L’AQUILA – Roberto Madama, 41 anni, avvocato, è il presidente del comitato promotore della costituenda Banca dell’Aquila.

Con lui AbruzzoWeb fa il punto su una delle più importanti iniziative nate in città dopo il sisma: quella di creare una banca di credito cooperativo realmente ancorata al territorio.

“Entro il 2013 il primo sportello”, spiega il legale, confermando i progressi del progetto.

Avvocato Madama, come nasce l’idea Banca dell’Aquila?

Nasce da una idea di Matteo Gizzi, studente universitario di appena 22 anni, che, all’indomani del sisma, inizia a parlare con me e altri di un progetto di banca di credito cooperativo, e dopo vari mesi e discussioni, finalmente ci convince e parte il tutto: assieme a Stefano Miconi (40 anni, commercialista), Gabriele De Angelis (43, agente di assicurazioni), Giammarco Berardi (37, commercialista) iniziamo a costituire il comitato promotore.

Colpisce sicuramente l’età del giovane Gizzi, un’età in cui i giovani pensano ad altro…

Matteo non ci ha mollato per mesi, lui ha avuto l’intuizione e ci ha convinti a metterci una parte del nostro tempo e del nostro impegno. E così è iniziata l’avventura, mesi e mesi a lavorare duro, dopo il lavoro, e spesso anche al posto del lavoro. Ma ci crediamo, va fatto e si può fare.

Cosa ha di peculiare Banca dell’Aquila?

È una Bcc, una banca di credito cooperativo che ha due caratteristiche essenziali per statuto: il legame con il territorio e il legame con i soci. In tutte le città ce ne sono, all’Aquila fino a oggi mancava. Ricordo la Banca di Montereale, poi assorbita dalla Bcc Roma, ma una vera Bcc aquilana non c’è mai stata. Un meccanismo per cui le risorse finanziarie necessariamente restano ancorate al territorio.

Qual è il modello di banca?

Noi guardiamo alla microeconomia locale, piccole e medie imprese, artigiani, professionisti dirigenti della pubblica amministrazione. È questo il tessuto socio-economico con cui operare.
E poi occorre un rapporto attivo con tutti gli enti e più in generale con i cosiddetti stakeholder, i portatori di interesse del territorio. Ci sono ottimi modelli nelle Marche e in Trentino che funzionano molto bene, a questi ci vogliamo ispirare. Sta nascendo una Bcc simile alla nostra anche ad Avezzano, la Bcc della Marsica: progetti che fanno bene alla nostra provincia, dov’è necessaria la collaborazione tra territori, non lo scontro campanilistico fine a se stesso.

Avvocato, oggi a che punto siamo? Quando aprite?

Abbiamo avuto l’ok della Consob che ci ha concesso l’autorizzazione, ora stiamo finendo di raccogliere le sottoscrizioni. Abbiamo collocato 4 mila azioni, ciascuna da 500 euro. Il massimo per un soggetto singolo è pari a 50 mila euro, ma a un socio corrisponde un solo voto assembleare, a prescindere dalla quota sottoscritta. È questa la vera forza: una banca dove il socio conta realmente, non è un numero e basta.

Come reagisce la città?

Stiamo precedendo bene, nonostante la resistenza al cambiamento sia un fattore che, specie nella nostra città “conservativa”, non giova mai ai progetti innovativi. Andiamo avanti: entro il 2013 si parte con il primo sportello.