L’AQUILA – “‘Più turisti, meno scuole’: così La Stampa ha raccontato a maggio il paradosso aquilano, il centro storico senza scuole della Capitale Italiana della Cultura. La trasmissione Report ha mostrato all’Italia l’erba cresciuta tra i banchi della ex Carducci e le migliaia di studenti ancora nei Musp: 17 anni dopo il sisma, 4 scuole completate su 18 interventi. Siamo l’unica città italiana dove i bambini del centro storico non hanno una scuola nel proprio quartiere. È questo il biglietto da visita della Capitale italiana della Cultura 2026”.
Lo scrive, in una nota, l’Associazione Civico 99, dopo l’articolo pubblicato nelle scorse settimane su La Stampa che raccoglieva diverse testimonianze, tra cui quella del Comitato Scuole Sicure. Una ricostruzione netta della vicenda che da anni tiene banco nella città ferita dal sisma del 2009 e che ha trovato ampio spazio nel quotidiano di Torino che si appresta a diventare “abruzzese” attraverso l’acquisto, con un investimento di 50 milioni di euro, del gruppo editoriale in forte ascesa Sae del manager aquilano Alberto Leonardis nella newco con il gruppo industriale di livello nazionale e internazionale con sede a Chieti, Toto, fondato dal patron Carlo Toto, tra le altre cose concessionario dell’autostrada abruzzese e laziale A24 A25, pronto ad entrare con una quota del 25%. (Qui il link)
“Ora leggiamo che ‘i ricordi non bastano’ e che i palazzi storici non offrono spazi e sicurezza – viene aggiunto – Argomento fuori bersaglio: nessuno chiede di tornare negli edifici vincolati. Chiediamo un edificio nuovo, antisismico, a Porta Leoni, su area comunale oggi ridotta a parcheggio, progettato insieme al parcheggio interrato già previsto. Il calo demografico, poi, non è un alibi ma un atto d’accusa: le famiglie se ne vanno proprio perché mancano i servizi. A Sassa si posa la prima pietra di una cittadella da 12 milioni per 520 studenti; al centro storico, intanto, nemmeno uno studio di fattibilità”.
“Quanto agli spiragli sul Convitto: se ‘lo studio tecnico è quello, il progetto è quello’, il problema non è tecnico ma politico. Lo scaricabarile tra Comune e Provincia è ormai sotto i riflettori nazionali: ogni ulteriore rinvio verrà raccontato, e noi ci faremo trovare”, viene sottolinineato.
“La petizione change.org/scuolaportaleoni ha superato le 500 firme e sostiene una proposta di deliberazione che sarà depositata in Comune al termine della raccolta delle firme: Porta Leoni come sede preferenziale e studio di fattibilità entro 120 giorni. Atti, non annunci. Il centro non rivive di eventi e ristoranti: rivive quando tornano bambine e bambini. Chi continua a dire no dovrà spiegarlo, davanti alla città e alle telecamere, alle ragazze e ai ragazzi che ogni mattina lasciano il centro per andare a scuola in periferia”, conclude la nota.






