AVEZZANO – “Avere la maggioranza o la minoranza delle quote di Aciam, per noi di Tekneko è un falso problema. Sono vent’anni, da quando Aciam è nata, nel 2005, che noi siamo minoranza, in maniera serena e tranquilla. Quello che ci sta a cuore è superare questa crisi congiunturale con una ricapitalizzazione, con un cambio di statuto che le consenta finalmente di stare sul mercato, di avere affidamenti in house, di poter fare le gare. Senza questo passaggio, non c’è futuro”.

In vista dell’assemblea del primo ottobre dei soci dell’Aciam, la società consortile del ciclo dei rifiuti, con 48 comuni soci della Marsica e dell’Aquilano, e su cui grava un debito di breve termine di circa 2 milioni di euro, con all’ordine del giorno la controversa modifica dello statuto e la ricapitalizzazione, intervistato da Abruzzoweb, ad irrompere nel serrato dibattito è il lupus in fabula, Umberto Di Carlo, membro del cda e presidente della Tekneko, il socio privato di Aciam, che detiene il 48,6% delle azioni. Un pacchetto che con il cambio dello statuto potrebbe diventare maggioritario.

Ipotesi che ha provocato però una levata di scudi da parte dei sindaci soci, con i Comuni di Celano, Carsoli e Pescina, che in consiglio hanno già votato no ad una ipotesi che comporterebbe il rischio che la parte pubblica soccomba ad un privato che potrà fare il belle e cattivo tempo. Non solo, il neoconsigliere regionale Giampaolo Lugini, eletto il 10 marzo con la civica del riconfermato presidente Marco Marsilio, di Fdi, già vicesindaco del resto, e ora semplice consigliere al Comune di Carsoli, ha portato il caso l’8 agosto scorso nella commissione di Vigilanza del consiglio regionale, avanzando di fatto dubbi, e chiedendo relativa documentazione sull’ingresso mediante gara, di Tekneko in Aciam, nel 2005.

Di Carlo, a sua volta ribatte nell’intervista ad Abruzzoweb, punto per punto a tale offensiva, perché non ci sta a fare la parte del lupo cattivo, mettendo sul tavolo il prestigio e i numeri, di una società, la Tekneko che ha un fatturato di 70 milioni di euro l’anno, 1.137 dipendenti, di cui 150 nella sola Marsica, che opera anche nel Lazio, in Puglia e nelle Marche, in 46 comuni, per un bacino di utenza di 700mila utenti, e che il 12 dicembre riceverà anche il premio “Industria Felix – L’Italia che compete”, del periodico di economia e finanza, supplemento con Il Sole 24 Ore, per la “competitività”, “salvaguardai dei livelli occupazionali”, e “livello di solvibilità e sicurezza finanziaria”.

Un’azienda, sottolinea Di Carlo, che ha contribuito al successo di Aciam, portando nella governance, di cui è oggi presidente Maurizio Bianchini, amministratore delegato Alberto Torelli, consiglieri oltre a Di Carlo, Federica Di Renzo e Paola Ciciarelli, un “know how imprenditoriale, un approccio più attento a far quadrare i conti”. E smentisce le voci che lo vogliono “ammanicato” con la politica, in particolare con Gianni Di Pangrazio, il sindaco civico di Avezzano, comune dove Tekneko gestisce da anni il servizio rifiuti e igiene urbano, a seguito di gare europee, e ora di proroghe. “Sono un imprenditore, solo un liberale, né di destra né di sinistra, bado alla concretezza, e la politica non mi interessa”, assicura.

Veniamo dunque, dopo questa doverosa premessa per comprendere il contesto, nel merito delle argomentazioni di Di Carlo.

“Noi siamo convinti che Aciam è un bene importante per il nostro territorio – esordisce l’imprenditore e socio privato -, e va ricordato che tutta la Marsica ha una raccolta differenziata superiore al 75%, e costi del servizio molto più bassi che in altre aree della provincia dell’Aquila. E ha come punto di forza l’impianto di Aielli con annessa produzione di biogas e compost agricolo. Ora però, a causa della pandemia del covid, e le turbolenze nel mercato del gas, Aciam sta vivendo una crisi momentanea, come accaduto a tante altre aziende, ma dopo che nella sua storia ha avuto sempre i conti a posto e ha sempre utili. E dunque in questi casi cosa deve fare un imprenditore normale? Rifinanziare l’azienda per mandarla avanti. Nell’assemblea del 1 ottobre il passaggio fondamentale è dunque quello ricapitalizzare l’azienda, per circa 800.000 euro, di cui la metà sarà a nostro carico. Ma auspico davvero che tutti i comuni diano seguito a questo passaggio fondamentale, nel loro interesse”.

Per la precisione, la perdita di bilancio da ricapitalizzare per Aciam è di circa 2 milioni di euro, i debiti dell’azienda a breve e lungo termine sono di oltre 15 milioni di euro, corrispondenti  ai mutui a lungo termine in essere di 12,8 milioni.

Alla domanda cruciale dunque: “quali sono gli argomenti a favore del cambio di statuto, il vantaggio per la collettività?”, Di Carlo risponde come segue.

“Aciam ad oggi è una società di scopo, può occuparsi solo della gestione dell’impianto di Aielli , e del trattare i rifiuti che lì vengono conferiti, della produzione e vendita di biogas e compost. Ed è allo stato attuale una società bloccata, nata nel 2005 con una normativa che anche oggi gli impedisce di avere affidamenti in house e senza gara, come ad esempio accade per l’Asm a L’Aquila, è una società che non può fare gare, è una società che non può operare di fatto sul mercato, fare profitti. Con il cambio di statuto diventerebbe invece un’azienda normale – spiega Di Carlo -. Non basta dunque ricapitalizzare, e coprire il debito, perché io ritengo che non cambiare lo statuto, aggiornandolo alle normative vigenti, significherà prima o poi portare i libri in tribunale, perché, ripeto, un’azienda alla quale la legge gli vieta di fare le gare d’appalto, di avere affidamenti in house, prima o poi la devi chiudere”.

E veniamo dunque alla possibilità sancita dal nuovo statuto, che consente al privato di essere maggioranza.

“Si vedrà se avremo o meno la maggioranza o resteremo minoranza – spiega di Carlo -, ma questo, lo ripeto, è un falso problema, e ricordo che ci sarebbero anche patti parasociali che garantiscono al massimo la parte pubblica, e aggiungo che anche per ragioni di tecnica industriale, anche per il privato c’è massimo interesse che ci sia una forte presenza pubblica. Il cambio dello statuto, che consente a soci privati ma anche pubblici, di vendere e comprare quote, si impone anche perché ci sono Comuni della provincia dell’Aquila, sei o sette, che sono già soci di altra società e hanno già espresso la volontà di andare via da Aciam, e ci sarà dunque la necessità che le loro quote siano coperte da altri soci. Se questo accadrà, decideremo il da farsi”.

L’ex candidata sindaco di Forza Italia nel 2020 ad Avezzano e poi alle regionali di marzo, Anna Maria Taccone, ex presidente dell’Aciam ed economista, ha sostenuto, intervistata da Abruzzoweb, che con le quote maggioritarie ad un privato i comuni nulla potranno fare in futuro, contro eventuali aumenti di tariffe per il servizio rifiuti. Di Carlo gli ha risposto con un durissimo post, ora ad Abruzzoweb replica più pacatamente, e ulteriormente argomentando.

“Anche questo non corrisponde alla verità, perché Aciam è come detto una società di scopo, gestisce semplicemente l’impianto di Aielli, non ha affidamenti diretti, e i Comuni sono liberi di di portare i propri rifiuti negli impianti che vogliono. Ora il problema sarebbe vero se Aciam avesse degli affidamenti in house e quindi le tariffe potrebbero in questo caso aumentare o diminuire”.

E conclude, a proposito del ruolo del privato nell’Aciam, “Io faccio sempre l’esempio virtuoso di Gesenu in Umbria, che è al 55% del gruppo Paoletti, al 45% del comune di Perugia, che può operare nel mercato e offre un ottimo servizio ai cittadini. Ma il desiderio di Tekneko non è controllare Aciam, avere la maggioranza, è dare un futuro a questa azienda, perché ripeto non basta ricapitalizzarla, ma occorre renderla competitiva, farla crescere, e se resta una società di scopo questo non può farlo. E parte da un punto di forza eccezionale, l’impianto di Aielli, il più importante del centro Italia, che da lavoro ad oltre 90 persone, con riconoscimenti a livello internazionale, di cui i Comuni soci sono proprietari, pur non avendoci messo mai un centesimo, perché l’impianto è stato pagato da Aciam coi fondi propri e con mutui accesi con le banche, di cui restano 12 milioni di euro circa da pagare, con le garanzie fideiussorie date dal socio privato, con i prestiti fatti dal socio privato, un impianto che riesce ad emettere anche biogas in rete e produrre compost per l’agricoltura”.

L’INTERVISTA