L’AQUILA – Continuano le indagini sulla casa inagibile che era diventata casa di piacere nella periferia dell’Aquila.
Gli uomini della polizia giudiziaria, coordinati dal dirigente Mauro Pansini, hanno scoperto una ragazza brasiliana che riceveva anche dieci clienti al giorno a 50-70 euro a prestazione sessuale, ma manca fin qui il collegamento con lo sfruttamento da parte di qualcuno che configurerebbe un reato.
In quest’ottica, al momento si sta vagliando il rapporto tra il proprietario della casa e la donna.
Donna che, spiega il dirigente, “è stata denunciata soltanto per inosservanza di un provvedimento dell’autorità, cioè non poteva stare dentro una casa inagibile. Questo perché la prostituzione in sé non è considerata reato, a meno che non sia dimostrato che non ci sia qualcuno che ci guadagna su”.
“Se avesse esercitato in una casa di legno fuori mano – aggiunge Pansini – finché non si fosse dimostrato che c’era qualcuno che ci lucrava non le si poteva dire niente”.
Gli inquirenti pensano che si tratti di un giro di prostituzione nato dopo il terremoto, con ragazze spostate dalla costa.
“Qui ora c’è un certo mercato – spiega il vice questore aggiunto – perché c’è molta forza lavoro, i cantieri. Le ragazze le hanno spostate qui dalla costa perché si è aperta questa fetta di mercato. Il problema è che in quell’edificio complesso alcuni aquilani erano già rientrati e quindi vedevano il viavai che si era creato”.
All’interno del palazzo, “c’era una sola stanza usata per quell’attività. Il presupposto – afferma l’investigatore – è che lavorasse una ragazza alla volta ma ci fosse una rotazione: facevano un periodo di tempo e poi si cambiava, fermo restando che il numero di telefono di collegamento era uno, un contratto con un quotidiano locale che era da tempo aperto”.
“La donna – conclude – diceva di essere lì solo da pochi giorni perciò pensiamo che ci fossero state altre ad aver lavorato con quel numero”. (alb.or.)
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