CHIETI – La provincia di Chieti è la sesta in Italia per ricavi annui generati grazie a capitali d’investimento britannico, con oltre 750 milioni di euro di entrate all’anno.
A rivelarlo è uno studio del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, che classifica quella teatina come “peculiarità” nella mappa italiana delle imprese a capitale britannico stilata a quasi 20 giorni dal referendum che ha sancito la “Brexit”, l’avvio dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.
Uno scenario che, quindi, vede il Chietino tra i territori d’Italia più esposti, preceduto solo dalle province di Milano, Roma, Genova, Torino e Verona.
Sulla base delle analisi del 24 Ore, nel Chietino tra i ricavi ben 445 milioni di euro fanno capo alla manifattura di prodotti minerali, mentre quasi 200 milioni ai trasporti.
Le società non vengono citate al dettaglio, ma è facile identificare nel primo comparto i colossi della prospettazione petrolifera, che tra l’altro nei prossimi anni vedranno scendere drasticamente le cifre dopo il blocco alle “trivelle”.
Al secondo settore redditizio potrebbero ricondursi le grandi industrie dell’automotive teatino oppure delle partecipazioni griffate Uk nelle infrastrutture ferroviarie e portuali.
Un bottino complessivo che, con gli altri comparti, arriva alla cifra monstre di 754 milioni, e questo a dispetto del fatto che nel territorio chietino alla fine ci siano solo 7 imprese a partecipazione inglese.
Un nuovo campo minato finanziario per il territorio chietino, che non è stato risparmiato, nei mesi scorsi, dall’ecatombe di risparmiatori che hanno perso tutto con il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e, appunto, Carichieti, per colpa del cosiddetto decreto “Salva banche”.
A vedere ridotti in fumo i risparmi di una vita, secondo alcune stime oltre 5 mila abruzzesi clienti delle 4 banche tra cui quella teatina. (alb.or.)





