L’AQUILA – Lo incontriamo in uno dei pochissimi momenti di pausa di una giornata massacrante e convulsa per impegni, responsabilità e spostamenti, in particolare con Roma e Pescara.

Per il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi (nella foto), ai vertici dell’ente con una coalizione di centrodestra dal 15 dicembre del 2008, è una giornata tipo: in particolare, dopo essere stato nominato dal governo nazionale commissario della sanità e, soprattutto, commissario per la ricostruzione dopo il tragico terremoto che il 6 aprile 2009 ha messo in ginocchio L’Aquila e il suo circondario.

Due cariche che “non ho cercato” sottolinea Chiodi. Ma che unite al ruolo di presidente, “forse quella l’ho cercata”, fanno dire al quarantanovenne ex sindaco di Teramo che la sua è diventata “una missione”. Una missione “perché sto sacrificando molto, tra cui la famiglia”.

Nel suo quartiere generale al sesto piano di palazzo Silone, Chiodi concede ad AbruzzoWeb una intervista a 360 gradi, nella quale tocca tutti i punti più caldi: usando di volta in volta la diplomazia, ma anche toni decisi.

A partire dai fondi per il terremoto, “ci sono circa 2 miliardi 700 milioni spendibili”, al rapporto con la Protezione civile, dalla situazione politica, “la maggioranza può fare di più”, ai successi nella copertura del deficit sanitario, dalle infiltrazioni mafiose al pericolo burocrazia nella ricostruzione.

In sostanza, ci troviamo di fronte un presidente soddisfatto, molto preso dalle cose che fa e fiducioso di poter condurre brillantemente in porto mission che fanno tremare i polsi.

Un commissario che ammette di trascurare la comunicazione per la mancanza di tempo, ma di non essere preoccupato dagli attacchi e dalle critiche che gli arrivano dalle opposizioni, ma anche da pezzi di maggioranza.

D’obbligo, esordire con il punto sulla ricostruzione.

Intanto si è fatto un grande lavoro di programmazione e di legislazione. Finalmente sono arrivati i fondi, brutalmente direi pronta cassa, cioè quei fondi che sono stati stanziati, che erano già stati impegnati e che adesso si traducono in disponibilità di cassa nei conti del commissario”.

A quanto ammonta la disponibilità?

In questo momento c’è una dotazione di circa 2 miliardi 700 milioni di euro che possono essere utilizzati. Circa 130 milioni sono per l’emergenza, 170 milioni di euro per gli edifici pubblici e per la ricostruzione degli uffici pubblici, e 714 milioni di euro per quanto riguarda la ricostruzione delle case “B”, “C” ed “E”.

Quindi abbiamo una disponibilità di circa un miliardo di euro, che non è una disponibilità teorica, ma liquida. A questo si devono aggiungere i due miliardi che sono già disponibili nel sistema bancario a opera della Cassa depositi e prestiti, dei quali sono stati impegnati 370 milioni e spesi solo 26.

Uno degli ostacoli all’utilizzo delle risorse è la burocrazia: la macchina amministrativa non è adeguata.

Un certo livello di burocrazia è inevitabile, perché serve anche a controllare. L’alternativa a una totale assenza di burocrazia è la galera. Però questo non significa che debba essere talmente esasperata da rendere la vita difficile, quindi in questo momento si sta cercando di snellire tutti quelli che sono i percorsi burocratici, soprattutto il Comune, che sta affrontando molte problematiche complesse e amministrative.

In questo senso, il mio invito è costante nei confronti del Comune dell’Aquila così come nei confronti degli altri soggetti attuatori, che potranno essere coinvolti.

Mi rendo conto che forse bisogna destinare più persone a quelle funzioni che devono assicurare una snellezza nelle operazioni di liquidazione delle risorse nei confronti di chi ha lavorato e lavora.

Ma il problema rimane: si rischia che ci siano i fondi, ma il sistema soffra.

Abbiamo per l’emergenza una serie di obbligazioni per circa 350 milioni di euro che sono state assunte in passato ed ereditate da noi per le quali avremo una somma di 130 milioni di euro che potranno essere utilizzate immediatamente.

È una somma importante che verrà destinata ai Comuni e spesa subito. Le altre somme, cioè i 170 milioni di euro, saranno spesi dal provveditorato alle opere pubbliche, che ha già bandito una serie di gare: alcune hanno comportato l’aggiudicazione, in altre è in atto la valutazione di quelle che sono le offerte anomali pervenute. Qui non abbiamo più le deroghe che aveva la Protezione civile.

A proposito di Protezione civile, nelle zone terremotate si dice che una volta andata via tutto si sia rallentato.

La Protezione civile operava in condizioni di emergenza particolarmente evidenti, chiarissima, conclamata, che consente per legge l’utilizzo di un numero di deroghe elevatissimo che permette addirittura di impegnare soldi, avere commesse, senza avere prima la copertura economica.

Per noi, intanto, le deroghe normative non ci sono e poi per dare inizio ai processi è necessario avere la disponibilità, la coperture finanziaria. È cambiato completamente lo scenario, come è giusto che sia: quando si opera nell’emergenza si deve fare tutto il possibile senza badare a complicazioni di nessun genere, né burocratiche né di copertura finanziaria, quindi, operando in quel modo, l’efficienza aumenta e si sacrificano i processi che possono essere di trasparenza, controllo e monitoraggio, però, è bene che accada così.

Ora la situazione è diversa: è una straordinarietà, ma non c’è emergenza nella vita delle persone, nel senso che non sono in pericolo, e la legge si deve rispettare in tutti suoi ammennicoli. Spesso crea anche ritardi, però c’è un maggiore controllo e una maggiore trasparenza di quelli che sono i processi.

Però i cittadini, le imprese, le istituzioni, gli albergatori aspettano e si rischia che il clima diventi socialmente rovente.

La cosa che sta dando motivi di ansietà e di problematicità è relativa a che quelle commesse che sono state concesse nel periodo dell’emergenza, senza la relativa e ovvia copertura finanziaria in termini di liquidità.

E se non vengono messi a disposizione i fondi per questo, è chiaro che coloro che hanno operato in quel momento stanno effettivamente soffrendo moltissimo.

Invece, per la fase della ricostruzione questo problema non ci sarà per il semplice fatto che le coperture finanziarie ci devono essere già a priori: questo è incoraggiante per il futuro, bisogna sistemare il passato, però nemmeno si può condannare il fatto di aver operato nel passato con quella rapidità anche senza avere le coperture finanziare, in quel momento era opportuno farlo.

E le infiltrazioni mafiose in quello che è considerato il più grande cantiere d’Europa?

È incoraggiante vedere che i controlli preventivi e le successive azioni funzionano, qui addirittura si è intervenuti ancora prima che gli imprenditori potenzialmente coinvolti fossero aggiudicatari di commesse o di altro.

Mi riferisco ai sei imprenditori ritenuti vicini al clan dei Casalesi, arrestati perché avrebbero creato società per aggiudicarsi appalti nella ricostruzione post-terremoto.

È un fatto molto positivo: da parte di tutte le forze di polizia, della guardia di finanza , della prefettura e delle procure continua un’azione di grande monitoraggio e controllo sul territorio.

Passiamo alla sanità: il 30 luglio prossimo i chiarimenti al piano operativo per il rientro del deficit chiesti dal governo insieme alla richiesta di copertura del buco di 101 milioni di euro emerso recentemente, verranno esaminati e poi ci sarà il pronunciamento.

Sia chiara una cosa, sono stato io che ho chiesto una settimana di tempo in più a fronte di quella novità che era stata fatta balenare sul tavolo di monitoraggio, relativa alla violazione di una normativa regionale emanata nel 2007 dal precedente governo guidato dal centrodestra per coprire la parte residua dei debiti sanitari del 2006.

Purtroppo, questa cosa si è resa palese solo nei giorni scorsi, quando il ministero ha chiesto per la prima volta alle Regioni l’esame degli stati patrimoniali delle Asl e delle gestioni accentrate sanitarie regionali e ha proceduto a redigere lo stato patrimoniale consolidato.

È emerso che quello che aveva dichiarato il governo regionale al momento della sottoscrizione del piano di rientro non si era verificato. Con un sotterfugio, un escamotage che il ministero ha potuto chiaramente verificare.

E ora la prospettiva qual è?

Dovremo far fronte a questa mancanza di fondi, causata dal fatto che la fiscalità aggiuntiva è stata utilizzata per il bilancio regionale e non per ripianare i debiti della sanità.

Questo comporterà per noi l’utilizzo dei fondi Fas, che poi saranno ripristinati con l’alienazione degli immobili, che comunque è stata prevista, e con gli eventuali benefici che proverranno dall’attività di riconciliazioni che si sta facendo per il sistema delle autocertificazioni effettuate, dai privati in particolare, nel 2005 e nel 2006.

Da questa attività stanno emergendo crediti della Regione che metteranno a disposizione per il reimpiego dei fondi Fas.

Quindi non è in discussione la bontà dell’impianto del piano operativo.

Se non ci fosse stato questo problema, salvo alcuni chiarimenti che riguardano aspetti importanti, ma marginali, che possono essere il turn over del personale e il contenimento della spesa farmaceutica, il piano operativo, che è composto anche dalla ristrutturazione della rete ospedaliera, sarebbe stato valutato molto positivamente.

Anzi, il piano sulla rete ospedaliera ha avuto l’assenso oltre che dei ministeri dell’Economia e della Salute, anche dall’agenzia sanitaria regionale: il giudizio che conta di più, perché va a valutare il piano sulla possibilità di avere un sistema sanitario più qualitativo del passato, e quindi assicurare al cittadino un diritto alla cura migliore del passato.

Quindi la riunione del 30 luglio è finalizzata esclusivamente alla copertura di questo disavanzo, di questo buco che risale al 2006 e ad alcuni chiarimenti sulla manovra di contenimento spesa per il turn over del personale e la spesa farmaceutica.

Proprio non c’è nessun pericolo di bocciatura?

No di certo! La Regione Abruzzo è tutt’oggi considerata sul piano del risanamento sanitario come la regione migliore tra quelle in deficit. È considerata un modello. Certo, se non ci fosse stata questa ulteriore perdita di 101 milioni di euro utilizzati anziché per il piano sanità per sostenere il bilancio regionale, il percorso sarebbe stato ancora più positivo.

Veniamo alla situazione politica regionale alla vigilia della pausa estiva.

La trovo tranquilla, positiva, c’è un Consiglio regionale che è di grande aiuto ai compiti difficilissimi che stiamo affondando. Ho detto sempre che siamo nella fase più difficile della storia della Regione Abruzzo: c’è una crisi economica, la più grave dal dopoguerra, un nuovo sistema sanitario da fondare, per il quale bisogna far capire alla gente che migliora le prospettive di cura e di salute, e una terza emergenza che è quella del terremoto.

In questa situazione così difficile, abbiamo ottenuto risultati: in quanto all’indebitamento, per il quale la regione era la prima, non siamo più maglia nera, perché lo abbiamo ridotto del 12,5 per cento; il costo del debito è stato ridotto del 16 per cento, tant’è vero che Moody’s ha addirittura migliorato il rating dell’Abruzzo, passandolo da outlook negativo a outlook stabile, e questo fa pensare che se continueremo così anche nella prossima finanziaria, possiamo passare a un miglioramento importante del rating.

Il che significa che il debito della regione avrà una maggiore reputazione e sarà meno costoso per gli abruzzesi doverlo sostenere. Credo che c’è un Consiglio che sta facendo la sua parte e sta sostenendo questa politica di rigore come non mai, e lo sta facendo con una grande responsabilità.

Forse c’è chi lavora di più chi meno, ma nel complesso è un gruppo consiliare molto buono.

Allora divisioni, frizioni, evidenti fino a qualche tempo fa su temi fondamentali, sono rientrate?

Non tutte le polemiche possono essere considerate importanti e avere una valenza significativa sul piano politico: ci sono sempre le solite questioni che riguardano più un modo di fare politica piuttosto vecchio, che non ha il senso della responsabilità, soprattutto in una situazione di questo genere, così difficile per tutti.

Però non sono così importanti da condizionare. Sono questioni che ci saranno sempre in politica. Le ritengo marginali. D’altra parte, con tutti questi problemi che abbiamo non è che si possa andare dietro a chi ha intenzione di migliorare esclusivamente le sue condizioni personali.

A chi si riferisce?

Mi riferisco alla situazione di alcuni consiglieri, che avrebbero il compito di far lavorare molto meglio il gruppo e di rendere più facile il lavoro del gruppo.

Il capogruppo?

Il capogruppo potrebbe fare molto meglio, come tutti noi, ma certamente il fatto del funzionamento del gruppo è una delle cose sulle quali c’è bisogno di un ulteriore approfondimento e comunque di riflessione.

C’è un ampio margine di miglioramento, questo vale per ciascuno di noi, sia chiaro anch’io faccio parte del gruppo, quindi tutti quanti possiamo e dobbiamo fare meglio.

Veniamo alla gestione delle tre cariche: terremoto, sanità e regione, impegni da far tremare i polsi. Come fa l’uomo, più che il politico, a sostenere quest’onere?

Per me è diventata una missione. Sto sacrificando molti di quelli che possono essere gli aspetti comunicativi, quelli della politica politicante, sto puntando molto sul lavoro anche perché non potrei fare diversamente in una situazione di questo genere.

E questo mi porta a sacrificare alcuni elementi che sono importanti, cioè la comunicazione, la rappresentazione migliore di me stesso. Non riesco nemmeno a comunicare tutte le cose che facciamo. Ma per me, ripeto, è una missione, nessuno di noi può essere un politico così come viene considerato normalmente in situazioni normali.

Oggi siamo persone che veramente devono lavorare dalla mattina alla sera, e non credo che basti, e cercare di fare il meglio possibile.

Sono cariche che non ho cercato, quella di presidente della Regione forse sì, ma certamente no quella di commissario della sanità e della ricostruzione. Sono doveri collegati alla carica che ho assunto e che comportano un grande impegno.

E l’uomo Chiodi?

Spero, sono certo, che la mia famiglia abbia compreso la gravità della situazione e anche il mio distacco, forse eccessivo, rispetto a quanto fatto da altri presidenti di Regione nei confronti delle loro famiglie.

La mia permanenza continua all’Aquila, la mia assenza della famiglia, ho sacrificato tutti quelli che erano i miei hobby, il mio tempo libero, ma d’altra parte è un dovere e soprattutto chi ha senso di responsabilità non può comportarsi così come ci si comportava prima nell’affrontare le tematiche politiche.

Non si può dedicare tempo alla polemica fine a se stessa. Non può dedicare tempo a tutte le invettive che arrivano da ogni parte, soprattutto da coloro che non hanno necessità di lavorare per risolvere i problemi.

Abbiamo categorie di persone che devono lavorare per risolvere i problemi e altri che sono a lì a cincischiare dalla mattina alla sera, e possono ovviamente lanciare invettive ed interdizioni. A quelli bisognerebbe rispondere, ma io non ho tempo.