ROMA – “Questo è il mio primo congresso di Forza Italia, facevo parte fino a un anno fa di tutta quella platea di possibili persone che avrebbero potuto entrare a far parte della squadra di Forza Italia. Faccio il consigliere regionale, non sono soltanto, come dire, un elettore, ma ho trovato in 10 anni di consiglio regionale, in Forza Italia una forza credibile, moderata, seria, pragmatica: sono tutti elementi che stanno consentendo agli azzurri in questo preciso momento storico di raccogliere il lavoro che è stato fatto in tanti anni”.
Così il consigliere regionale di Forza Italia Sara Marcozzi, candidata nelle file azzurre alle regionali abruzzesi de prossimo 10 marzo, intervenendo, come unica rappresentante delle istituzioni abruzzesi, nel congresso nazionale di Forza Italia che si è concluso ieri a Roma e che ha confermato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani come leader nazionale.
Nella Capitale non sono stati molti gli eletti ed i candidati abruzzesi a partecipare all’importante evento avendo preferito continuare la campagna elettorale: oltre a Marcozzi e al coordinatore regionale, Nazario Pagano, deputato e presidente della Commissione Affari costituzionale, si è registrata la presenza del consigliere regionale Manuele Marcovecchio, espulso dalla Lega, e candidato azzurro alle elezioni del 10 marzo, l’assessore regionale uscente al Turismo e alle Attività produttive Daniele D’Amario, candidato anche lui il 10 marzo, il sindaco di Pescara, Carlo Masci. Ed infine i due candidati alle europee, gli imprenditori abruzzesi Antonella Ballone, di Teramo, ed Eliseo Iannini, dell’Aquila.
Marcozzi, ex Movimento Cinque stelle per il quale è stata per due volte candidata alla presidenza, ha sottolineato ancora che “il mio coordinatore regionale ha raccontato che Forza Italia in questa legislatura aveva eletto tre consiglieri regionali, adesso ne siamo nove perché Forza Italia si è dimostrata con una grande capacità attrattiva, ma la capacità attrattiva di chi sa fare e di chi fa le cose”.
Nel suo apprezzato intervento, il consigliere azzurro ha attaccato il suo ex partito e il Pd.
“Oltre alla capacità attrattiva dobbiamo avere, in questo voglio ringraziare il segretario nazionale Tajani, anche una capacità di accoglienza. Se vogliamo crescere come squadra e se vogliamo che la squadra riesca ad ottenere sempre più risultati, dobbiamo evidentemente essere anche capaci di accogliere, di fare squadra e di coltivare il lavoro – ha proseguito -. Lo testimoniano gli ordini del giorno che abbiamo ascoltato, temi importanti di cui prima forse meno si parlava in forze politiche di centrodestra ma noi siamo evidentemente una forza di centro e ci sono delle battaglie che, non soltanto per differenziarci dagli altri, ma anche per questioni di civiltà, sono battaglie di civiltà che noi dobbiamo intestarci perché abbiamo la capacità, la forza e non temiamo il confronto: dobbiamo intestarci per far sì che il nostro sia un paese civile e adeguato.
Disabilità, salute, contrasto alla violenza di genere, politiche attive per le donne, ambiente acqua e cambiamenti climatici. Nel prossimo futuro io mi voglio focalizzare su questo tema”.
Marcozzi ha spiegato ancora: “Noi saremo costretti a difenderci, lo facciamo già, dalla carenza di acqua e dall’acqua in eccesso, dalle alluvioni e dalla siccità. Questo è un tema che dobbiamo prendere come nostro e rendere efficienti sia le governance delle società di gestione e fare un piano sia nazionale che regionale. Io nella mia regione c’ho provato, vengo da una piccola regione non per estensione ma per numero di abitanti. L’Abruzzo è una regione da 1.300.000 persone, quattro province, sei società di gestione dell’Idro potabile. L’aspirazione che dobbiamo avere è evidentemente un piano nazionale di razionalizzazione ed utilizzo, governance delle società di gestione e parallelamente un piano regionale. Per semplificare sburocratizzare, efficientare il servizio, come dire, e prepararci a quello che verrà cioè alla carenza d’acqua, alle migrazioni che arriveranno di persone che vivono in territori in cui l’acqua non ci sarà più a brevissimo e per tutelare le imprese e gli agricoltori e dunque tutto il tessuto economico. Non è una questione, come dire, di ambientalismo ideologico è una questione di economia, tessuto produttivo e lavoro. Ho tentato anche nella mia regione, come dire, di istituire una commissione permanente che si occupasse proprio del sistema idrico integrato, quindi idropotabile, Idroelettrico, ed irriguo e cambiamenti climatici. Le maggiori resistenze io le ho avute dalla sinistra. Da quelli che ipocritamente si dicono ambientalisti ma che poi sono quelli del non fare: PD e Movimento 5 Stelle”.
E poi la conclusione: “Io a questa ipocrisia rispondo, come dire, con la voglia di fare ed ho capito che in politica esistono due tipologie di persone sostanzialmente: quelle che fanno e quelle che cercano di non far fare le cose agli altri. Per ignoranza, per incapacità, per interesse personale. Io voglio stare con le persone che fanno e questa è un’assemblea di persone che fanno, e io mi sento a casa e per cui vi ringrazio”.




