempre colpire ed è meglio non prenderlo perché può far male. Per precauzione estrema continuerei a indossare la mascherina specie in caso di assembramenti”.

Per Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: “Il Cts con la fine dell’emergenza, che mi auguro sia il 31 marzo, non sarà più determinante. Ci saranno altri tavoli che potranno gestire la situazione. Si può uscire dalla logica che per fare qualcosa dobbiamo aspettare che si riunisca il Cts, decida e solo dopo venga approvato. Uscire dalla fase pandemica vuol dire tornare alla normalità ovvero che questa è una malattia infettiva come le altre che già affrontiamo. E quindi non ha più bisogno di ordini che vengono da Roma, ma si può gestire dal punto di vista clinico e sanitario come già facciamo con le altre malattie infettive”.