L’AQUILA – È un deciso scatto in avanti quello di Giovanni Legnini, anche se non pare ancora decisivo visto che lo scenario cambia continuamente.
L’ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura e attuale consigliere regionale, già parlamentare e sottosegretario (all’Economia con delega al Cipe e all’Editoria e poi anche alla Ricostruzione) sembra sempre più accreditato per un posto nel governo Conte bis che ieri ha ottenuto una netta fiducia alla Camera dei deputati, mentre oggi è chiamato al meno scontato “gradimento” da parte del Senato.
Una volta superato questo scoglio, sarà ufficializzata la squadra dei vice ministri e sottosegretari, di cui si sta parlando, anche in maniera fitta in queste ore.
Il nome di Legnini circola in molti ambienti del Pd e anche oltre e con scenari differenti. C’è chi lo accredita per un ruolo da sottosegretario alla Giustizia, in virtù proprio della sua esperienza passata come vice presidente del Csm, ruolo che ha ricoperto con indubbio valore, riuscendo a schivare brillantemente lo scandalo che ha investito l’organismo.
Ma nelle ultime ore si è fatta largo, con insistenza, un altro scenario: quello che gli attribuisce una poltrona da viceministro allo Sviluppo Economico.
Secondo le norme attuali, a non più di dieci sottosegretari può essere attribuito il titolo di vice ministro, se ad essi sono conferite deleghe relative all’intera area di competenza di una o più strutture dipartimentali ovvero di più direzioni generali.
In tale caso la delega, conferita dal ministro competente, è approvata dal Consiglio dei ministri, su proposta del presidente dell’Aula.
Un ruolo, insomma, che darebbe a Legnini il lustro e il “peso” politico che egli stesso ha in qualche modo fatto capire di ambire in questa fase di serrate trattative.
Per Legnini, lo sponsor principale pare proprio il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, uno dei primi a congratularsi con l’ex vice presidente del Csm per il buon risultato in Abruzzo, dove con una innovativa coalizione di centrosinistra alle elezioni del 10 febbraio scorso è arrivato al secondo posto dietro il centrodestra ma nettamente davanti al M5S.
In questi frenetici momenti, resta in corsa anche Luciano D’Alfonso: l’ex governatore, oggi senatore del Pd, in questi giorni ha rinsaldato la fitta rete di contatti costruita con profitto anche durante i suoi anni alla guida della Regione Abruzzo.
Per lui sarebbe pronto un ruolo da sottosegretario, nella quota che la forte corrente che fa capo all’ex premier, Matteo Renzi, deve individuare al Senato e anche in nome di un certo riequilibrio territoriale che sembra necessario.
D’Alfonso é stato tra i primissimi “trattativisti”, ovvero coloro che fin dalle prime battute della crisi hanno sostenuto la tesi del possibile accordo con i Cinque Stelle.
Sempre tra le file dem, sebbene più sullo sfondo, restano aperte le strade che portano all’ex vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, già sottosegtario, e presidente abruzzese reggente dopo che D’Alfonso è decaduto optando per il Senato, e all’ex sindaco dell’Aquila ed ex parlamentare, Massimo Cialente.
Tutti e due possono contare su solide interlocuzioni romane, il secondo soprattutto una amicizia con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.
Per loro potrebbe essere ritagliato un ruolo nell’ambito della ricostruzione.




