L’AQUILA – “Non è opportuno e nemmeno etico essere presidente regionale di Confindustria e avere un fratello a capo di una federazione legata a Confcommercio”.
Non c’è pace per Agostino Ballone, presidente abruzzese degli industriali: a lanciare bordate contro di lui e contro il fratello Davide, attualmente alla guida di Fiavet Confcommercio, la federazione di agenzie di viaggio e tour operator, sono i probiviri nazionali dell’associazione degli industriali, che le hanno messe nero su bianco in una lettera dello scorso 16 novembre.
Un intervento datato, ma venuto alla luce solo in questi giorni, che getta ulteriori ombre e dubbi su una elezione già caratterizzata da scontri e veleni. E questo in un momento nel quale l’immagine di Confindustria non è certamente ai massimi storici.
L’investitura di Ballone, noto imprenditore teramano nel settore trasporti, avvenuta per acclamazione il 30 marzo 2015, nel luglio successivo è stata annullata dopo un ricorso dell’ex presidente provinciale di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue, e poi ripetuta con il metodo corretto dello scrutinio segreto, ponendo fine a una vacatio che durava da un anno, dall’addio di Mauro Angelucci.
Ma quella elezione, giunta al termine di un tourbillon di candidati durato mesi e mesi, ora viene messa nuovamente in discussione, seppure provvedimenti traumatici vengono solo minacciati e non messi in atto.
Il testo dovrebbe essere la logica conseguenza di un secondo esposto, presentato l’estate scorsa, ancora una volta da Spinosa Pingue, tra l’altro prima di Ballone candidato unico alla presidenza regionale, e pure lui stroncato dai probiviri (secondo i rumors proprio per l’intervento di Ballone che rivendicava la poltrona per Teramo in virtù della rotazione provinciale), un Pingue che ha deciso di muovere guerra anche alla nuova elezione di Ballone.
Pur non ravvisando un problema “impeditivo dell’accesso e del mantenimento” della presidenza, insomma una incompatibilità formale, i probiviri lanciano seri dubbi “sul piano dell’opportunità”, ravvisando una situazione “non perfettamente coerente con l’impianto etico valoriale del sistema”.
“Il primo aspetto da valutare positivamente – scrivono in apertura della lettera a Ballone – è sicuramente quello della convalida formale della sua elezione grazie alla ripetizione dello scrutinio segreto. Il suo abbandono di cariche in organizzazioni concorrenti al sistema di Confindustria ha poi superato anche il nodo del possesso dei requisiti personali e professionali”.
Anche Agostino Ballone, difatti, aveva un ruolo in Fiavet prima di candidarsi.
E subito dopo arriva la prima stoccata: “Sono state, peraltro, tutte ‘riparazioni organizzative’ ex post che sicuramente evidenziano una situazione di oggettiva complessità e di non piena adesione alle regole”.
Ma per i probiviri “rimane aperto un tema” che pur non essendo “impeditivo dell’accesso e del mantenimento della carica apicale”, quindi della presidenza, “impone una attenta analisi sul piano dell’opportunità” anche perché ne sono venuti a conoscenza “a elezione già avvenuta, sia pure poi annullata”.
Si tratta appunto della contemporanea presenza di Agostino come presidente di Confindustria e del fratello Davide a capo della Fiavet, “ancorché con un’azienda distinta e separata”, la Meditour.
La presenza dei due fratelli, sempre per i probiviri, “realizza e configura un ambito di forte criticità sotto il profilo dell’opportunità” anche perché, ricordano al presidente, “lesi sa benissimo che ci saranno occasioni in cui Confindustria e Fiavet dovranno confrontarsi in modo sicuramente dialettico e da fronti opposti”.
“Non è questa una situazione perfettamente coerente con l’impianto etico valoriale del sistema”, rincarano, lasciando “alla sua prudente e responsabile riflessione queste nostre valutazioni”.
Palla a Ballone, dunque, ma con un avvertimento: “Nella speranza che ciò non avvenga, laddove dovessero determinarsi situazioni che, in qualche modo, non permettessero l’attuazione ottimale dei princìpi di funzionamento del sistema, i probiviri confederali dovranno necessariamente intervenire a tutela di quelle che sono le regole inderogabili del sistema”. Alberto Orsini






