L’AQUILA – Non danno pace le bollette pazze che continuano ad arrivare agli inquilini degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila.
Se prima era stata la Tarsu a mettere in ginocchio le famiglie “sfrattate” dalle proprie case dopo il terremoto, adesso sono le utenze di acqua, luce e gas.
A farne le spese, in questo periodo, sono in particolare gli abitanti degli alloggi di Sant’Antonio, che questa mattina si sono rivolti a frotte presso gli uffici del Comune dell’Aquila in via Roma.
“Sette mesi fa è arrivata la prima bolletta di 3 mila euro che prevedeva il pagamento di tutte le utenze, ma ci hanno spiegato che era solo una cifra forfettaria – spiega un inquilino ad AbruzzoWeb – Ci hanno detto di pagare solo le prime tre rate di 178 euro, su 18. E io così ho fatto”.
“Proprio ieri, invece, è arrivata la bolletta effettiva di 4.800 euro – continua – in base ai conteggi esatti fatti sui contatori dagli operatori dell’Asm. Somma da pagare in 18 rate da 267 euro ciascuna”.
“Ma io non so come pagare queste cifre – obietta l’uomo – mia moglie è in cassa integrazione con la Compel e io ho perso il lavoro perché l’azienda per la quale lavoravo ha chiuso. Per questo motivo, stamattina sono andato alla sede comunale di via Roma, a parlare con i dipendenti, che mi hanno detto che, per rateizzare a 24 o 36 mesi questi importi, dovrei consegnare il modello Isee relativo al 2011”.
La soluzione, però, non è semplice come sembra, perché “nel modello 2011 risulterebbe che il reddito del mio nucleo familiare, in quell’anno, era superiore alla cifra necessaria per ottenere la rateizzazione, che è di 8.500 euro – puntualizza – Io ho perso il lavoro a gennaio 2013 e mia moglie poco dopo me”.
Presso il Comune, “nella mia stessa situazione c’erano molte altre persone che abitano nelle case del progetto C.a.s.e. e devono pagare fino a 7.000 euro. Io ho spiegato alla direttrice dell’ufficio del Comune qual è la mia condizione ma mi è stato risposto che rischio lo sfratto”.
“Io voglio pagare le mie bollette – conclude – ma chiedo di venirmi incontro, perché così come stanno le cose, non posso”.



