L’AQUILA – Serve una norma ad hoc per sbloccare i lavori ai sottoservizi dei 56 comuni del cratere che costeranno, secondo una prima stima, circa 400 milioni di euro.  

Le cifre, già disponibili nelle casse di alcuni comuni, tuttavia potranno essere spese solo quando interverrà una norma che eviterà l’obbligo da parte delle amministrazioni di dimostrare il danno diretto da sisma per quanto riguarda la rottura di tutte le reti di servizi.

A spiegare l’impasse, il coordinatore dei sindaci del cratere Sandro Ciacchi. 

“Se non c’è la certificazione per danno da sisma diretto teoricamente non si potrebbero risistemare, la norma interverrà proprio su questo – precisa  – Sappiamo in realtà che la causa è quella del terremoto: sono reti in parte rotte quella notte e in parte usurate dal tempo e dalla ricostruzione”. 

Proprio di questa norma si è parlato la scorsa settimana in un incontro con il sottosegretario, Paolo De Micheli, a cui ha partecipato anche l’altro coordinatore dei sindaci Francesco Di Paolo, e i primi cittadini di Rocca di Mezzo, Mauro Di Ciccio, Navelli, Paolo Federico, e Montorio al Vomano, Giovanni Di Centa. 

Una volta completata la ricostruzione dei Comuni e creata una norma ad hoc, sarà quindi la volta dei sottoservizi, che saranno realizzati alla stregua di quelli dell’Aquila. 

“Saranno dei tunnel intelligenti che prevedranno tutti i servizi, compresa la banda larga – specifica – Alcuni comuni che hanno già avuto l’approvazione dei piani di ricostruzione, dispongono già delle somme necessarie per i tunnel sotterranei. Più che una connessione diretta, c’è un nesso con il terremoto – aggiunge Ciacchi – La norma servirà a stabilire proprio questo e a dare il lasciapassare per procedere con i lavori. 400 milioni è una ancora una stima generica, ma in ogni caso la cifra comprenderà anche le ripavimentazioni”.

“Un incontro costruttivo – afferma Di Paolo – Siamo molto soddisfatti del tavolo con il sottosegretario che si mostra sempre disponibile e attenta alle nostre richieste”. Marianna Galeota