L’AQUILA – In prevalenza è di sesso maschile e ha un’età tra 30 e 39 anni: è il profilo del malato di Aids che, nonostante il lieve calo degli ultimi tempi, in Italia ha ancora una significativa incidenza: 3 casi ogni 100.000 residenti.
Cifre importanti che rilanciano la necessità di sensibilizzare la popolazione in occasione della giornata mondiale della lotta contro l’Aids che si celebra oggi, giovedì primo dicembre.
Un tema su cui mantiene i fari costantemente accesi, da anni, il reparto di malattie infettive dell’ospedale di L’Aquila, diretto dal dottor Alessandro Grimaldi che batte soprattutto su un tasto: la necessità della diagnosi precoce.
“Quasi due terzi dei soggetti – dichiara Grimaldi – arriva alla diagnosi in fase tardiva, quando già manifesta i primi sintomi dell’immunodeficienza. È quindi fondamentale effettuare, frequentemente e precocemente, i test di screening che, nella nostra Asl, sono effettuabili anche in forma anonima, garantendo il massimo della privacy”.
L’ambulatorio di malattie infettive del San Salvatore è aperto tutte le mattine, dal lunedì al sabato; si può prenotare una visita telefonando al numero 0862-368511.
Intanto, anche a livello nazionale, diminuiscono negli ultimi anni le infezioni da Hiv ed i casi di Aids conclamato in Italia, soprattutto grazie agli effetti delle terapie, ma le diagnosi arrivano troppo tardi ed in fase già avanzata di malattia per i due terzi dei pazienti.
Un dato preoccupante che indica come sia in atto, soprattutto tra i giovani, un forte calo di attenzione con una pericolosa sottovalutazione dei rischi legati a questa malattia.
A puntare i fari sul fenomeno il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e gli esperti riuniti in occasione del convegno organizzato dal ministero per la Giornata mondiale contro l’Aids che si celebra oggi.
I dati, ha spiegato Schillaci, “mostrano che l’incidenza delle diagnosi di Hiv in Italia è in calo dal 2012 e anche negli ultimi due anni, tuttavia la paura di accedere ai servizi sanitari durante l’epidemia di Covid ha comportato un ritardo nelle diagnosi. Non dobbiamo sottovalutare questa pandemia globale di Aids che resta una emergenza sanitaria nel mondo”.
Altro problema che sta emergendo, ha inoltre sottolineato, è “la scarsa conoscenza dell’Hiv e il ricorso limitato al test. La priorità è dunque facilitare l’accesso al test per far emergere i casi sommersi, oltre a continuare la lotta contro lo stigma”.
A preoccupare, commenta Barbara Suligoi, del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, è il fatto che “la percezione del rischio si è molto abbassata e c’è poca consapevolezza dei pericoli della trasmissione via sessuale”.
Nel 2021 in Italia ci sono state 1770 nuove diagnosi da Hiv e 382 casi di Aids conclamato, con un’incidenza in diminuzione, ma siamo ancora ben lontani, hanno sottolineato gli esperti, dagli obiettivi dell’Oms di arrivare al 95% di persone a conoscenza della propria positività, il 95% di persone hiv positive che possono avere una terapia e il 95% che riesce ad avere una carica virale azzerata. A pesare sono anche gli effetti della pandemia di Covid, che gli esperti definiscono “devastanti”.
I nuovi dati del report Unaids 2022 indicano infatti che i progressi fatti stanno vacillando, le risorse si sono ridotte e le disuguaglianze sono aumentate. Per questo, la lotta all’Hiv necessita di “nuovi impulsi” e se “anche prima del Covid-19 eravamo lontani dai nostri obiettivi di riduzione delle nuove infezioni e dei decessi, ora siamo decisamente fuori strada”, affermano Peter Sands, direttore esecutivo del Global Fund per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria, e Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di UnAids.
Nel mondo, infatti, rileva l’infettivologo Stefano Vella, “l’Aids è ancora una pandemia globale con 38 milioni di persone con Hiv e 1,5 milioni di nuove infezioni nel 2021”. Ed ancora: “Ogni giorno 4.000 persone, di cui 1.100 giovani, si infettano: se le tendenze attuali continueranno, almeno 1,2 milioni persone saranno nuovamente infettate nel 2025 mentre nel 2021 – conclude Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano di Roma – 650.000 persone sono morte per cause legate all’Aids. Una al minuto”.






