L’AQUILA – “La conferenza stampa della Santa Croce? Non so, non ho letto nulla in merito, in questi giorni abbiamo cose più importanti a cui pensare, me ne occuperò nei prossimi giorni…”.

Questa la secca e sibillina replica della dirigente del servizio Risorse del territorio e attività estrattive della Regione Iris Flacco, contattata da Abruzzoweb all’indomani della conferenza stampa di fuoco di Camillo Colella, patron della Santa Croce Spa che, fino allo scorso anno, era concessionaria della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), che affiancato dai suoi legali Roberto Fasciani e Giulio Mastroianni e al consulente Francesco Di Turi, senza mezzi termini ha avanzato l’ipotesi che in “questi anni sia stato messo in atto un disegno criminoso, volto a far fallire con atti illegittimi e illegali da parte degli enti la società e a sottrarre i suoi beni per favorire altri imprenditori”.

Lanciando bordate in particolare contro la Flacco e all’assessore regionale alle attività produttive Giovanni Lolli, che invece non ha risposto al telefono a questa testata. Avendo però ieri replicato a muso duro dalle pagine del Messaggero, evidenziando che “Colella e io apparteniamo a due mondi e razze diverse e inconciliabili”.

Riferendosi alla Flacco, Colella ha sostenuto che ci sono “fatti, indizi e documenti che attestato un suo accanimento nei miei confronti”, riferendosi ai vari passaggi dello scontro durissimo tra la Santa Croce e la Regione, come il bando vinto dalla Santa Croce nel 2015 e poi annullato dopo pochi mesi, perché la Regione lo aveva sbagliato, non prevedendo l’impatto di valutazione ambientale, la revoca dell’aggiudicazione per problemi con il Durc, la mancata concessione della proroga chiesta nel 2016 dalla Santa Croce in attesa del nuovo bando, il sequestro di 8 milioni di litri d’acqua, il nuovo bando vinto dalla Norda spa, dei fratelli Pessina, editori dell’Unità e proprietari di altri marchi di acqua minerale, impugnato dalla Santa Croce per le tante anomalie riscontrate.

La mancata autorizzazione concessa dalla Regione a utilizzare almeno la sorgente Fiuggino di Canistro, di cui la Santa Croce detiene regolare concessione fino ad ottobre, in quanto da questa sorgente non sgorga un quantitativo sufficiente di acqua.

Tutti passaggi oggetto di ricorsi e duri contenziosi giudiziari.

La Flacco come detto non entra nel merito, spiegando di essere molto impegnata proprio nel settore delle acque minerali, riferendosi probabilmente alla valutazione di impatto ambientale in corso del progetto industriale della Norda Spa.

La Flacco però aggiunge che della vicenda “me ne potrò occupare tra qualche giorno”. Affermazione che potrebbe essere letta anche come una velata minaccia di querela. 

Colella nella conferenza stampa aveva poi additato in Lolli uno dei principali responsabili dell'”azione persecutoria e discriminatoria”, a suo dire subita dalla sua azienda da parte dell’esecutivo regionale.

Lolli a differenza della dirigente Flacco ha replicato con molta durezza.

“Se Colella ritiene che la Regione lo abbia scippato – ha spiegato infatti al Mesaggero – lo denunci e vediamo se qualcuno trova le ragioni di questo scippo. qui ha trovato persone che no si piegano, e i primi che non si sono piegati sono i lavoratori, il Comune, la comunità intera di Canistro e poi gli attuali funzionari e dirigenti”.

E incalza: “Colella e io apparteniamo a due mondi e razze diverse e inconciliabili, Lui ha sul capo un inchiesta pesantissima per evasione fiscale, che prodotto il fatto che gli è stata commissariata l’azienda, ha perso la concessione perché non era in regola con il durc, ha perso la gara perché a vincere è stata un’azienda che è il primo operatore italiano, selezionata da una regolare commissione”.

In una lunga e durissima nota, intanto, il Comune di Canistro ha minacciato di querelare Colella.