L’AQUILA – “All’Aquila non c’è alcuna attenzione per il commercio e per le imprese locali che vogliono investire, ma si preferiscono i grandi gruppi che arrivano da fuori”.
È l’allarme lanciato dall’aquilano Simone Fioravanti, resposabile commerciale e discendente dello storico gruppo che porta il suo nome e che si occupa della grande distribuzione alimentare nel capoluogo abruzzese dal 1917, con 9 punti vendita sparsi tra l’Aquilano e la Valle Peligna.
“Ci sono troppi centri commerciali e grandi catene che non corrispondono all’effettiva domanda e questo non giova al territorio”, aggiunge Fioravanti che ha scelto di chiudere il suo punto vendita DiMeglio di Bazzano sulla strada statale 17 per aprirne un altro con il marchio D+ in una struttura di recente realizzazione a pochi passi dal primo.
“Una scelta voluta, pur potendo mantenere aperti entrambi i negozi, ma che nasce proprio da questo andamento del mercato aquilano – commenta – La nostra idea è quella di un commercio sostenibile. Abbiamo quindi deciso di rilocalizzarci 50 metri più avanti in una nuova struttura per fornire più servizi ed essere una realtà che si adatta all’attuale domanda”.
Sono i 80 dipendenti del gruppo Fioravanti, sul mercato da quasi 100 anni.
“Come noi, sono tanti gli operatori locali che creano occupazione – sottolinea ancora – All’Aquila manca però quell’etica che invece dovrebbe essere alla base del settore e che possa sostenere le imprese locali che creano posti di lavoro, fermo restando che siamo in un mercato libero e chiunque può scegliere di insediarsi in questa realtà. Ma spesso sono solo i grandi gruppi esterni a essere favoriti”.
Ad aggravare la situazione, dalla fine del 2010 nell’Aquilano si è registrato un calo della domanda, come specifica l’imprenditore, causato dalla crisi economica generale e da quella locale che hanno determinato “un abbassamento dei consumi del 10%. I consumatori hanno un potere d’acquisto limitato che possiamo facilmente evincere dai dati di vendita”.
Non solo la crisi, ma anche “la riduzione sensibile della popolazione” che sarebbe alla base del calo dei consumi.
“Si spende molto meno. La spesa media si è ridotta per il fenomeno del trading down, cioè lo spostamento verso i prezzi più bassi su tutte le categorie commerciali – conclude – Il trading down è determinato proprio dalla diminuzione del potere d’acquisto e il calo nei consumi è anche dovuto, ovviamente, alla concorrenza che aumenta”.



