L’AQUILA – E’ durata poco la pace nella maggioranza di centrodestra al Comune dell’Aquila, dopo la risoluzione della crisi esplosa tra il sindaco Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia e la Lega. Nuovo terreno di scontro, a poco più di un anno dalle elezioni, è questa volta tra il sindaco e Forza Italia.
Il detonatore è la futura nomina della vice-presidenza, che il sindaco vorrebbe avocare a sè, della fondazione “Ferrante D’Aragona”, che dovrà gestire 150 alloggi dislocati tra il centro e la periferia della città, venuti in possesso del Comune dopo il sisma del 2009, da riservare a studenti universitari meritevoli, con borse di studio o canoni calmierati. Fondazione che vede la partecipazione dell’Università dell’Aquila e del Gran Sasso science institute.
La delibera con lo schema di atto costitutivo e lo statuto è al palo nelle commissioni, per la fronda dei forzisti oltre per la contrarietà delle opposizioni, e il tempo stringe, visto che l’atto va approvato tassativamente entro il 15 marzo, pena la perdita, che avrebbe dello scandaloso, del finanziamento 4,3 milioni di euro a valere sui fondi Restart. Nella delibera si precisa che la presidenza spetterà al mondo accademico ovvero all’ Università dell’Aquila e al Gran Sasso science Institute, mentre la vicepresidenza sarà ad appannaggio del Comune e, questo il punto, nominata direttamente dal sindaco Biondi, in modo fiduciario, senza passaggio in consiglio comunale.
Inaccettabile, in particolare per Forza Italia, di cui è capogruppo Giorgio De Matteis, oltre che per le forze di opposizione di centrosinistra, visto che non si tratterà certo di un incarico onorario: la fondazione dovrà gestire un importante patrimonio immobiliare, borse di studio e quant’altro. In ballo ci sarà uno stipendio sicuramente corposo, anche se sarà deciso nella sua consistenza solo a seguito della costituzione dell’ente. Da quella poltrona dipenderanno poi quota parte delle nomine e la distribuzione di numerosi incarichi.
E così a pochi giorni dalla data limite, ieri la delibera non è passata nella commissione Affari istituzionali e Regolamento, mentre martedì il documento ha avuto l’ok in commissione Bilancio solo grazie al centrosinistra.
In entrambi i casi è mancato l’appoggio di Forza Italia più quello del consigliere “federato” della Lega, l’Udc Luciano Bontempo, senza spiegare il motivo della sua astensione.
Fuori il palazzo ci sono proprietari di case vuote in centro storico, che non vedono di buon occhio la fondazione, che con i suoi 150 appartamenti ad affitti calmierati farebbe una spietata concorrenza nel già asfittico mercato degli affitti universitari.
Ha lanciato dunque bordate Lelio De Santis, consigliere dell’Italia dei valori, “evidentemente la nomina della vicepresidenza non deve dipendere dalla professionalità dei soggetti, ma dalla lottizzazione partitica, e così si continua a bloccare la ripresa sociale ed economica della città e a stroncare ogni possibilità di futuro per i giovani, che assistono increduli a questo spettacolo indecente offerto dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni”.
Il rapporto tra Forza Italia e il sindaco, va poi ricordato, era diventato del resto tempestoso dopo la nomina ad assessore con delega pesantissima alla Ricostruzione del consigliere di Fdi Vito Colonna, uomo vicino all’assessore regionale Guido Liris, al posto di Vittorio Fabrizi che si è dimesso per prendere servizio presso la struttura commissariale guidata da Giovanni Legnini che sovrintende ai processi di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del Centro Italia.
Ha tuonato il capogruppo Fi De Matteis: “l’uscita dalla giunta, dell’ormai ex assessore Vittorio Fabrizi, la cui delega è la più importante e strategica all’interno dell’amministrazione, lascia interdetti”, e ha aggiunto: “le motivazioni addotte sul cambio di assessore, senza usare termini più pesanti, risultano poco credibili e lasciano pensare al classico promoveatur ut amoveatur”.
Vicenda che ha fatto ripiombare il Comune dell’Aquila nella tempesta, dopo la crisi aperta nell’estate nel 2020 dalla Lega a seguito della defenestrazione dei suoi assessori Fabrizia Aquilio, Daniele Ferella e Fabrizio Taranta, da parte di Biondi, furente dopo che il capogruppo Francesco De Santis è arrivato ad affermare in consiglio di “vergognarsi” della sua maggioranza. Crisi rientrata con il ritorno in Giunta dei tre leghisti solo a gennaio, nel freddo silenzio di Forza Italia.
Ad accentuare il nervosismo anche le tempistiche con cui si sta procedendo all’approvazione dello statuto della Fondazione, infiocchettato con la nomina diretta della vicepresidenza da parte del sindaco. Ovvero a ridosso del termine ultimo del 15 marzo, e c’è chi assicura che pur volendo non ci sarebbe il tempo per l’Università e per il Gssi di approvare di nuovo gli atti di costituzione.
Tutto ciò non può essere casuale, è il tremendo sospetto che serpeggia in consiglio: è stata piuttosto una astuta mossa del sindaco per mettere davanti al fatto compiuto in particolare la riottosa Forza Italia, che al limite dovrebbe assumersi la responsabilità di affossare in consiglio un progetto da 4,3 milioni di euro decisivo per la competitività dell’università aquilana oltre che a contribuire alla rinascita del centro storico.
Il collegio universitario “Ferrante D’Aragona”, prevede infatti l’acquisizione di circa 150 unità immobiliari danneggiate dal sisma e già restaurate, cedute dai proprietari al Comune in cambio un contributo per prendere casa altrove, da adibire a residenza studentesca diffusa, per un totale di 600 posti letto.
I beneficiari di alloggi e borse saranno studenti selezionati esclusivamente in base al merito, iscritti ai corsi dell’Università, del Gssi, dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio. Di questi si prevede che in 400 otterranno borse di studio, altri 200 pagheranno un affitto, seppure calmierati. Il progetto prevede che agli studenti dovrà essere garantita anche una serie di servizi aggiuntivi come aule studio, biblioteche, strutture ricreative e anche sportive.
Significativo il riferimento a re Ferrante, o Ferdinando d’Aragona, nel nome del collegio diffuso e della fondazione, che riporta all’ottobre del 1458 e poi al maggio 1464, quando L’Aquila chiese al sovrano la licenza di aprire uno Studium “cuiuscumque doctrine et scientie” conforme a quelli esistenti a Bologna, Siena e Perugia. Il re concesse quanto richiesto, intuendo l’importanza di fondare una Università vista come elemento di crescita culturale in una delle più importanti città del regno. Altri tempi.






