L’AQUILA – Gli episodi di ‘ calcio sleale’ denunciati da un avvocato del foro aquilano, Fabrizio Fiaschetti, secondo il quale in diversi campi delle serie cosiddette ‘minori’ calciatori e dirigenti di società sportive del capoluogo o del suo hinterland sono stati oggetto di insulto e sberleffi da parte di avversari per la loro condizione di “terremotati” hanno suscitato sdegno e rabbia anche un senso di impotenza: se la provocazione avviene lontano dall’arbitro è pressoché impossibile punirne l’autore.
Anzi, molto spesso, a farne le spese è il giocatore che reagisce dopo averla subìta, come ci spiega il giudice sportivo del comitato regionale della Figc, Giovanni Lely: “Dai rapporti degli arbitri non risultano episodi del genere. Sono loro che devono segnalare dei comportamenti scorretti per poter emettere delle sanzioni che sicuramente ci sarebbero”.
“Segnalare situazioni del genere non è sempre agevole” afferma il presidente del comitato regionale dell’Aia, l’associazione italiana arbitri, l’ex fischietto di serie A, Pasquale Rodomonti, secondo il quale “è possibile che cose del genere avvengano lontano dall’azione di gioco ed è pertanto difficile poi per l’arbitro sanzionare il colpevole”.
“Sempre più spesso – denuncia Fiaschetti – vengo a conoscenza di incredibili e deprecabili storie che vedono protagonisti, loro malgrado, gli atleti e dirigenti di società sportive aquilane militanti nei campionati dilettantistici regionali di calcio. È da un po’ di tempo, infatti, che le nostre squadre e i loro tesserati vengono provocati da giocatori e tifosi avversari che usano il tema del terremoto del 6 aprile 2009 per determinare la reazione di chi da quella tragedia è stato profondamente segnato sia nel quotidiano che negli affetti”.
Fatti gravissimi che sono giunti anche all’orecchio del presidente del comitato regionale della Lega Nazionale Dilettanti, Daniele Ortolano, che però non ha potuto far altro che constatare:
“Noi ci dobbiamo basare sugli atti e da quanto scritto dall’arbitro”.
IL GIUDICE SPORTIVO LELY “GLI ARBITRI CI SEGNALINO LE SCORRETTEZZE”
È sconcertato il giudice sportivo del comitato regionale Figc, Giovanni Lely, avvocato con la passione dello sport e del calcio.
“Sono sconcertato. Dai rapporti che mi giungono non ci sono state segnalazioni e pertanto non ci sono provvedimenti disciplinari per atleti o dirigenti che abbiano insultato i calciatori aquilani chiamandoli ‘terremotati’. Ciò che fa fede sono i rapporti degli arbitri che vengono stilati a fine gara, e pertanto è difficile senza una loro segnalazione che possano essere applicate delle sanzioni”.
Spesso, anzi a farne le spese, sono i giocatori che, reagendo all’insulto, finiscono per essere squalificati:
“Premesso che l’arbitro punisce ciò che vede e sente è naturale che vengano puniti i comportamenti violenti, anche se scaturiti da una provocazione. Senza una segnalazione dell’arbitro, del guardialinee o anche del commissario di campo noi non possiamo agire. Sicuramente il mio ufficio prenderebbe dei provvedimenti. Dopo la segnalazione anche i miei collaboratori (i sostituti del giudice sportivo, ndr) saranno più attenti nella lettura degli oltre quattrocento referti che settimanalmente ci vengono mandati”.
“La cosa migliore – conclude il giudice sportivo, Lely – credo sia che gli arbitri prima delle partite, al momento del riconoscimento, spieghino che certe cose non si fanno e non di dicono, per evitare episodi così spiacevoli”
IL PRESIDENTE DEI FISCHIETTI ABRUZZESI RODOMONTI “SE ARBITRO SENTE PUNISCE”
“Se l’arbitro sente una cosa del genere sicuramente adotta un provvedimento disciplinare durissimo. Il problema è ,forse, che questi episodi avvengono lontano dall’azione di gioco e i colpevoli sono difficili da scoprire”.
A parlare è il presidente del comitato regionale dell’Aia, l’associazione italiana arbitri, l’ex fischietto di serie A, Pasquale Rodomonti che si è detto “indignato e amareggiato per certi comportamenti scorretti e antisportivi”
“Se un arbitro è testimone di un episodio così grave sicuramente adotta dei provvedimenti, questo è fuori discussione. È una cosa gravissima e inaudita. Non serve nemmeno che gli arbitri al momento del riconoscimento dicano ai giocatori e ai dirigenti di tenere dei comportamenti corretti perché questa è una faccenda che riguarda l’educazione e il buon senso delle persone. Non vedo per quale motivo per cui l’arbitro debba fare una prevenzione di qualcosa che non dovrebbe nemmeno essere pensato”
“Io stesso vado sui campi tutti i fine settimana e se sento una cosa del genere sicuramente la faccio registrare”.
“Il problema è che questi fatto possono capitare lontano dall’azione, magari quando due giocatori sono lontani dalla palla oppure quando si trova vicino dalle panchine. Per questo è difficile che certi comportamenti vengano sanzionati. Se l’arbitro sente una cosa così grave si configura la condotta antisportiva e viene sanzionata”.
Per il presidente degli arbitri abruzzesi Rodomonti, comunque, il fenomeno è circoscritto alle serie ‘minori’, ma non per questo è minore la gravità:
“Sono convinto che questi fatti avvengono non a livello professionistico, ma nelle categorie minori, dove magari giocano ragazzi di 16-17 anni che ancora non hanno quella cultura calcistica e quella maturità per capire che certe condotte non possono essere accettate. Qui siamo di fronte a un discorso disciplinare e non tecnico: il rispetto degli avversari è prioritario nello sport e utilizzare una tragedia come quella del terremoto per lanciare degli insulti è vergognoso”.
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