PESCARA – “Non mi sono meravigliato quando il presidente del Consiglio ha detto, ieri, che non è vero che c’è la crisi perché i ristoranti e gli aerei sono pieni. Non mi sono meravigliato perché purtroppo il problema che ha il governo e il nostro presidente del Consiglio è che non conosce la realtà italiana, anche perché coloro che gliela dovrebbero rappresentare si guardano bene dal dire la verità quando la verità può dispiacere a colui che è il massimo rappresentante. E parlo di alcuni dirigenti abruzzesi del Pdl che vivono una sorta di servilismo che sarebbe da bandire nei comportamenti”.
Lo ha detto Gianfranco Fini a Pescara, durante una manifestazione pubblica promossa da Fli. “È vero – ha aggiunto – che c’è una parte della società, quella più ricca, che non avverte la crisi e si può permettere un certo stile di vita, ma è una parte che si sta riducendo a fronte della stragrande maggioranza degli italiani che comincia ad avvertire la proletarizzazione del ceto medio e la crescita di disagio di chi ha un reddito fisso, i pensionati, le famiglie monoreddito con più figli, i giovani precari”.
“C’è un’Italia – ha concluso il presidente della Camera – che fa sentire il suo grido di lavoro e che merita una risposta un po’ più seria di quella su ristoranti e aerei pieni”.
E quanto accade oggi, ha detto Fini, “si capiva già un anno fa quando c’erano segnali evidenti di crisi”.
“NON VOGLIO RIBALTONI”
“Non vogliamo ribaltoni”, ha detto Fini parlando della situazione politica italiana. Il leader di Fli ha sostenuto, rivolgendosi alla platea durante un incontro pubblico promosso da Fli, che “un governo che sta in piedi con due voti non si sostitusce con un governo che sta in piedi per due voti”.
“PASSO INDIETRO DI BERLUSCONI E SI VERIFICHI LA MAGGIORANZA”
“Un passo di lato o un passo indietro da parte del presidente del Consiglio – ha chiesto Fini – per verificare se è possibile in Parlamento una larga maggioranza basata su chi ha vinto le elezioni”.
“Il presidente del Consiglio – ha detto il presidente della Camera – così facendo avrebbe “tutto il diritto dovere di avanzare al presidente della Repubblica l’indicazione sul nome della personalità a cui ritiene opportuno affidare l’incarico di formare il governo e una agenda che non sia un libro dei sogni ma con due o tre cose da fare per davvero, non mirabolanti promesse che durano lo spazio di un mattino”.
Su questi punti essenziali si dovrebbero “impegnare le forze politiche responsabili a metterci la faccia per garantire che si fanno due tre cose che sono indispensabili”.
E tra queste cose in primo luogo ci sono, per Fini “quelle in termini economici, per ridare credibilità all’Italia a livello internazionale, e anche quelle per garantire che la nostra democrazia sia autentica cioè la riforma di una legge elettorale che non può continuare a essere la negazione per un cittadino del diritto di scegliere il suo rappresentante”.
Queste “due tre cose concrete” andrebbero fatte “entro la fine della legislatura impegnando tutte le forze politiche responsabili”, ma se Berlusconi “sta con il pallottoliere alla ricerca del deputato che manca” e non segue questa strada “non fara’ ne’ l’interesse del Paese, né del Pdl né il suo personale”.






