CHIETI – A colpi di emendamenti ostruzionistici l’opposizione in Consiglio comunale a Chieti riesce a centrare il proprio obiettivo: evitare di adottare la delibera che sancisce il passaggio di reti e servizio idrico all’Ersi, il costituendo ente regionale del servizio idrico integrato.
La delibera è stata presentata dalla maggioranza nel Consiglio di venerdì scorso, quando, però, la stessa maggioranza non è riuscita ad assicurare il numero legale e la seduta è stata invalidata. Il partito di delibera è slittato, così, in seconda convocazione, lunedì, quando, si pensava sarebbe stato più facile approvarlo grazie al fatto che bastavano 14 consiglieri di maggioranza ad assicurare il numero legale.
Nessuno aveva fatto i conti, però, con la strategia ostruzionistica delle opposizioni che hanno presentato 70 emendamenti, tutti firmati dal capogruppo di Scelta civica Alessandro Giardinelli e da quello della lista Chieti per Chieti Luigi Febo. Uno solo era stato presentato dalla stessa maggioranza.
Nella prima parte della seduta la parola è stata data al dirigente della Regione, Sebastiana Parlavecchio, che ha spiegato che il Comune era obbligato da una legge regionale che sanciva il passaggio all’Ersi, pena il commissariamento.
È intervenuto anche Luciano Di Tizio, presidente regionale Wwf e rappresentante del Forum dell’acqua che aveva dato man forte sin dall’inizio alle richieste dell’opposizione che chiedeva al Comune di prendere tempo prima di passare le reti all’Ersi, perché questo avrebbe significato un aumento delle bollette.
La proposta di Di Tizio è stata quella di chiedere di affidare la gestione a un’azienda speciale anziché all’Aca, proposta ripresa anche dall’unico emendamento della stessa maggioranza.
Ha parlato anche il sindaco Umberto Di Primio che ha spiegato che la legge va applicata, che le tariffe vengono stabilite da una autorità nazionale e che i cittadini, nel pagare le bollette idriche, non dovranno contribuire a ripianare i debiti dell’odiata Aca, a cui con grande probabilità andrà a finire la gestione.
Il sindaco ha affrontato anche i problemi dell’azienda pubblica Teateservizi che rimarrà senza un servizio da gestire, quello della bollettazione relativa all’acqua, a cui si cercherà di ovviare cercando altri servizi da affidarle.
Di Primio ha poi lasciato la seduta per partecipare all’assemblea proprio dell’Aca. Ed è allora che è iniziato il fuoco di fila dell’ostruzionismo. A portare avanti la strategia, che non è stata del tutto condivisa dall’intera opposizione, sono stati soprattutto tre consiglieri comunali: Giardinelli e Febo, gli estensori della marea di emendamenti, e il consigliere Gabriele Salvatore (Partito democratico) avvocato ed esperto dei complessi regolamenti che del Consiglio comunale.
Davanti alle facce attonite dei consiglieri di maggioranza che non avevano mai assistito a uno spettacolo del genere (a qualcuno sono saltati i nervi, è il caso del consigliere Enrico Bucci, qualcun altro è caduto letteralmente dalla sedia, come il consigliere Maurizio Costa, per tutti lo spettacolo è stato “indecoroso”) Giardinelli, Febo e Salvatore hanno disquisito per ore su emendamenti che cambiavano anche un solo termine della delibera in esame.
Una volta non andava bene la locuzione “semplici cittadini”, perché “i cittadini non sono né semplici né complessi ma solo cittadini”. Un’altra volta si chiedeva la verifica del numero legale. Un’altra si cercava la provocazione per innescare una ennesima discussione che facesse perdere ancora più tempo. Un’altra ancora si chiedeva una riunione capigruppo nella quale contrattare gli emendamenti che più interessavano la minoranza, ovvero quelli per arginare l’aumento delle tariffe e quelli per tutelare i dipendenti di Teateservizi.
Sta di fatto che qualche minuto prima delle ore 21, arrivati alla trattazione del sedicesimo emendamenti, all’ennesima conta del numero legale, la maggioranza fallisce l’obiettivo di tenere in piedi la seduta per una sola unità.
Si scoprirà dopo che il capogruppo del Pdl Vincenzo Ginefra era in una delle stanze riservate ai gruppi e non si era accorto dell’appello, mentre il consigliere Raffaele Di Felice, che stava arrivando di corsa in quel momento, non ce l’ha fatta per poco a rispondere all’appello.
L’opposizione, pronta a tirare fino all’alba, ha gridato subito alla vittoria, convincendo anche gli scettici che la strategia dell’ostruzionismo ha centrato l’obiettivo. Adesso occorrerà convocare un nuovo consiglio comunale per ripresentare la delibera al voto dei consiglieri. (ar.ia.)



