PENNAPIEDIMONTE – “La Regione Abruzzo, in virtù delle disposizioni normative, destinava il solo rimborso degli stipendi che venivano anticipati dall’ente ai propri dipendenti. In questi due anni la struttura tecnica regionale, in più occasioni, non è stata chiara per i passaggi di consegna ed ha proceduto ai rimborsi con notevoli e prolungati ritardi creando difficoltà al mio operato”.
Adamo Carulli torna sulle dimissioni da commissario della Comunità montana della Majelletta e affida ad una nota ulteriori spiegazioni.
“Le dimissioni, annunciate a fine luglio per via informale, sono state presentate il 1 settembre con validità dal 15. Già a gennaio – ricorda – avevo chiesto che la Comunità montana della Majelletta venisse sganciata dai vagoni (pesanti), delle altre realtà. Cosa detta e ridetta all’incontro con il presidente Luciano D’Alfonso che aveva indicato, chiaramente, che questi enti andavano chiusi e liquidati dai commissari”.
“Solo in una fase successiva il dibattito politico avrebbe ripreso l’argomento per capire cosa si poteva fare per creare un riequilibrio nei territori interni”.
“Ben tre volte è stato consegnato il piano di liquidazione giudicato positivamente ma in attesa di nuove decisioni – aggiunge -. Gli stipendi, intanto, sono stati erogati in ritardo poiché la mia decisione è stata quella di non chiedere anticipazione di cassa alle banche evitando lievitazioni di costi che la Regione non ci avrebbe mai riconosciuti”.
“Con un piccolo avanzo economico ereditato grazie alle passate amministrazioni siamo riusciti ad andare avanti per pagare le altre spese correnti di gestione. Un fondo che ci ha consentito di tirare avanti per quasi due anni”.
“Ho svolto tutto questo a titolo gratuito, ci tengo a farlo sapere – continua Carulli -. La struttura tecnica enti locali regionali era a conoscenza di tutto, lettere e missive che molto spesso non hanno avuto risposta”.
“Oggi la Regione Abruzzo sopporterà un costo di 200 mila euro in meno e invece, qualche dirigente, si indispettisce fino a replicare a chi ha solo fatto il proprio dovere”.
“Portare l’ente montano, con le relative spese, fino a fine anno significava creare debiti che non avevamo mai avuto in passato e che sarebbero ricaduti su tutti i cittadini abruzzesi. Oggi, una spesa in meno per le casse regionali e le ultime 2.000 euro del fondo di avanzo che la struttura regionale dovrà incamerare”.
“Il tirare a campare non è e non sarà mai la mia strada, in qualsiasi ente che ho avuto l’onore di amministrare”, conclude.






