L’AQUILA – Un provvedimento tampone, un decreto legge per esempio, che per due mesi “congeli” la cacciata dei 350 precari della Asl numero 1 L’Aquila Avezzano Sulmona, per guadagnare il tempo necessario a inserire una soluzione definitiva nel pacchetto del “milleproroghe”.

Questa l’ipotesi prospettata oggi in un’infuocata assemblea nella sala conferenze del reparto di Radiologia dell’ospedale San Salvatore del capoluogo, cui hanno partecipato il sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, oltre a numerosi medici e personale sanitario.

Se non venisse scongiurato l’addio dei precari, l’ospedale andrebbe incontro a un calo clamoroso nella quantità e nella qualità dei servizi e, quasi sicuramente, alla chiusura di alcuni reparti, con conseguenze inimmaginabili.

Per dare forza a questa richiesta di provvedimento tampone, domani a mezzogiorno in un incontro con la stampa i due esponenti politici (oltretutto entrambi medici) annunceranno la mobilitazione, peraltro invocata a gran voce anche dai sindacati.

“Che succederà dal primo aprile se tutto resta così? La Rianimazione chiuderà, chiuderanno i centri di eccellenza, e non è un pesce d’aprile – ha ringhiato Cialente – L’ho detto anche a Maroni”. Il ministro dell’Interno, infatti, ha chiamato il sindaco nel corso dell’incontro, annunciandogli che non ci sono possibilità di voto nel 2011 per L’Aquila se confermerà le sue dimissioni.

De Matteis si è detto pronto alla mobilitazione, purché sia generale. “La città non sa della situazione dei precari – ha ammesso – Forse è poco informata, perciò abbiamo deciso attraverso la conferenza stampa che farò con il sindaco di lavorare in modo più duro per portare a casa i risultati. Per questo, però, ci vuole una città vera alle nostre spalle, il sostegno di tutti e non di una parte. Stiamo cercando di scongiurare che accada l’irreparabile, cioè che chiudano reparti o ci si debba riorganizzare così da avere una riduzione della qualità del servizio”.

Quanto alle altre Asl regionali, De Matteis ha ricordato che “siamo stati più corretti rispetto ad altri che, anche nel recente passato, hanno utilizzato strumenti come la mobilità o i concorsi, mentre noi magari per rimanere all’interno dei conti non lo abbiamo fatto, pur avendo la grandissima difficoltà di operare in un contesto d’emergenza come quello post-terremoto”.

“Intendiamo utilizzare appunto questa situazione, cioè quella di emergenza che perdura per volere del governo e del Parlamento che ha votato una legge – ha aggiunto – dobbiamo essere trattati in una condizione diversa, che ci garantisca il mantenimento dei livelli occupazionali e di qualità ed efficienza del servizio anche quando si vanno a ridurre le attività e i costi”.

Contestato dai presenti alla riunione e dai due rappresentanti politici anche il fatto che L’Aquila secondo la governance regionale della sanità non possa salire di grado da hub a super-hub.

“L’hub – ha detto De Matteis, spiegando la differenza – è un punto di riferimento provinciale, come i quattro ospedali di riferimento. Il super-hub, nella mente di qualcuno, dovrebbe essere una struttura con particolarità che altri non avrebbero. Questa è una modalità di individuazione del servizio del tutto fuori luogo. Inoltre noi abbiamo titolo, presenze, riguardo all’Università, e professionalità che consentiranno a questo ospedale non solo di mantenere il livello com’era prima, ma anche di far avere al San Salvatore eccellenze in campo nazionale”.

I presenti si sono detti pronti alla sommossa, prospettando anche uno sciopero e chiedendo la testa del direttore generale, Giancarlo Silveri. (alb.or.)