L’AQUILA – Simone Coccia Colaiuta, fidanzato della senatrice del Pd Stefania Pezzopane è indagato dalla Procura della Repubblica dell’Aquila per tentata estorsione in concorso ai danni di Alessandro Maiorano, dipendente del Comune di Firenze in passato alla ribalata delle cronache per essere stato trascinato in tribunale dal premier Matteo Renzi per diffamazione.

Su Facebook, nel novembre dello scorso anno, una serie di commenti tra i due degenerarono in insulti e coinvolsero anche la madre malata di Maiorano. La lite finì con una querela di quest’ultimo nei confronti del compagno della Pezzopane.

Il 21 novembre, in un colloquio telefonico intercettato dagli investigatori che tenevano sotto controllo le loro utenze nell’ambito dell’indagine su presunte minacce alla Pezzopane e all’ex governatore Gianni Chiodi, l’agente Ivan Giampietro spiega a Coccia che loro potrebbero sfruttare questa cosa denunciando a loro volta Maiorano per violazione della legge sulla privacy e per danno d’immagine.

Coccia e Giampietro mettono a punto un piano per estorcere denaro a Maiorano, come conferma ad AbruzzoWeb l’avvocato Carlo Taormina: “L’idea era quella di estorcere ventimila euro sulla base del fatto che Maiorano aveva telefonato al produttore di Coccia per dirgli che aveva diffamato la madre, facendo saltare il contratto d’ingaggio”.

I due avrebbero insomma studiato a tavolino un piano per ottenere soldi dall’uomo, preparando anche un finto contratto di ingaggio da mostrare a Maiorano, facendogli credere che era andato a monte a causa sua.

È  a questo punto che entrerebbe di scena la senatrice del Pd. Nei colloqui telefonici intercettati, Coccia e Giampietro dicono che la predisposizione del contratto avverrà a “casa di Stefania”.

Maiorano ora vuole andare fino in fondo, ma contattato da AbruzzoWeb dice di ritenere che si tratti proprio della Pezzopane.

“È una vicenda sulla quale è bene che la magistratura faccia approfondimenti” dice l’avvocato Taormina. “Secondo Coccia – spiega l’avvocato – al di là del fatto che ci sia stata o meno la diffamazione, Maiorano non avrebbe dovuto riferire del fatto a terze persone impedendo positive conclusioni di ingaggio”.

“Posso soltanto dire – conclude Taormina – che sulla base di questa documentazione integrata dall’intercettazione telefonica di cui ho avuto cognizione formale ho riscontrato l’esistenza degli estremi per interessare l’autorità giudiziaria, che spero possa stabilire come in realtà stiano le cose”. (m.sig.)