S. GIOVANNI TEATINO – “Siamo rimasti sconvolti dalle poche cose che siamo riusciti a vedere nella comunità per minori della Lilium: nessuna attività ricreativa, educativa, di formazione professionale, didattica, riabilitativa in atto per tutta la durata della visita (circa tre ore), ragazzi e ragazze chiusi a chiave nelle loro stanze, pesantemente sedati, tristi e intimoriti, alcuni che dormivano in locali angusti, senza lenzuola e cuscino, stanze dei ragazzi senza comodini, apparecchi musicali, armadi e librerie, locali adibiti ad ufficio e accoglienza al pubblico fuori norma con soffitti di altezza di circa due metri e una trave a un’altezza di circa 1,70 metri”.
È quanto si legge in un esposto alla Procura a firma del vice presidente del Comitato dei cittadini per i diritti umani, Silvio De Fanti, a seguito della visita fatta a settembre scorso presso la comunità per minori Lilium di S. Giovanni Teatino (Chieti).
A spiegare la propria versione dei fatti alla stampa è stato lo stesso Fanti, insieme Paolo Roat, membro dello stesso comitato, all’avvocato Francesco Miraglia (che ha presentato due querele contro la comunità per minori per conto delle famiglie di due dei ragazzi ricoverati), alla dottoressa Vincenza Palmieri e al consigliere comunale di Trento (la cui Provincia è convenzionata con la struttura di S. Giovanni Teatino) e delegata Adiantum Gabriella Maffioletti.
La visita era stata sollecitata dalla stessa comunità per minori, anche se non era stata concordata alcuna data. I membri del Comitato si sono presentati perciò a sorpresa, alle 9 e mezzo del mattino lo scorso 6 settembre e, come hanno scritto nell’esposto, sono “rimasti sconvolti” da quello che hanno potuto vedere.
“Innanzitutto – ha detto la Maffioletti in conferenza stampa – ci hanno lasciato ad aspettare circa due ore prima di poter entrare. Poi ci hanno tenuto a parlare ancora molto tempo prima di poter visitare una parte molto ridotta della comunità”.
La Maffioletti ha parlato anche di “macchina del fango” avviata dalla Lilium nei loro confronti, “tendente a screditare in ogni modo il comitato e la sua azione”.
L’avvocato Miraglia ha invece parlato di “intimidazioni” messe in atto nei suoi riguardi con “lettere in cui si chiedeva di non parlare pubblicamente della Lilium”.
L’esposto fa seguito a una interrogazione parlamentare a firma della Radicale Rita Bernardini che prende le mosse proprio dalle due querele che l’avvocato Miraglia ha intentato per conto dei suoi assistiti.
Nell’interrogazione parlamentare presentata il 7 agosto scorso, la truppa radicale eletta nel Partito democratico (Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti) parla di “circolazione di droghe e alcool nella comunità”, “molestia sessuale praticata da un infermiere verso una ragazza ospite della comunità”, “ragazzi e ragazze legati ai letti e chiusi in stanza per ore” ed altri abusi.






