CHIETI – Una lettera amichevole e cordiale nei toni, ma severa nei contenuti. È il mezzo che il senatore, vice coordinatore regionale del Popolo della libertà e consigliere comunale Fabrizio Di Stefano ha indirizzato al vice sindaco di Chieti, Bruno Di Paolo, al centro di una polemica sui dipendenti del Comune di cui è responsabile essendo assessore al personale.
Di Paolo ha bacchettato duramente prima i dirigenti del Comune (“cinque su otto andrebbero licenziati” ha detto) e poi in generale il personale comunale, definito spesso non all’altezza.
Di Stefano, pur riconoscendo a Di Paolo buona fede e chiedendogli di accogliere la lettera come “un invito e un umile sostegno” per raggiungere obiettivi giusti anche per il senatore, critica comunque nella sostanza il modo di fare del vice sindaco.
Obiettivi giusti, dunque per Di Stefano, ma metodo sbagliato: chiedere sempre di più ai dipendenti del Comune è giusto, ma farlo in questa maniera rischia di far cadere l’invettiva del vice sindaco nel populismo, alimentando una polemica che non giova a nessuno, soprattutto all’ente Comune.
“CaroBruno – inizia Di Stefano – sto seguendo con attenzione questa tua polemica sul personale comunale. Premesso che, gli impiegati pubblici sono oggi la categoria più attaccata della nostra società, ritengo sia giusto pretendere da essa impegno e risultati ma, forse, una populistica critica tout court all’intero settore comunale non giova né agli amministratori, che con essa collaborano, né tanto meno ai cittadini, cui la loro azione è rivolta attraverso i servizi della pubblica amministrazione”.
“Come in ogni contesto, anche della vituperata politica, – continua Di Stefano – c’è una parte minoritaria che, con il suo atteggiamento improduttivo, inficia l’intera categoria; ma c’è anche una maggioranza che il proprio dovere lo fa fino in fondo, e qualcuno anche di più. Poiché tu hai l’importante delega al personale, ritengo sia giusto e necessario da parte tua attivare quegli strumenti di controllo e sanzione che la legge ti mette a disposizione nei confronti di quei singoli elementi (che ripeto sono una minoranza) che non ottemperano al proprio dovere. E questo rientra oltretutto nelle tue competenze, ed anche nei tuoi obblighi”.
Il senatore mette in evidenza un altro problema che riguarda il fatto che il responsabile dei dipendenti del Comune è proprio l’assessore al personale: “Così come ti stai muovendo – scrive infatti nella lettera – risulti inosservante nei confronti del ruolo che svolgi, e le tue lamentele, seppur parzialmente giuste, sono semplicemente un suggello ad un’incapacità amministrativa”.
Di Stefano riconosce comunque a Di Paolo buone intenzioni: “Poiché sono convinto della tua buona fede e, poiché le norme ti danno gli strumenti per intervenire, accogli questo come un invito ed un umile sostegno a raggiungere tale obiettivo. Altrimenti i tuoi strali saranno interpretati come un semplice quanto vuoto atto di populismo: non va infatti a sanzionare le carenze, ma ad indispettire chi invece quotidianamente lavora con serietà ed abnegazione”.
“Te lo chiedo a gran voce, – è la chiusura della lettera – perché chi viene da una cultura come la nostra, ritiene che il merito sia un valore che va premiato, ed altrettanto chiaramente punito il demerito. Generalizzando come stai facendo nei tuoi giudizi, senza essere consequenziale con gli inadempienti, non solo non evidenzi chi non compie il proprio dovere, bensì svilisci chi invece merita. E ti assicuro che ne sono tanti anche nel Comune di Chieti. Visto che tutti abbiamo a cuore le sorti del nostro Comune ed il suo funzionamento, sono certo che ben comprenderai il senso di questa mia lettera. Con amicizia e stima”.




