CHIETI – Sulla vicenda Burgo il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ha intenzione di provare fino alla fine ogni strada possibile. Così oggi ha scritto una nuova lettera alla direzione del gruppo tessile insistendo sulla possibilità di chiedere una proroga della cassa integrazione, nonostante Burgo abbia detto a chiare lettere di non volerne sapere lasciando che tutti i 133 lavoratori del sito teatino andassero in mobilità.

Dopo il Consiglio comunale di ieri in cui maggioranza e opposizione, per una volta sulla stessa linea, hanno concordato una serie di operazioni per cercare di salvare la situazione, Di Primo ha deciso di riprovarci ancora una volta con la richiesta della proroga della cig, informando la direzione del gruppo tessile che la nuova riunione del Comitato di intervento per le crisi aziendali e di settore (Cicas), è prevista per domattina.

È questa l’ultima reale possibilità per ottenere una proroga di cassa integrazione, scrive Di Primio, tentando così anche questa strada, sebbene non sembrano esserci nuovi spiragli sul fatto che Burgo possa mai seguirla.

Il sindaco nella lettera parla anche del progetto In.Te che dovrebbe riqualificare l’area permettendo la ricollocazione occupazionale dei lavoratori. Di Primio scrive: “il progetto sta andando avanti con la rinnovata volontà di alcune aziende di investire sull’area”.

Il capogruppo dell’Udc, Alessandro Giardinelli, però, non la pensa affatto così. Anzi, già ieri dai banchi del Consiglio comunale ha avuto modo di esprimere molte perplessità sull’andamento del programma, perplessità che ha confermato oggi in un comunicato stampa.

“Noi – scrive il capogruppo Udc – dopo aver fatto alcune richieste specifiche per conoscere la solidità economica delle aziende interessate e se queste fossero disposte ad aprire nuovi opifici o soltanto al trasferimento delle loro attività, e dopo non aver avuto risposte in merito, riteniamo che a tale ipotetico progetto non possano essere affidate tutte le speranze di risoluzione per il ricollocamento dei lavoratori, ma sia necessario trovare in tempi brevi altre vie.
 
“Tale giudizio – aggiunge – è confermato anche dal fatto che la Mod’a ha ultimamente rinunciato alla partecipazione al progetto In.Te, e che lo stato dei lavori per la bonifica dei terreni risulta essere molto in ritardo”.