PESCARA – “Da uno studio condotto da Finlombarda e dall’Università di Torino circa l’operatività dei Confidi attivi in Italia, e riportato sul Sole 24 Ore di oggi, emerge che essi mostrano nel complesso un impianto economico e patrimoniale debole, con la necessità di accelerare il processo di consolidamento tra gli stessi. Quello che emerge da tale studio, quindi, è l’urgenza di addivenire a forme organizzative per i Confidi che vadano al passo con i tempi e con le necessità dettate dal sistema bancario”.
È quanto afferma Alfredo Castiglione, vice presidente della Giunta Regionale con delega allo Sviluppo Economico.
“In Abruzzo il loro numero è talmente elevato – evidenzia Castiglione – che non si riesce ad avere univocità della loro quantificazione. Al momento del mio insediamento come assessore allo Sviluppo Economico, il numero dei confidi era di oltre 70 realtà. Ad oggi, attraverso i processi di fusione attuati, il numero sta diminuendo ma è ancora elevato. La ratio alla base della legge Regionale n. 37/2001 sui Confidi va proprio in questa direzione perché, in maniera lungimirante, avevamo ben analizzato quanto previsto dallo studio su indicato”.
“L’Abruzzo, infatti, – prosegue Castiglione – è caratterizzato da una forte frammentazione dei Confidi esistenti. Vi sono realtà talmente piccole e con un patrimonio sociale talmente irrisorio che spesso non riescono a svolgere compiutamente l’azione di garanzia verso le banche, che rappresenta il motivo della loro esistenza. Sono Confidi non sufficientemente patrimonializzati per poter assicurare alle imprese l’aiuto e l’assistenza all’accesso al credito. Ecco perché si è resa necessaria una Legge di Riforma dei Confidi in Abruzzo”.
“Va da sè – aggiunge Castiglione – che più forte sarà il ruolo dei Confidi, maggiori saranno le garanzie che si riusciranno a dare e più affidabile sarà il ruolo di partner con il sistema bancario. E ciò è ancor più vero in relazione al fatto che l’impiego di garanzie cresce, in Italia così come in Abruzzo, in maniera asimmetrica rispetto agli impieghi bancari. Ciò vuol dire che, oltre a supportare le imprese in termini di finanziamento, i confidi hanno sulle spalle il rischio del finanziamento che in passato le banche gestivano autonomamente”.
“In una situazione in cui i fondi pubblici da gestire per i confidi saranno sempre minori – spiega Castiglione – ed in un momento in cui le sofferenze e i contenziosi sono in aumento e la regolamentazione bancaria e comunitaria costringerà tali strutture a fare i conti con margini sempre più ridotti, si impone un cambio di passo. La Legge Regionale n.37, ricordo ancora una volta, impone ai Confidi di avere un numero di imprese socie minimo di 250, un patrimonio netto di 5 milioni di euro ed un volume di operazioni di 10 milioni di Euro. Ho pensato allora, e i fatti mi danno ragione, che avere realtà forti da un punto di vista patrimoniale, e che rispondono a determinati requisiti, consente di raggiungere l’obiettivo di rendere più agevole la vita alle nostre PMI, mitigando gli effetti sul costo del costo del denaro e consentendo di effettuare una politica inclusiva del sistema di gestione delle garanzie”.
“In un panorama dove la gestione finanziaria è ancora troppo onerosa per le nostre Piccole e Medie Imprese – spiega ancora Castiglione – la politica del credito che la Regione ha adottato è imperniata su una più stretta collaborazione tra il sistema produttivo e le banche. Queste ultime, tra l’altro, non devono basarsi sempre su dati quantitativi delle piccole e medie imprese per la valutazione del merito del credito, ma anche sulla qualità e la progettualità, e su quanto le nostre imprese riescono ad esprimere sul territorio”.
“Il peso delle garanzie – sottolinea l’assessore – in questo momento, risulta essere lo strumento decisivo e in questo contesto il ruolo dei Confidi è centrale quale strumento che avvicina il mondo produttivo al mondo bancario, svolgendo con maggiore efficienza e maggiore professionalità un’azione di cerniera tra questi due mondi che devono trovare necessariamente un equilibrio stabile. I Confidi, quindi, attraverso un miglioramento della governance e della patrimonializzazione, devono ergersi a veri partner delle imprese. Basti pensare – riprende Castiglione – ai livelli di non affidabilità e vulnerabilità delle PMI non assistite dai Confidi che sono nettamente superiori alle PMI affiancate dai Confidi, i quali tra l’altro, non sono assistiti da adeguato patrimonio. Anche al fine di accelerare i processi di fusione, che altre Regioni hanno già da tempo iniziato, è attualmente in essere un Bando, a valere su risorse europee del FESR, per l’individuazione di un soggetto gestore di un fondo di rotazione di 15 milioni di euro, il quale soggetto ne emetterà uno successivo per il finanziamento del fondo rischi di Confidi che hanno le caratteristiche insite nella L.R. 37/2010”.
“Detto questo – continua Castiglione – lo studio di Finlombarda, ci conferma l’impostazione data in sede di Legge regionale sui confidi. Una riprova dell’azione oggettivamente positiva posta in essere da questo Assessorato all’atto della predisposizione della normativa vigente. Chi si oppone a questo processo di fusione, che oramai pure a livello centrale tutti si auspicano, non fa gli interessi delle micro e pmi, vere protagoniste e beneficiarie dei servizi che i confidi erogano, ma solo gli interessi di alcune persone legate a rendite di posizione che, come fa notare lo stesso studio, porta a situazioni in cui i sistemi di governance (Consigli di Amministrazione, Direttori, Collegi Sindacali, ecc) occupano un numero superiore a quello dei dipendenti”.
“Tra l’altro – conclude l’assessore – penso che, una volta definiti i processi di fusione, si dovrà giungere ad una sorta di certificazione, da parte di apposite agenzie, e di valutazione dei bilanci dei confidi, visto che diverranno intersettoriali e di respiro regionale”.






