L’AQUILA – I toni sono cordiali, ma le accuse precise e, quindi, destinate a rinfocolare la polemica in un centrosinistra, che a 14 mesi dalla netta vittoria alle elezioni regionali, è alle prese con una pericolosa crisi politica.
Ad alcuni giorni dai resoconti su incontri con associazioni culturali dei tre consiglieri regionali “ribelli”, Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri (Abruzzo civico) e Luciano Monticelli (Partito democratico), arriva la risposta del Pd.
A scendere in campo è il consigliere aquilano Pierpaolo Pietrucci, il più convinto difensore del provvedimento sul salvataggio dell’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa), che già aveva attaccato duramente i tre di maggioranza che, con la loro assenza dalle commissioni e dall’aula, hanno bloccato proprio il contributo straordinario, si parla di due tranche da 400 mila euro, a favore dell’Isa.
Pur non pronunciando il nome dei tre “ribelli”, Pietrucci parla ancora di fondi alla cultura a proposito degli incontri dei tre aventiniani con le associazioni culturali con la scusa delle buone intenzioni per programmare attività e contributi e trattare tutti allo stesso modo.
Ma dopo le enunciazioni di principio “Come dire di no all’efficienza e alla produttività nel settore cultura?”, nella realtà che cosa succederà?”, Pietrucci attacca: “Attenzione però, perché da quelle che sono premesse apparentemente sacrosante si rischia di produrre pastrocchi. Non vorrei che il prodotto di questo dibattito, così come si va formando – avverte – sia una riforma del sistema di sostegno regionale alla cultura in cui al grido di ‘equità, equità’ si dia un poco a tutti e poi si lasci tutti per sé, nei mari aperti del mercato”.
Pietrucci chiede scelte perché non tutte le associazioni sono allo stesso livello e poi affonda: “L’Abruzzo soffre per la difficoltà di liberarsi dai localismi sfrenati, e credo che uno dei modi per cominciare a farlo sia quello di investire su ciò che è abruzzese prima di ogni altra cosa”. (b.s.)
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“Non vorrei che il prodotto di questo dibattito, così come si va formando, sia una riforma del sistema di sostegno regionale alla cultura in cui al grido di ‘equità, equità’ si dia un poco a tutti e poi si lasci tutti per sé, nei mari aperti del mercato”.
Lo scrive in una nota il consigliere regionale aquilano del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, che prende posizione dopo la spaccatura della maggioranza di centrosinistra sul salvataggio dell’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa), rinviata a dopo la pausa estiva, con un uragano politico che con grande difficoltà pian piano sta venendo placato.
A suo dire, “è senza dubbio positivo il dibattito che si è aperto sulle opportunità e i migliori ed equi modi di sostenere il settore culturale abruzzese. Leggo negli ultimi giorni dell’intento di sottoporre il settore alla cura dell’efficienza e della produttività economica – afferma – Vedo che il tentativo di sostenere l’Istituzione sinfonica abruzzese ha generato proteste e malumori, timori che il sostegno all’Isa fosse visto come quello a un organismo territoriale a discapito di altre realtà, altre province”.
“In risposta si organizzano tavoli per ascoltare le ragioni di tutti. Va bene, tutti intenti lodevoli, all’apparenza. Come dire di no all’efficienza e alla produttività? – si chiede – Come negare l’esigenza e la buona volontà di raccogliere le istanze di tante realtà, così diverse, eppure unite da lodevoli intenti e mission?”.
Secondo Pietrucci, “il mercato non è lo stesso per tutte le istituzioni e manifestazioni, in alcuni casi non esiste, o comunque è esigua la possibilità di avere fondi dal settore privato, in altri lascia più margine. Non si dimentichi, inoltre – prosegue – che le istituzioni e le manifestazioni culturali non sono tutte uguali tra loro nemmeno dal punto di vista di quella che definirei essenza”.
“Alcune di esse hanno una ragione di vita più locale, altre costituiscono un pezzo importante dell’identità regionale. Non è forse giusto tenere conto di questo, al momento di stabilire i criteri di sostegno? – si domanda ancora il consigliere dem – Non è forse giusto, voglio dire, che l’istituzione regionale in quanto tale privilegi chi più concorre alla produzione di un indotto e di un patrimonio che sia non solo materiale, importantissimo, ma anche immateriale?”.
“L’Abruzzo soffre per la difficoltà di liberarsi dai localismi sfrenati, e credo che uno dei modi per cominciare a farlo sia quello di investire su ciò che è abruzzese prima di ogni altra cosa – conclude – Riformarsi va bene, è una priorità, ma stiamo attenti a non fare scendere la notte hegeliana sulla cultura abruzzese. Quella in cui tutto è confuso e indistinto, quella in cui tutte le vacche sono nere”.




