L’AQUILA – La Regione ha prorogato per due anni l’autorizzazione alla Futuris aquilana per la realizzazione dell’impianto a biomasse che dovrà sorgere nel nucleo industriale di Monticchio-Bazzano, all’Aquila.

La notizia ha lasciato molti di stucco e suscitato già numerose polemiche, visto che arriva in un momento in cui il fronte del no si sta mobilitando in maniera importante: centinaia le firme già raccolte dai comitati per chiedere agli enti preposti una revoca delle autorizzazioni già rilasciate all’azienda.

La Regione ha invece deciso di prorogare di altri 21 mesi il provvedimento autorizzatorio dell’impianto, nonostante anche il Wwf ne avesse chiesto l’immediato riesame, motivando l’istanza con i dati allarmanti sull’impatto delle ricadute di inquinanti sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.

I lavori per la costruzione della centrale in realtà non sono mai iniziati a causa di un ricorso al Tribunale amministrativo che verrà discusso il prossimo 6 novembre.

È proprio su questo punto che si concentrano le contestazioni dell’assessore provinciale e capogruppo Pdl in Consiglio comunale Guido Liris. “In pratica si va a dare una proroga per lavori che non sono mai iniziati”, spiega ad AbruzzoWeb.

La Regione, a fine luglio, ha inviato una lettera alla Provincia in cui comunicava il depotenziamento dell’impianto, che passava da 5,5 a 4,9 megawatt. “In quell’occasione, con un documento firmato dal  dirigente del settore Ambiente, Francesco Bonanni – spiega Liris – abbiamo risposto esprimendo le nostre perplessità sulla possibilità della proroga, suggerendo di valutare se fosse il caso di andare avanti o meno con i lavori. Ma evidentemente questa richiesta non è stata presa in considerazione”.

Liris, che già tempo fa ha espresso ufficialmente il suo ‘no’, continua a nutrire forti dubbi sulla fattibilità e sostenibilità dell’impianto: “il quantitativo di materia prima necessaria – dice – ma anche il fatto che enti e autorità interessati nell’ intervento non siano stati chiamati in causa”.

Netta anche la posizione del consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci, che continua a chiedere la sospensione dell’autorizzazione e la riconvocazione in una nuova conferenza dei servizi allargata anche a tutti i soggetti istituzionali che nella precedente non erano stati convocati.

Per Pietrucci “con il depotenziamento della centrale a 4,9 megawatt, fatto solo per prendere più finanziamenti, sono cambiate le condizioni: questa società in corso d’opera ha cambiato progetto. Come si fa, quindi, a dare una proroga delle autorizzazioni?”.

Il consigliere, primo firmatario di una mozione bipartisan presentata in Consiglio provinciale proprio per dire no alle biomasse, continua a sostenere che la realizzazione di questo impianto non è fattibile.

“Innanzitutto – rileva – il posizionamento in nucleo industriale fortemente urbanizzato ed antropizzato, che ospita il più grande insediamento di progetto C.a.s.e. e Map, numerose abitazioni realizzate con la delibera 58 (le cosiddette ‘casette’, ndr) , attività commerciali e soprattutto alimentari che lì si sono rilocalizzate, uffici pubblici, campi sportivi e anche un asilo. Per non parlare dell’incremento di traffico su gomma per il trasporto biomasse che determinerebbe il congestionamento di una zona già percorsa giornalmente da numerosissimi veicoli”.
 
Pietrucci solleva anche dubbi sui presunti vantaggi occupazionali che l’attivazione della centrale porterebbe, come hanno sottolineato tempo fa Confindustria, Cgil e Cisl. Vantaggi che sarebbero “vanificati dal fatto che altre attività della zona chiuderebbero, come già hanno dichiarato”, conclude il consigliere.