L’AQUILA – “In Conferenza Episcopale abbiamo ritenuto giusto che le diocesi fossero riconosciute come soggetti attuatori”.

Lo afferma monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e presidente della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana, al comunicato di monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila che proprio ieri aveva specificato la posizione della Chiesa aquilana e abruzzese citata, con la probabile volontà di insinuare il dubbio, nella lettera di Massimo Cialente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano“.

“Ci è sembrato necessario – continua il presidente della Ceam – far sentire la nostra voce, e chiedere di poter avere il ruolo che ci spetta nella ricostruzione degli immobili ecclesiastici. Del resto, in situazioni analoghe, ovvero nella ricostruzione delle zone terremotate di Umbria e Marche e, più recentemente, dell’Emilia-Romagna, le diocesi sono riconosciute come ‘soggetti attuatori’ così come è accaduto già per gli enti religiosi dello stesso territorio aquilano e non solo”.

“Nulla di strano secondo l’Arcivescovo che, d’accordo con gli altri presuli della Ceam, si è limitato a segnalare al Governo l’anomalia nel processo di ricostruzione degli edifici ecclesiastici delle zone terremotate abruzzesi e a richiedere che siano stabilite regole chiare.

“Certo, gestire in maniera diretta appalti e fondi è un lavoro grande per la Curia – si legge nel comunicato di Valentinetti – Per questo, negli incontri avuti presso la presidenza del Consiglio, e il ministero per la Coesione territoriale, l’arcivescovo dell’Aquila chiese di introdurre una nota alla legge per prevedere una specifica convenzione con altri enti, il Provveditorato alle opere pubbliche, Direzione regionale beni artistici e ambientali, e il Comune”.