L’AQUILA – “Secondo il nostro punto di vista, è impensabile accostare una serata dalle finalità ricreative e culturali con la tragedia che ha investito L’Aquila”.
È quanto affermato dal locale l’Atelier in una nota in cui risponde alle polemiche nate dalla diffusione di una serata di body sushi.
LA NOTA INTEGRALE
L’Atelier replica in merito a quanto scritto da Antonietta Centofanti attivista aquilana esponente dell’assemblea cittadina. In data 15 dicembre, relativamente alla serata di venerdì 16 dicembre presso il nostro locale.
Nella pratica del Nyotaimori , originaria del Giappone, che significa letteralmente “presentazione del corpo femminile” , una ragazza coperta di foglie, viene fatta sdraiare sulla tavola, mentre lo chef la ricopre in modo artistico di sushi e altri cibi.
Esiste anche la pratica del Nantaimori. Essa prevede la stessa cerimonia sul corpo di un uomo. Tale pratica non rappresenta nulla di sessista, rappresenta uno spettacolo, così come lo è il nudo nelle opere d’arte, inoltre i corpi sono coperti per evitare il contatto della pelle con il cibo.
Questa serata è stata concepita come attività ludica e di spettacolo, senza voler attirare un pubblico di “guardoni” o di maschilisti, poiché è aperta anche alle donne.
L’attività, può essere considerata funzionale alla stessa ripresa de L’Aquila e delle sue attività commerciali, poiché la serata è stata concepita per essere intesa come momento di incontro in cui viene presentata una pratica inerente alla cultura giapponese.
Secondo il nostro punto di vista, è impensabile accostare una serata dalle finalità ricreative e culturali con la tragedia che ha investito L’Aquila.
Il body sushi, inoltre, viene tranquillamente realizzato come spettacolo in moltissime altre città dove, i movimenti femministi, pur essendo molto attivi, non si sono mai scandalizzati di fronte alla riproduzione di quello che semplicemente questa serata rappresenta: la riproposizione di un pratica che proviene dal Giappone.
Capiamo che alcuni aspetti delle altre culture possano essere inizialmente fatti oggetto di resistenza, specie da quelli meno aperti al nuovo ed al cambiamento, ma crediamo che a volte la conoscenza di ciò che è diverso dalla nostra cultura passi anche da occasioni come questa.






