TERAMO – Un gran bel minestrone, con alleanze altrove impensabili, poli lacerati a destra e manca, tradimenti, doppi giochi e franchi tiratori: l’esito delle elezioni di domenica per la presidenza della Provincia non potevano non avere ripercussioni sulla partita, ben più decisiva delle Comunali di Teramo. La novità ventilata nelle ultime ore è che innanzitutto potrebbe a breve scendere in campo come terzo candidato sindaco, Sandro Mariani, consigliere regionale di Abruzzo in Comune, tesserato Pd. Si vocifera anche con una proposta civica.

La seconda novità è che Paolo Gatti, ex assessore regionale di Fi ex mister preferenze, incallito battitore libero, è sceso dal carro del centrodestra, ha confermato che non si candiderà a sindaco, ma che sarà comunque della partita alle comunali. C’è chi già scommette proprio a sostegno di Mariani.

Il Pd si lecca le ferite, e non  sa che pesci prendere, con la base in rivolta contro io tatticismo fallimentari dei vertici. Comunque il Pd cittadino ha optato per il sindaco uscente Gianguido D’Alberto.

Il centrodestra, che non ha ancora deciso il candidato, già diviso prima, ora litiga ancor di più.

A rafforzarsi sono in fin dei conti, gli unici due candidati sindaco già ufficialmente in corsa, il sindaco di centrosinistra uscente, Gianguido D’Alberto con le sue civiche, ma in rotta con il Pd regionale,. ma non quello cittadino,  e anche l’ex vicesindaco Maria Cristina Marroni di Italia viva, che hanno puntato alle provinciali sul cavallo vincente.

Nel replicare a questo articolo, Mariani ha inteso puntualizzare: “La mia linea rispetto alle elezioni amministrative del Comune di Teramo del prossimo maggio sarà quella che deciderà di assumere il Partito Democratico Regionale e Provinciale”.  Mariani di fatto si allinea al Pd, e non con altre ipotesi di terzo polo.

Conferma la necessità di una svolta rispetto al sindaco Gianguido D’Alberto, ricandidato, che pure Mariani e il Pd appoggiarono in modo determinante 5 anni fa, e sottolinea che occorre “un nuovo slancio e una diversa impostazione all’azione amministrativa, anche perché la natura originaria della coalizione del 2018 è mutata nel corso dei vari rimpasti di giunta”.

Prima di entrare nel dettaglio nei gineprai teramani, che meriterebbe un capitolo a parte in un manuale di sociologia politica, questo in soldoni quello che è accaduto alle elezioni per la presidenza della Provincia di domenica scorsa, con voto riservato ai soli sindaci consiglieri dei 47 comuni: ad uscire con le ossa rotte il Partito democratico, che ha dato indicazione di appoggiare il candidato di Fdi, il sindaco di Tortoreto, Domenico Piccioni, appoggiato anche da Gatti e da Mariani. E’ accaduto però che i consiglieri dem di Teramo, e non solo, hanno risposto con una pernacchia al diktat di partito, risultando per di più determinati per il sostegno a Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana, che ha vinto le elezioni seppure sul filo del rasoio, con il sostegno di D’Alberto, di Italia Viva di Marroni, ed M5s. Forza Italia e Lega avevano appoggiato Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, ma poi parte della Lega ha poi dato l’appoggio a D’Angelo, soprattutto a Giulianova, del sindaco e coordinatore provinciale Jwan Costantini.  Azione,  del deputato e coordinatore regionale di Giulio Sottanelli, che pure è alleata di Italia viva, ha optato invece per Piccioni.

Una sconfitta, tanto per cominciare, va ascritta proprio Paolo Gatti, che ha sostenuto Domenico Piccioni, assicurando Fratelli d’Italia che con la sua rete di amministratori amici la vittoria sarebbe stata assicurata. Dopo la debacle, in una intervista al quotidiano Il Centro, Gatti ha confermato che non sarà candidato sindaco, ma questo era già assodato da tempo. La novità è che ha annunciato di abbandonare il centrodestra, tenuto conto che Lega e Forza Italia, dopo una prima apertura, hanno affondato l’ipotesi alla sua candidatura a sindaco, e a fare due conti gli è rimasto vicino solo il presidente della Regione, Marco Marsilio e il sottosegretario Umberto D’Annuntiis, di Fratelli d’Italia. “La decisione di fare un passo indietro la stavo maturando fin da settembre – ha detto Gatti -,  ma adesso è supportata anche da certezze politiche, perché bisogna prendere atto che il centrodestra a Teramo è solo un atteggiamento dello spirito”

E si è scagliato contro la Lega, che con il voto di Giulianova a D’Angelo, di fatto si è schierato con D’Alberto, mentore come detto del sindaco di Valle Castellana, e la Lega, ha tuonato Gatti, “deve sapere che in politica gli atti hanno delle conseguenze. Non credo che gli elettori apprezzeranno, con questa Lega non solo io, ma molta gente credo che non vorrà più avere niente a che fare”.

Se non sarà candidato sindaco, sembra però impossibile che Gatti non sia della partita delle Comunali, con Futuro in, che ha in consiglio comunale due esponenti, nei banchi dell’opposizione, e che nel 2018 aveva preso la percentuale più alta del centrodestra, il 10,9%, pari a 3.256 voti, contro l’8,8% di Forza Italia, il 7% di Fratelli d’Italia e il 6% della Lega.

Ma con chi, se ha detto addio al centrodestra? Gatti svela in parte l’arcano al Centro: “Sicuramente contro questa amministrazione, che ha fatto molto molto male. Avrò dei compagni di viaggio affidabili e non improvvisati con i quali condivideremo un progetto serio e un candidato autorevole. Di certo la condivisione sarà con chi ha fatto e fa veramente opposizione a D’Alberto, non con chi ci ha fatto accordi”.

Insomma, escluso l’ipotetico candidato del centrodestra, D’Alberto e pure Marroni, c’è chi sostiene che appoggerà  proprio Mariani. Il consigliere regionale, confermano fonti a lui vicino, prima delle provinciali era già lanciatissimo, tanto che stava già cercando le sedi elettorali e moltiplicando gli incontri. Poi, incassata la sconfitta di Piccioni, ci sarebbe stata una breve pausa di riflessione, seguita però dalla decisione di correre lo stesso. L’obiettivo del resto non era cambiata, ovvero battere D’Alberto e confermarsi come dominus della politica teramana. Lo stesso obiettivo di Gatti, dopo aver fatto terra bruciata nel campo del centrodestra. Poi il ripensamento.

Mariani potrebbe del resto avere il sostegno anche di Azione: a Teramo il partito di Carlo Calenda e Sottanelli ha come segretario cittadino Alessio D’Egidio, che nel 2018 si candidò alle comunali proprio con Futuro in di Gatti. E il cerchio si chiuderebbe.

E poi ci potrebbe essere in appoggio di Mariani, anche l’area di Noi per l’Italia, forza di centrodestra che fa riferimento all’ex parlamentare e consigliere regionale, Paolo Tancredi.

Anche per le sorti di questo terzo polo di Mariani in costruzione, è importante capire cosa farà il Partito democratico.

L’appoggio a Piccioni è stato un micidiale boomerang. Molti suoi amministratori, a cominciare dai cinque di Teramo, nella maggioranza di D’Alberto, messi in lista nel 2018 proprio da Mariani, ai tempi capogruppo in Regione del Pd, non hanno seguito l’indicazione di votare il sindaco di Tortoreto, formulata dal segretario regionale, Michele Fina, dalla presidente regionale del partito, la teramana Manola Di Pasquale, che fa parte dell’area vicina al deputato dem ed ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che avrebbe avuto anche lui un ruolo in partita.

Il Partito democratico, almeno a livello di segreterie regionali e provinciali è ostile a D’Alberto, reo di non aver appoggiato la candidata dei dem alle politiche del 25 settembre, l’assessore comunale Stefania Di Padova, con il posto alla Camera andato a Giulio Cesare Sottanelli, coordinatore regionale di Azione.

Ma ora l’ipotesi che aleggiava fino a qualche giorno fa, di schierare un candidato autonomo si fa più ardua. E  c’è chi ha annunciato di appoggiare D’Alberto.

Per di più un fiammifero nel pagliaio è stata l’analisi post-voto delle provinciali da parte di Di Pasquale: “Si accusa il Partito Democratico di aver ricercato un accordo con il centro destra; si certo è vero, ma nel solo interesse dei territori in un progetto di condivisione che perseguiva il bene comune. Non accordi tra personaggi politici ma tra i due partiti maggiori Fratelli D’Italia e PD nella visione più alta della politica”, ha detto.

Al che la base gli ha risposto a muso duro, e sarcasticamente, “a quando una alleanza al governo del Pd con Giorgia Meloni, nel nome dell’alta politica?”. Circolano sulle chat teramane anche vignette caustiche, con un anziano sofferente, un medico e la  scritta: “27 gennaio giornata della perdita della memoria, il Pd vota Fratelli d’Italia”.

Bordate anche dall’ala sinistra del centrosinistra, con Rifondazione comunista che ha definito il voto un “minestrone elettorale”, e “un furto di democrazia”, scagliandosi contro il Pd, che “ha scelto di sostenere ufficialmente il candidato presidente di ‘Fratelli d’Italia’, partito erede a livello storico e perfino simbolico del Movimento Sociale Italiano di Almirante”. Insomma altro che campo largo, il Pd già alle prese con il congresso, rischia di rimanere impantanato in un campo di ortiche.

Veniamo dunque al centrodestra, che nella partita delle comunali è partito diviso, ed ora dopo l’esito delle provinciali è ancor più lacerato.

Per dirne una, la coordinatrice provinciale di Fratelli d’Italia Marilena Rossi ha puntato il dito contro la Lega e il sindaco di Giulianova Costantini: “serve una profonda autocritica di chi ha diviso la coalizione, fatto finta di sostenere Vagnoni, per poi unirsi in un cartello incomprensibile a sostegno di D’Angelo, festeggiandolo e ricevendone il ringraziamento, e magari anche il premio della vice presidenza”.

E il sindaco di Giulianova ha ribattuto: “Ciò che davvero non ci riesce di capire è come Fratelli d’Italia, che con grande disinvoltura e in solitudine, ha sposato la causa di Azione e del Pd, si permetta di dare lezioni al resto della coalizione”.

Per poi rincarare la dose: “Rispediamo dunque al mittente certe scomposte esternazioni e invitiamo Marilena Gatti, scusate Rossi, a tenere finalmente un atteggiamento responsabile, consono al ruolo che ricopre”.

Più defilata Forza Italia, che con il coordinamento provinciale ribadisce però che il suo candidato Vagnoni “di fronte a uno scenario confuso, per non dire incomprensibile, è rimasto ancorato ai suoi ideali, alla sua provenienza e al suo vissuto, combattendo una battaglia di testimonianza”.

Mattiamoci pure lo scontro in atto in Regione per il rimpasto di giunta, richiesto a gran voce da Forza Italia, forte di sette consiglieri, contando i federati, e di cui Marsilio non vuol sentir parlare, ed ecco che sarà dura trovare una sintesi e in tempi brevi per andare compatti alle elezioni comunali di Teramo.

Un punto a favore però potrebbe essere proprio il passo indietro di una figura ingombrante e divisiva come Gatti, che come detto è inviso sia a Lega che a Fi.

In attesa che esca fuori un nome di candidato sindaco dal cilindro, c’è anche chi propone di appoggiare addirittura  Marroni, che seppure è coordinatrice provinciale di Italia Viva, proviene dal centrodestra, area di Forza Italia, e ha una spiccata caratura civica.

Eletta con D’Alberto nel 2018, con la civica Teramo 3.0, e nominata vicesindaco, Marroni è poi entrata in rotta di collisione con D’Alberto ed è passata ai banchi dell’opposizione. Per ora sarà appoggiata da tre liste civiche, due di derivazioni di Teramo 3.0 e una di Italia viva, di cui è coordinatore cittadino Dodo Di Sabatino, ex vicesindaco di centrodestra con il sindaco Maurizio Brucchi.

Alla fine della giostra a uscire rafforzata è la ricandidatura di D’Alberto, che ha puntato sul cavallo vincente, ha ricompattato lo schieramento in consiglio, spaccando il Pd.

Nel 2018 D’Alberto a capo della coalizione di centrosinistra aveva vinto al ballottaggio con 12.205 voti (53,3%)  contro il centrodestra dell’ex assessore regionale Giandonato Morra, di Fratelli d’Italia, ora Difensore civico regionale, che aveva preso 10.713 voti, pari al 46,7%.

Alle prossime elezioni, ad appoggiare D’Alberto oltre alla sua civica, che conta 10 consiglieri, ci saranno Mauro Di Dalmazio, ex assessore regionale esterno di centrodestra, che nel 2018 si era candidato a sindaco proprio contro D’Alberto con la civica Al centro per Teramo, prendendo un buon 11,5%. Per poi al secondo turno appoggiare D’Alberto, risultando forse determinante per la sua rimonta e vittoria contro Morra. Ora Di Dalmazio è in maggioranza. E ancora il vicesindaco Giovanni Cavallari, che cinque anni fa si era candidato con la civica Bella Teramo, ottenendo il 10,2% e poi appoggiando il centrodestra di Morra al ballottaggio. C’è poi il Movimento 5 stelle che nel 2018 ha preso  i 5.063 pari al 16,5%, ma in un’altra era politica.

Difficile, questo è certo, che sarà una passeggiata la sua eventuale riconferma: questa volta il quadro politico del centrosinistra è ben più lacerato, con Marroni che gli toglie voti anche a sinistra, a cui si potrebbe aggiungere Mariani. La sua forza ad oggi è la debolezza e la confusione  che regna nei campi avversi.

LA NOTA DI SANDRO MARIANI

A seguito delle indiscrezioni apparse sul sito di informazione Abruzzoweb, il Consigliere Regionale SandrO Mariani ha voluto puntualizzare la propria posizione sulle prossime amministrative del Comune di Teramo.

“La mia linea rispetto alle elezioni amministrative del Comune di Teramo del prossimo maggio sarà quella che deciderà di assumere il Partito Democratico Regionale e Provinciale così come ho fatto nelle ultime elezioni provinciali e nell’amministrazione degli enti sovracomunali” ha dichiarato il consigliere di Abruzzo in Comune. “La mia posizione in questi anni è sempre stata allineata al Partito Democratico, di cui sono un tesserato: anche qui ritengo debba ribadire, a beneficio di qualche ben pensante, che la mia candidatura alle regionali 2019 in una lista civica è avvenuta su precisa richiesta del candidato presidente e su espressa deroga del PD poiché si ritenne necessario animare liste a supporto della coalizione del centro sinistra e pochissimi, compreso il sottoscritto, diedero la disponibilità a candidarsi fuori dalle insegne ufficiali del Partito con tutti i rischi connessi” ha ribadito Mariani.

Tornando al tema delle amministrative l’ex capogruppo regionale del Partito Democratico ha ulteriormente dichiarato che “occorre fare una profonda riflessione su come si intenda amministrare nel prossimo quinquennio la città di Teramo: nel 2018, da commissario del PD cittadino, sono stato convintamente tra gli artefici della vittoria del Sindaco D’Alberto e della sua eterogenea maggioranza, nonché ho sposato la causa del Partito Democratico Regionale per l’elezione dello stesso a presidente dell’ANCI regionale. Tuttavia, oggi è evidente che occorra un nuovo slancio e diversa impostazione all’azione amministrativa, anche perché la natura originaria della coalizione del 2018 è mutata nel corso dei vari rimpasti di giunta che il Sindaco, legittimamente e in autonomia, ha voluto operare, fino ad includere rappresentanti del defunto “modello Teramo” del centro destra dell’era Chiodi – Brucchi” ha continuato Mariani.

“Ritengo infatti che, nonostante l’enorme mole di programmazione economica e di investimenti piovuta sulla città di Teramo anche grazie alla congiuntura istituzionale del PNRR e della Ricostruzione post sisma, a volte si faccia fatica a vedere una visione d’insieme della città e credo che in questi anni troppo spesso l’annuncite cronica l’abbia fatta da padrona rispetto al raggiungimento concreto di alcuni obiettivi: dall’annosa questione dello stadio Bonolis, passando per l’impasse che si registra sul recupero del manicomio di Teramo, sul tema della ricostruzione pubblica o sulla poca incisività del comune di Teramo rispetto alle scelte di costruzione del nuovo ospedale, tanto per citarne alcuni. Pertanto, credo che la prossima amministrazione aprutina dovrà guardare più alla sostanza che alla forma dell’agire: meno casualità sugli obiettivi quotidiani e più lungimiranza sulla programmazione di lungo periodo” ha chiosato Mariani sulle elezioni comunali.