L’AQUILA – Meno soldi per le manutenzioni delle case popolari esistenti, molti più fondi per l’acquisto o la realizzazione di nuovi appartamenti.

È questa la modifica di legge che ha fatto insorgere in prima Commissione Bilancio del Consiglio regionale l’opposizione del Movimento Cinque Stelle, provocando anche perplessità dall’opposizione di centrodestra e anche dentro la maggioranza.

Commissione che si è risolta anche per questo motivo con un nulla di fatto come accaduto poi anche nel Consiglio regionale rimandato al 4 maggio.

La modifica è contenuta nel progetto di legge a firma di Luciano Monticelli del Partito democratico, una mini legge omnibus che tra le altre cose rimette mano alla legge regionale 10 del 2015, sull’alienazione e la valorizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, fortemente voluta dall’assessore regionale Donato Di Matteo, approvata nel Consiglio regionale a maggio 2015.

Una norma che in 9 articoli prevede la messa sul mercato delle case popolari, dando diritto di precedenza dell’acquisto a chi ci abita, fissa i prezzi di vendita a circa 30 mila euro ad appartamento, e stabilisce che i proventi del piano di vendita vadano nella misura minima dell’80 per cento alla manutenzione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, nonché alla realizzazione dei programmi finalizzati alla valorizzazione, riqualificazione e incremento del patrimonio abitativo pubblico.

All’articolo 8 del progetto di legge approdato in Commissione Bilancio, si stabilisce invece che i fondi provenienti dall’alienazione degli alloggi “potrà essere utilizzato nella misura massima del 20 per cento per la manutenzione degli alloggi nelle disponibilità degli enti proprietari”, e per la restante parte, l’80 per cento, “per la realizzazione dei programmi finalizzati alla valorizzazione, riqualificazione e incremento del patrimonio abitativo sociale anche attraverso la compartecipazione a programmi di rigenerazione urbana, e a fondi di investimenti immobiliari etici di housing sociale, che sono disciplinati dal Consiglio regionale con apposito provvedimento da approvare entro 180 giorni dall’entrata in vigore di questa legge, decorso tale termine deciderà la Giunta”.

Una “inaccettabile speculazione immobiliare” con fondi pubblici, ha tuonato Domenico Pettinari del Movimento 5 Stelle.

“Ma come? – sbotta Pettinari in una pausa delle Commissioni – prima dicono che ci sono centinaia e centinaia di appartamenti delle Ater chiusi e non assegnati, perché bisognosi di manutenzione ordinarie e straordinarie, o abitati ma che cadono a pezzi, ci spiegano che le Ater non hanno soldi per intervenire, e poi riducono di un quarto il fondo per queste manutenzioni?”.

Il sospetto di Pettinari è che questa modifica serva “non ai poveri cittadini che abitano in case popolari indecenti, ma ai costruttori che non sanno più come disfarsi del patrimonio edilizio invenduto. Addirittura così formulata la proposta di legge consente che con i proventi della vendita degli alloggi popolari si potranno acquistare dai privati anche attività commerciali”.

L’assessore Di Matteo, contattato da Abruzzoweb non ha inteso replicare in nessun modo. “Vedremo”, si è limitato a dire.

Il capogruppo del Pd Sandro Mariani che ha preso parte ai lavori della Commissione, dal canto suo a questa testata ha detto che “di questo aspetto se ne sta occupando Di Matteo”, chiudendo il cerchio.

L’assessore aveva sempre dichiarato, a difesa della legge 10 del 2015, che la Regione Abruzzo non ha risorse per fare la manutenzione di un patrimonio edilizio enorme di oltre 24 mila alloggi e l’unica strada è quella di consentire agli assegnatari di acquistare in via prioritaria l’abitazione a prezzi vantaggiosi, o a imprese che operano sul mercato. E alla fine per l’assessore il saldo sarà positivo “per le casse della Regione, e soprattutto per i cittadini che hanno bisogno di alloggi popolari”.

La maggioranza nel dibattito d’Aula che si è concluso con l’approvazione da legge a maggio 2015 ha più volte ribadito la necessità di aumentare il patrimonio edilizio pubblico, vista la crescente domanda da parte degli abruzzesi impoveriti che una casa a prezzi di mercato non possono permettersela, e in tal senso sarebbe appunto conveniente abbattere e ricostruire un patrimonio vecchio anche di 80 anni, e di potenziare l’housing sociale.

L’opposizione di centrodestra, con Mauro Febbo di Forza Italia, ha oggi una posizione più articolata sulle modifiche alla legge 10, dichiarandosi d’accordo in linea di principio con l’ipotesi di aumentare il budget per acquistare o costruire nuovo patrimonio edilizio, ma stigmatizza l’accentramento delle decisioni nelle mani della Giunta regionale.

“Se un privato ti fa un prezzo buono, tenuto conto che sarà fissato dalla Regione – spiega Febbo – non ci vedo niente di male nell’aumentare per questa strada il patrimonio di case popolari. In questo modo del resto si andrebbe oltre alla ghettizzazione, si creerebbe un patrimonio edilizio pubblico diffuso, anche aiutando un settore edilizio e un mercato immobiliare in forte crisi, cosa in cui non ci vedo nulla di male né di demoniaco, come fa il Movimento 5 Stelle”.

Quello che non va per niente bene, conclude però Febbo, “è che in nessun modo, nemmeno trascorso il termine dei 180 giorni a decidere debba essere la Giunta regionale, sulle regole di funzionamento del fondi di investimenti immobiliare etico di housing sociale”.