L’AQUILA – “Decadenti che non hanno mai avuto confidenza con la lettura dei dati”.  Questo il sarcastico giudizio riservato dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso a chi, a cominciare dagli esponenti dell’opposizione in consiglio regionale, hanno dipinto alla vigilia dell’approvazione di ieri del Documento di economia e finanza, (Def), un Abruzzo in declino, che non aggancia la ripresa, con record negativi di disoccupazione e chiusure di attività commerciali. In poche parole: sull’orlo del baratro.

Ben diversa, se non diametralmente opposta, è invece l’immagine dell’Abruzzo dipinta da D’Alfonso, che ha snocciolato una gran mole di dati, “senza il supporto di foglietti scritti”, ha tenuto a precisare. 

“L’Abruzzo ha un prodotto interno lordo pari a 27 miliardi di euro, 127 mila imprese attive – ha esordito il presidente – ha duemila realtà di innovazione e brevetti industriali. Il prodotto interno lordo pro capite – ha proseguito D’Alfonso – è di 23 mila euro l’anno, nessuna tra le Regioni del sud arriva a tale cifra e la distanza con il Pil pro capite delle Marche è appena dietro alla porta”.

Per quanto riguarda poi l’occupazione D’Alfonso ricorda che “nei 40 mesi del nostro governo è tornata a superare la soglia dei 500 mila percepenti reddito da lavoro, per l’esattezza 513 mila. Nel 2008 eravamo ad una soglia di 490 mila percepenti reddito, poi nel 2014 siamo scesi a 470 mila, ora siano saliti a 513 mila. E questo è un dato di fatto”. 

D’Alfonso ha poi riconosciuto che c’è il problema rappresentato da 40 mila tra inoccupati e disoccupati, ma subito ha dato sfoggio di ottimismo, ricordando che “l’Abruzzo ha 2 miliardi e mezzo di euro di investimenti sulla testa, frutto del denaro pubblico. E ricordo che 100 mila euro di investimento per un’opera pubblica, in un anno crea 5 posti di lavoro in media”.

A seguire una delle tante frecciate scoccata in direzione dei banchi dell’opposizione, “A Mauro Febbo basterebbe di dedicare un po’ di tempo alla lettura per capire questo rapporto tra opere pubbliche e posti di lavoro creati”. 

A misurare come un “termometro al mercurio” l’andamento dell’economia abruzzese è poi per il presidente, “il consumo di energia elettrica industriale, che è in aumento, e il numero per le autorizzazioni dei trasporti eccezionali. E se volete essere ancora più fini e sottili, sapete perché l’export vale molto per la vita dell’economia? Perché i pagamenti sono anticipati, e vi invito dunque a guardare questo dato, anch’esso in aumento”.

D’Alfonso ha poi evidenziato che questo trend positivo “non è merito delle delibere di Vincenzo Rivera, direttore generale e direttore ad interim del dipartimento Infrastrutture, Trasporti, Mobilità, Reti e Logistica. E nemmeno di Giuseppe Di Pangrazio, presidente del consiglio regionale.

“Non è nemmeno merito mio – aggiunge D’Alfonso – è il frutto del’attivismo di un’intera comunità. La società è più grande delle istituzioni, come è mia convinzione da liberal-democratico, maturata in tante letture. Arriveremo al punto che le istituzioni diventeranno elemento di arredamento, c’è una rivoluzione in corso”. 

Ma aggiunge il presidente: “noi abbiamo il merito di aver creato il ‘sentiment’, le condizioni favorevoli”. 

Facendo l’esempio della velocizzazione della strada Fondo valle Sangro, appena data in appalto e finanziata con i fondi del Masterplan per il Sud, strategica in particolare per il polo dell’automotive della Val di Sangro dove ci sono anche le attività industriali della Fca, di cui è amministratore delegato l’abruzzese Sergio Marchionne. 

“Questa infrastruttura si poteva fare 20 anni fa, o anhe 10 o 5 anni fa. Ora la stiamo facendo, ed era il linguaggio che la Fca aspettava. A Marchionne non gli ho dato il premio del Guerriero di Capestrano, gli ho dato quello che davvero chiedeva, una strada, l’elettricità e la copertura del digitale”, conclude il presidente.