CAPITIGNANO – La Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio ha avviato la procedura per l’apposizione del vincolo di tutela indiretta sui resti archeologici di una antichissima villa romana, presumibilmente del I secolo D.C., rinvenuti nel 1991 nella località San Donato-Vebri del Comune di Capitignano, in provincia dell’Aquila.
Il vincolo comprende anche una ristretta area circostante agli scavi già effettuati, avendo rilevato che le strutture murarie proseguono oltre gli ambienti della villa, lasciando presumere agli esperti l’esistenza di altri insediamenti limitrofi.
I resti dell’antico manufatto consistono in murature a pietra locale emergenti fino ad una piccola altezza e sono situati a circa un metro di profondità.
All’epoca del ritrovamento furono coperti fino a filo terra con una struttura provvisoria composta da travi di legno e lamiere. Purtroppo, dopo 24 anni di eventi atmosferici gran parte di quella struttura si è deteriorata.
L’antico e stupendo mosaico a pavimento con tessere bianche e nere, citato nella relazione dell’archeologo, si è ossidato diventando completamente bianco e, a tratti, scollegato dal terreno sottostante.
La comunicazione al Comune, a firma del soprintendente Maria Alessandra Vittorini, è stata preceduta dalla relazione dell’archeologo, Angelina De Laurenzi, il cui sopralluogo è stato ritenuto opportuno dopo la segnalazione alla Soprintendenza da parte del nucleo di Polizia giudiziaria presso la procura dell’Aquila.
“Il centro di Capitignano riveste un grande interesse nella storia dell’Abruzzo – è scritto nella relazione – Frequentato già in era preistorica, è certamente un centro a continuità di vita fino ai nostri giorni. Nell’area di Capitignano doveva passare una direttrice stradale che collegava la conca amiternina con l’area sabina. Resti di questa strada sono stati individuati nel Comune di Montereale in località San Giovanni, in altre parti e, probabilmente, in prossimità della strada moderna che ancora raggiunge la località di S.Donato”.
“I resti rinvenuti potrebbero appartenere ad una villa rustica o ad una stazione di posta che doveva collegare la conca amiternina con l’area sabellica. Anche il toponimo Capitignano – riferisce ancora l’archeologa nella sua corposa relazione – sembra far riferimento a un prediale ‘Capitignanum’ di età romana, così come i toponomi delle vicine frazioni”.
Erano anni che il paese attendeva questa notizia, soprattutto quella parte della popolazione più sensibile alla cultura ed al significato della storia, come i componenti del locale Movimento Civico, preoccupati del recupero e della valorizzazione del basamento dell’antico tempio, anch’esso di epoca romana, riemerso nella frazione di Mopolino a seguito della demolizione di un vecchio fabbricato.
Dopo l’avvio di questo iter per l’apposizione, per legge, del vincolo sui resti romani in località San Donato-Vebri, i paesani auspicano che si possa seguire anche un adeguato intervento di messa in sicurezza, per conservarli e porli alla fruizione della cittadinanza e dei turisti.
La speranza, ora, è quella che anche per il basamento di Mopolino si possa avviare la procedura per l’apposizione del vincolo, con susseguente recupero della preziosa testimonianza storica, che essendo strettamente collegata alla villa romana, concorre ad avvalorare l’esistenza di un più vasto insediamento in epoca imperiale.
Alcuni giovani del paese si sono di recente costituiti nell’associazione denominata “Capitonius”, la cui mission specifica è proprio quella di rilevare, salvaguardare e valorizzare, con specifiche iniziative, tutte le testimonianze storico-culturali del comprensorio.
La notizia di questo intervento ministeriale rappresenta, per tutti coloro che per passione verso la cultura sono impegnati a difendere e tutelare questi preziosi patrimoni dell’umanità, non solo una valida conferma dell’importanza della salvaguardia di ogni capitale storico-artistico, ma anche un forte stimolo a continuare a credere nella sua tutela, soprattutto laddove si evidenzi la grave assenza degli enti locali che spesso sembrano non avere alcuna possibilità o volontà di intervenire in soccorso di quanto la storia riconsegna alle generazioni postume.



