L’AQUILA – “L’erba è cresciuta intorno a banchi e sedie e la ruggine ha completato l’opera di distruzione. È tutto quello che resta degli arredi della scuola Carducci ma è anche tutto quello che resta delle scuole nel centro storico dell’Aquila e negli immediati dintorni. A diciassette anni dal terremoto che cancellò 309 vite e ridusse in macerie decine di migliaia di edifici una verità si sta facendo strada: gli antichi palazzi sono stati quasi tutti ricostruiti, il centro sta lentamente riacquistando l’eleganza di un tempo. Ma le scuole non ritornano”.
Inizia così l’articolo pubblicato nei giorni scorsi su La Stampa, a firma dell’inviata Flavia Amabile che raccoglie diverse testimonianze, tra cui quella del Comitato Scuole Sicure.
Una ricostruzione netta della vicenda che da anni tiene banco nella città ferita dal sisma del 2009 e che ha trovato ampio spazio nel quotidiano di Torino che si appresta a diventare “abruzzese” attraverso l’acquisto, con un investimento di 50 milioni di euro, del gruppo editoriale in forte ascesa Sae del manager aquilano Alberto Leonardis nella newco con il gruppo industriale di livello nazionale e internazionale con sede a Chieti, Toto, fondato dal patron Carlo Toto, tra le altre cose concessionario dell’autostrada abruzzese e laziale A24 A25, pronto ad entrare con una quota del 25%.
Ad occuparsi della questione, ormai diventata un caso nazionale, sarà anche la trasmissione di RaiTre Report, condotta da Sigfrido Ranucci, nella puntata che andrà in onda domenica 24 maggio, a partire dalle 20.30: “A 17 anni dal sisma, a L’Aquila ancora a scuola nei container
Il terremoto de L’Aquila del 2009 ha provocato la morte di 309 persone e colpito duramente le strutture, anche quelle scolastiche. Decine di edifici sono stati distrutti o dichiarati inagibili. Per gli studenti aquilani, l’anno scolastico in corso, come gli ultimi 17, è cominciato ancora nei Musp, moduli ad uso scolastico provvisorio. Eppure il piano di ricostruzione delle scuole prevedrebbe 18 interventi tra ristrutturazioni, demolizione e ricostruzioni e scuole da fare ex novo. Ad oggi, però, di scuole pronte ce ne sono solo quattro”.
E a La Stampa Luca Barbetta, ingegnere e componente del Comitato Scuole Sicure, nonché uno dei residenti del centro storico, padre di due bambine costrette ogni giorno a prendere lo scuolabus per raggiungere una delle nuove scuole (prefabbricate) della periferia, commenta: “Chissà se vedremo mai la fine dei lavori. E dall’anno prossimo la mia primogenita frequenterà le medie. Ma alle medie il Comune ha deciso di non attivare lo scuolabus. Dovremo accompagnarla in auto io e mia moglie”.
E poi ancora, si legge nell’articolo: “Prima del terremoto nella zona c’erano tre istituti, adesso neanche uno. La scuola media Carducci, per esempio, oggi appare completamente abbandonata: erbacce nel giardino, finestre rotte, la nuova casa dello studente mai finita. La fine dei lavori era prevista per il 2026 ma il progetto è stato approvato a settembre del 2025 e per ora non c’è traccia di attività in corso”.
Vengono poi riportate le dichiarazioni di Paola Inverardi, rettrice Gran Sasso Science Institute: “Ci ritroviamo con un centro preda della movida. Tutto B&B, pub e ristoranti. È una vergogna”. E di Silvia Frezza, Commissione Oltre il Musp: “Il nostro triste record è quello di essere l’unica città d’Italia dove i bambini del centro non hanno diritto a una scuola”.






