L’AQUILA – Il terreno espropriato dopo il terremoto del 6 aprile 2009 per realizzare un Modulo ad uso scolastico provvisorio (Musp), vale il doppio di quello che era stato stimato. E soprattutto a pagare deve essere il Comune dell’Aquila, e non la Protezione civile.
A dirlo una sentenza della Corte di Appello, del 6 giugno scorso, che apre scenari molto preoccupanti, per le già sofferenti casse dell’erario comunale e per le tasche degli aquilani, visto che altre cause molto simili sono state intentate, e hanno a questo punto ottime speranze di successo.
La sentenza apripista riguarda il caso del ricorso del signor Corrado Romano, difeso dall’ avvocato Gaetano Maria Isidori, del Foro dell’Aquila.
Il suo terreno edificabile di via dei Medici, poco distante dal casello autostradale L’Aquila ovest, era stato oggetto di iter di esproprio a partire dal luglio 2009, con un ordinanza commissariale del capo della Protezione civile Guido Bertolaso, per realizzare il Musp, poi affidato alla Scuola d’Infanzia e Nido della Cooperativa sociale Padre Minozzi.
Il ricorso è stato presentato nel luglio 2012, contro la presidenza del consiglio dei ministri, di cui la Protezione civile è un articolazione e il Comune dell’Aquila.
In esso si contestava che la cifra riconosciuta, circa 40 mila euro, non era affatto congrua, in quanto il terreno ha destinazione urbanistica alberghiera.
Il Comune si è difeso eccependo “il proprio difetto di legittimazione passiva”, ovvero in soldoni che non è sua la competenza, visto che l’esproprio è stato effettuato dalla Protezione civile, e che l’edificazione di plessi scolastici è un attività di competenza statale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha eccepito la tardività del ricorso, e comunque l’infondatezza di esso, essendo stata “correttamente operata la stima dell’indennità, sulla scorta di perizia dell’Agenzia del territorio.
La Protezione civile è poi però andata via dall’Aquila, col la fine della fase dell’emergenza, lasciando anche le pratiche di esproprio in mano al Comune, che infatti a marzo 2017 ha notificato al signor Romano un decreto di esproprio relativo a parte del terreno di via dei Medici.
Il signor Romano ha dunque presentato dopo pochi giorni, un nuovo ricorso questa volta contro il solo Comune, allegando una stima ritenuta congrua del valore del terreno, pari a 44.539,19 più l’indennità di occupazione temporanea dell’immobile di 26.538, oltre spese ed interessi legali, per un totale di circa 80 mila euro.
La Corte di Appello il 6 giugno scorso gli ha dato ragione e ha condannato il Comune a liquidare la somma.
Significativo, e foriero di conseguenze il passaggio della sentenza in cui I giudici spiegano che va individuato nel Comune dell’Aquila l’effettivo ed esclusivo legittimato passivo della domanda.
Essendo “il soggetto a cui favore è pronunciato il decreto di espropriazione, anche nell’ipotesi di concorso di più enti nella realizzazione dell’opera pubblica”, tenuto poi conto che “il decreto di esproprio è stato emesso dal Comune di L’Aquila e la espropriazione è stata disposta a beneficio del medesimo ente”.
Altre sentenze, anche su terreni a vocazione alberghiera, e comunque inizialmente ritenuti fortemente sottostimati, sono in arrivo, e il conto per il Comune rischia di essere molto salato.



