PESCARA – Sono 533 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra i 4 mesi e i 97 anni, emersi dall’analisi di 3.367 tamponi molecolari e 21.004 test antigenici: il tasso di positività è pari al 2.2%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 48.299.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 12 nuovi casi e sale a 1.575, di età compresa tra 73 e 88 anni: 2 in provincia di Chieti, 2 in provincia dell’Aquila, 5 in provincia di Teramo e 3 in provincia di Pescara). Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 34.747 dimessi/guariti (+187 rispetto a ieri).

Del totale dei casi positivi, 12.728 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+45 rispetto a ieri), 11.571 in provincia di Chieti (+119), 11.571 in provincia di Pescara (+308), 11.854 in provincia di Teramo (+57), 402 fuori regione (+4) e 173 (-5) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

Il Pescarese, insieme alla provincia di Chieti, da ieri è in zona rossa. per effetto di un’ordinanza del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. La zona più colpita è l’area metropolitana, dove dilaga la variante inglese, a cui, secondo le stime, è riconducibile un caso su due. La località con più nuovi casi è Pescara, con 105 contagi. Seguono gli altri comuni dell’area metropolitana, tra cui Montesilvano (47), Chieti (34), Cepagatti (28), Francavilla al Mare (21). A livello provinciale, dopo Pescara c’è Chieti, con un incremento di 119 contagi. Numeri più bassi nel Teramano  e nell’Aquilano, territori che sono al momento in zona arancione in base all’ordinanza ministeriale.

I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 125, di cui 11 in provincia dell’Aquila, 67 in provincia di Pescara, 34 in provincia di Chieti e 13 in provincia di Teramo.

Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 11.977 (+329 rispetto a ieri). Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 68.0147 tamponi molecolari (+3.367 rispetto a ieri) e 172.729 test antigenici (+21.004 rispetto a ieri).

537 pazienti (-10 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 57 (+5 rispetto a ieri con 9 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 11.383 (+334 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Gli ingressi di pazienti Covid-19 nelle unità di terapia intensiva sono in aumento ormai da tre settimane in dieci regioni-province autonome che formano due blocchi: lo indicano i dati relativi alla sequenza temporale del numero di pazienti Covid-19 che ogni giorno fanno ingresso nei reparti di terapia intensiva, analizzati dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

“Alla luce della continuità spaziale delle regioni-province autonome coinvolte – rileva l’esperto – è evidente l’importanza di ridurre al minimo i flussi tra regioni se non, all’interno dei blocchi, anche quelli tra province”.

Secondo il matematico le dieci regioni che stanno registrando più ingressi nelle unità di terapia intensiva formano due blocchi continui: il Trentino Alto Adige e un gruppo di regioni nel centro-Sud. Per quanto riguarda il primo blocco, in una settimana gli ingressi in terapia intensiva sono aumentati del 14% nella provincia autonoma di Bolzano e del 41% in quella di Trento; nel secondo blocco gli aumenti rilevati riguardano Campania (22)%, Abruzzo e Sardegna (entrambe con il 24%), Basilicata e Umbria (entrambe con il 29%), Marche (32%), Molise (38%) e Toscana (58%).