L’AQUILA – Attrice, modella per campagne pubblicitarie, fotografa, ma anche esperta dell’arte delle “bolas”, le palline infuocate con cui disegna coreografie spettacolari facendole roteare con velocità.

L’eclettica Fabiola Di Gianfilippo, nata a Roma 34 anni fa, ma di origini aquilane (il padre è di Marana di Montereale mentre la madre è di Pizzoli), è un vulcano in continua eruzione.

Fabiola ha iniziato a sentire il fuoco ardente della passione per la recitazione quando era ancora piccolina.

Appena terminato il liceo ha iniziato a studiare recitazione e da lì è stato un susseguirsi di corsi, workshop e laboratori fino ad arrivare alla recente laurea al Dams (Discipline delle arti della musica e dello spettacolo).

Con il tempo sono arrivate le soddisfazioni lavorative, prima fra tutte la serie televisiva Le ali della vita, il suo primo lavoro, che le ha dato anche la gioia più grande di conoscere Virna Lisi e Marisa Merlini, due miti per lei (“le adoravo quasi fino a idealizzarle”, dice).

Nel 2000 è arrivata anche la brillante sitcom Via Zanardi 33, con un non ancora famoso Elio Germano, mentre il 2005 è stato l’anno della sua partecipazione al “medical drama” tutto italiano Nati ieri con Ettore Bassi e Sebastiano Somma.

Nel 2008 e 2009 è stata ancora in televisione con la docufiction Città Criminali, ma contemporaneamente si è cimentata in teatro, recitando in diversi spettacoli.

Parallelamente ha accresciuto la sua passione per la fotografia, nata quasi per compensare il mancato talento nel disegno: “Mi dicevano che non sapevo disegnare quindi mi sono ‘spostata’ sulla fotografia”, spiega.

Ma non poteva certo bastare tutto questo a placare la sete di nuove esperienze che Fabiola ha costantemente dentro.

E allora, per dare un segnale di vicinanza alla ‘sua’ città (“il mio sangue è abruzzese”, sottolinea) ha anche deciso di sfilare al corteo della Bolla della Perdonanza nell’anno 2009, in quella che è stata l’edizione più commovente.

E lei, il vulcano in continua eruzione, in quell’occasione ha assorbito il silenzio carico di dolore di quella processione per le vie del centro storico ferite dal terremoto e ha pregato, con tutta la forza che la fede buddista abbracciata anni fa le ha dato.

Ad AbruzzoWeb che l’ha intervistata ha raccontato le sue passioni, la sua fede e i ricordi d’infanzia legati a Pizzoli così preziosi e solidi che neanche il terremoto ha potuto spazzarli via.

GUARDA LA FOTOGALLERIA

Com’è nata la passione per la recitazione?

Ce l’ho dentro fin da quando ero piccola. Ricordo che mio padre mi faceva ripetere le poesie che dovevo imparare a memoria come compito a scuola pretendendo anche che le interpretassi. Da lì credo sia nato il desiderio di recitare, anche se sono riuscita a formarmi solo dopo la scuola.

Come mai?

Beh, i miei genitori mi hanno un po’ ostacolata all’inizio. Pensavano fosse solo uno sfizio. Quindi solo dopo il liceo ho potuto seguire il corso di Lino Damiani che mi ha formata sul metodo Stanislavskij, sul quale mi sono specializzata.

Hai iniziato prima a fare televisione e poi teatro. Qual è stata l’esperienza che ti ha segnato di più?

Sicuramente la serie televisiva Le ali della vita. È stato il mio primo lavoro, molto lungo, ed è quello di cui ho il più bel ricordo, anche perché ho avuto modo di rapportarmi con attori del calibro di Virna Lisi e Marisa Merlini, che adoro.

Com’è stato lavorare con loro?

Stupendo. Loro sono due attrici che ho sempre ammirato e quasi idealizzato. Sia sul set che fuori le ho osservate, da lontano e in silenzio. Credo sia la cosa migliore per cercare di assorbire il più possibile, ‘succhiando’ dal loro lavoro.

Oltre alla recitazione coltivi anche un’altra passione, quella per la fotografia. Com’è nata?

Quando ero piccola tutti mi dicevano che non sapevo disegnare, quindi  mi sono ‘spostata’ sulla fotografia. Però in qualche modo ho mantenuto lo stile del disegno, le mie prime foto le stampavo in bianco e nero dando  un effetto ‘carboncino’.

Ho partecipato a diversi concorsi, il primo l’ho vinto proprio all’Aquila!

E se dovessi scegliere tra recitazione e fotografia..?

Domanda difficile. In qualche modo però ho già scelto quando ho deciso di specializzarmi come attrice. La fotografia rimane più un hobby, che sfrutto per partecipare ai concorsi, meno per lavoro.

Nell’agosto 2009 hai sfilato nel corteo della Bolla durante la Perdonanza Celestiniana dell’Aquila, a pochi mesi dal terremoto. Come hai vissuto quell’esperienza?

Era un sogno che avevo fin da bambina, quando mio padre mi portava a vedere la sfilata nel centro della città. Ogni anno però arrivavamo a Pizzoli per le vacanze, quindi ad agosto, quando era ormai già tardi per richiedere di  partecipare. Casualmente, nell’estate del 2009, sull’autobus da Roma all’Aquila,  ho conosciuto un ragazzo che fa parte di un gruppo storico del corteo che mi ha dato una mano.

Erano passato solo pochi mesi dal 6 aprile 2009, la notte del terremoto. Cosa hai provato?

Mi vengono i brividi solo a ripensarci. C’era tanta gente e tanto silenzio. Nonostante il pubblico applaudisse l’atmosfera attutiva il rumore. Confesso che mi sono uscite le lacrime.

Tu come hai vissuto il terremoto?

Io ero a Roma, con la mia famiglia. Ci siamo svegliati perché anche lì si è sentita bene la scossa. Però non abbiamo pensato che potesse essere L’Aquila. Il mattino dopo abbiamo acceso la televisione e ci siamo resi conto. È stato struggente vedere quelle immagini, ti ripeti che non è possibile…

Eppure i terremoti esistono, noi siamo ospiti su questa Terra e dovremmo evitare che quando succedono queste cose ci siano vittime.

Per fortuna la nostra casa di Pizzoli è rimasta intatta.

A proposito di Pizzoli. Quanto sei legata a quei luoghi?

Ho ricordi meravigliosi della mia infanzia e della mia adolescenza legati a Pizzoli. Ho tanti amici lì, ci torno ogni estate, per le feste e spesso faccio un salto anche nei fine settimana.

Ti senti più abruzzese o laziale?

Il mio sangue è abruzzese, ed è forte in me, anche se sono nata ho vissuto a Roma.

Torniamo un attimo al terremoto. Tu che sei spesso lontana, che percezione hai della situazione all’Aquila?

Ho sentito tante voci, tra loro anche discordanti. Alcuni miei amici la chiamano “Pompei” per sottolineare il fatto che il centro è deserto e abbandonato.  Atri invece sono più positivi. Io non so cosa pensare. Quando una situazione non la vivi è facile dare pareri. Quello che posso dire è che ho visto che ci si è dati molto da fare, che gli aquilani stessi sono stati solidali tra loro e si sono fatti forza.

Hai mai pensato a qualche progetto da fare all’Aquila per sensibilizzare rispetto alla situazione del post-sisma?

Sinceramente no, ma non perché non volessi ma perché non è facile realizzare qualcosa.

Nel mio piccolo quello che ho fatto è stato stare con le persone a me più care. Anche sfilare alla Perdonanza per me è stato un modo per essere vicino alla città. Sono buddista e per tutto il tempo del corteo non ho fatto altro che pregare.

Come e quando ti sei avvicinata al buddismo?

Dieci anni fa, in un momento in cui non stavo molto bene, ho abbracciato la fede buddista e da quel momento ho iniziato a vedere tutto in un altro modo, ad affrontare gli ostacoli della vita in maniera positiva, vedendolo come occasioni per migliorare.

I miei non l’hanno presa bene all’inizio anche perché vengo da una famiglia cattolica. Poi però hanno visto il cambiamento che ho avuto e ne hanno goduto anche loro.

A cosa stai lavorando in questo momento?

Ho fatto da poco due provini cinematografici di cui aspetto la risposta. Intanto sono a Ischia per un servizio fotografico per una campagna pubblicitaria di un’azienda di serigrafia. È la prima che faccio e mi sto divertendo molto.