TERAMO – Negli ultimi giorni ha presenziato a due sbrigative funzioni funebri, di due paesani portati via dal coronavirus, il trentenne sindaco Vincenzo D’Ercole.

Con la sua fascia tricolore, lui da solo e il parroco che ha benedetto le bare.

I parenti delle vittime erano tutti in quarantena, e non hanno neanche potuto dare l’ultimo saluto ai loro cari. Basta questa immagine straziante per dare idea di quello che si sta vivendo a Castiglione Messer Raimondo, comune di duemila anime lungo la Val fino in provincia di Teramo. Dichiarato zona rossa. assieme ai vicini comuni di Arsita, Montefino, Castilenti e Bisenti, e in cui vige ora divieto di accesso e di allontanamento, e altre draconiane restrizioni di ogni attività. In virtù dell’altissimo numero di contagiati rapportato a numero di abitanti, 23 solo a Castiglione, di cui quattro sono morti, 

Ieri ad Abruzzoweb il sindaco D’Ercole aveva rilasciato un’intervista, in cui rendeva conto della dramma che tutta la sua comunità sta vivendo.

Oggi, come un fulmine, la notizia, da lui stesso riferita su facebook, di essere positivo.

“Purtroppo, neanche io sono stato risparmiato e proprio questa mattina ho avuto l’esito del tampone che è risultato positivo. I miei spostamenti sul territorio sono stati fatti con tutti i dispositivi di protezione individuale, ma d’ora in avanti continuerò ad occuparmi di questa emergenza sul mio territorio da casa, evitando di esporre al rischio contagio altre persone”.

“Sto bene, ma è necessaria la quarantena – conclude -. Vi mando un caloroso saluto ricordandovi, oggi più di ieri, che è fondamentale restare a casa”.

Castiglione continua insomma a vivere un incubo. Al cui confronto sembrano poca cosa persino il terremoto e l’emergenza neve del gennaio 2017, che ha causato crolli, anche di un edificio nella piazza principale del paese, movimenti franosi imponenti, con conseguente ordinanza di sgombero di alcune abitazioni, e che ha reso necessario il salvataggio di decine di famiglie rimaste bloccate in casa per giorni.

Aveva ieri spiegato D’Ercole al telefono, ancora ignaro di essere stato contaminato: “Qui il coronavirus ha assunto il volto nero della morte. Ed è terribile, perché siamo un piccolo comune e ci conosciamo tutti. Il virologo della Asl di Pescara, Paolo Fazii ha paragonato Castiglione a Vò Euganeo in Veneto, altro piccolo comune che ha registrato anch’esso un record i contagi, oltre 80 dall’inizio dell’epidemia. Questo ci è toccato in sorte, e ora dobbiamo uscirne”.

La zona rossa comporta il divieto di allontanamento e accesso da e per il territorio comunale, la sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, la sospensione di tutte le attività produttive e commerciali ad esclusione dei negozi di generi alimentari e di prima necessità e delle attività connesse e “serventi alla catena agroalimentare e sanitaria”, sospensione di tutti i cantieri di lavoro, chiusura dei parchi pubblici, orti comunali, aree sportive a libero accesso, servizi igienici pubblici e privati ad uso pubblico e divieto di utilizzo delle relative strutture, soppressione di tutte le fermate dei mezzi pubblici, chiusura al pubblico dei cimiteri comunali.

“Sono restrizioni durissime, ma opportune – aveva sottolineato D’Ercole – che non si potevano non adottare. Oggi abbiamo fatto varie riunioni con i sindaci e le forze dell’ordine, per poterle applicare nel modo rigoroso, e soprattutto coordinato e uniforme. Non così semplice come può sembrare”.

Il sindaco praticamente è stato finora operativo giorno e notte, il suo telefono squilla a tutte le ore. Varie chiamate non risposte solo nella breve interlocuzione con Abruzzoweb. Tra un’impellenza e l’altra, è dovuto anche andare a convincere di persona, un paesano malato, e che ha problemi di natura psichiatrica, a farsi ricoverare, e che si era barricato in casa.

“Alla fine ci siamo riusciti, si è convinto, senza dover ricorrere al tso, che tra l’altro in questa fase di emergenza, avrebbe comportato ulteriori problemi”.

La zona rossa ha imposto ovviamente lo stop alle aziende della vallata, quelle di Castiglione e quelle di Castilenti, che sono il polmone economico del territorio, e danno lavoro a centinaia di operai. Resta in funzione solo L’Altra carne, ottanta addetti, perché produce un bene di prima necessità alimentare, per tutta l’Italia, e poco altro.

“Gli operai di Castiglione ora sono ora chiusi in casa – ha spiegato D’Ercole – con molti di loro mi sento spesso a telefono, ma per cose impellenti, di prima necessità. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di cominciare a confrontarci e ragionare su quello che saranno le conseguenze sull’economia del territorio. Saranno pesanti, questo è certo, ma ora tutte le nostre energie si devono concentrare a fermare i contagi e a salvare vite umane. Tutto il resto è secondario”.