CHIETI – Da circa sei anni la città di Chieti non ha più la biblioteca provinciale De Meis, crollata di notte e mai ricostruita.
Nel cuore del capoluogo c’è un vuoto che non rappresenta solo la diminuzione di volume architettonico o la mancanza di un prezioso luogo di studio, ma anche un vuoto di certezze sul futuro della struttura.
In prima linea ci sono Alessandro Marzoli, vice presidente del Consiglio comunale di Chieti, e Pierluigi Barone, segretario del circolo Partito democratico di Chieti, i quali non vogliono più aspettare.
“Abbiamo assistito in questi anni – dichiarano – a lunghi percorsi burocratici, cantieri infiniti, querele deprimenti e lunghissimi blocchi nei lavori, e negli ultimi mesi a scambi di accuse di immobilismo tra amministratori, che non rappresentano certo una soluzione per risolvere il problema”.
“Siamo fortemente preoccupati – continuano i due esponenti – perchè sembra che il futuro della biblioteca De Meis interessi realmente solo ai cittadini che vorrebbero fruirne, ma che non comprendono tutta la confusione che si è venuta a creare sulla gestione della ricostruzione dell’edificio. Non si capisce se esistono nelle casse della Provincia di Chieti 800mila euro destinati a ricostruire la biblioteca e se sì perchè questi fondi non si utilizzano”.
“L’assessore regionale all’Agricoltura – sbottano – si è vantato nei giorni scorsi sugli organi di stampa di aver recuperato risorse da destinare allo scopo, ma per alcuni si tratta comunque di fondi che erano già stati promessi in passato per la ricostruzione della De Meis. Se dunque c’è oltre un milione di euro a disposizione per la biblioteca e sono state approvate le linee di indirizzo per l’intervento, quali altri problemi impediscono di ripartire con i lavori?”
“Siamo fortemente convinti – concludono – che sia finito il tempo dei comunicati e degli annunci e sia arrivato il momento di restituire alla città di Chieti la sua biblioteca. Chiediamo pertanto un cronoprogramma che fissi tempi certi per programmare la riapertura completa di un luogo di studio e di ricerca per tante generazioni di Teatine e Teatini e che ancora oggi moltissimi studenti aspettano di tornare a vivere in sicurezza”.






