CANISTRO – “La Regione Abruzzo con in testa il vice presidente della Giunta Lolli attua due pesi e due misure, a noi non ha dato risposta a ben tre istanze di proroga, mentre in altri casi, come in quello dell’acqua a marchio Guizza del Comune di Popoli (Pescara), del gruppo San Benedetto, uno dei nostri primi concorrenti, permette di imbottigliare a concessione scaduta”.
A tirare in ballo il vice presidente della Giunta Regionale con delega alle attività produttive, Giovanni Lolli, nella vicenda della concessione regionale per la captazione dell’acqua minerale Santa Croce, la cui sorgente e il cui stabilimento sono a Canistro (L’Aquila), è il patron del marchio nazionale, Camillo Colella.
“Quali interessi ci sono? A mio avviso, la Regione ed il vice presidente della Giunta Lolli ci vogliono fare fuori dal mercato, svalutando l’azienda, ora che ha riconquistato credibilità, immagine e affidabilità, risanando la posizione debitoria ereditata dalle precedenti gestioni, anche in considerazione degli investimenti commerciali, industriali e pubblicitari di questi ultimi anni, in particolare nel mondo del calcio”, tuona Colella.
Nell’ennesima puntata del duro scontro, anche legale sia con denunce sia con ricorsi al Tar, con l’ente regionale sulla concessione a captare acqua dalla sorgente di Canistro, diventato rovente dopo che il 4 ottobre 2015 la Regione ha revocato la concessione per irregolarità documentali, tra cui il Documento unico di regolarità contributiva (Durc), Colella passa al contrattacco.
Ad accendere gli animi e generare momenti di forte tensione è stata l’ispezione nello stabilimento di Canistro dello scorso 12 agosto di dirigenti e personale regionale guidati dal dirigente alle Attività estrattive e Risorse territoriali Iris Flacco accompagnati da 10 carabinieri del Noe e del Nas, “con l’obiettivo di fare controlli e riapproprisrsi del bene per fare il nuovo bando”, come ha confermato lo stesso Lolli.
L’Ente per bocca della dirigente Flacco accusa la società di aver violato i sigilli seguiti alla revoca della concessione, la Santa Croce risponde che i sigilli non sono mai stati apposti, che svolge l’attività regolarmente e che la Regione, nella persona del dirigente Flacco, sta perseguitando l’azienda.
“La Regione concede proroghe senza problemi con delibere autorizzate dagli stessi dirigenti, dal vice presidente Lolli, dal sottosegretario Mazzocca e dal dirigente Flacco, gli altri continuano ad imbottigliare, a noi non si risponde”, spiega ancora l’imprenditore molisano.
Il riferimento è in particolare alla delibera della Giunta Regionale n. 280 del 3 maggio scorso dal titolo “Criteri costituenti le linee guida per l’assegnazione delle concessioni”, con la quale si dispone di prorogare tutte le concessioni delle acque minerali e termali prossime alla scadenza fino al completamento delle procedure di assegnazione seguite ai nuovi bandi, che ancora non ci sono, e comunque per un periodo non superiore ad un anno.
“Questo documento – attacca l’ingegnere Colella – proroga e permette alla sorgente Santa Croce di continuare ad attingere ed imbottigliare legalmente, come anche altre aziende stanno facendo, ma la Regione non ne vuole sapere, rischiando così di creare gravissimi danni, di far perdere tanti posti di lavoro e vanificare i sacrifici dopo il risanamento dell’azienda e investimenti milionari”.
Secondo Collela, “Lolli e la Flacco dovranno giustificare nelle opportune sedi, ai lavoratori ed all’intero territorio i loro atti, e se i giudizi ci daranno ragione hanno determinato e determineranno danni economici immensi, di cui la Regione stessa sarà chiamata a rispondere”.
“Noi abbiamo e stiamo denunciando tutto, l’ente continua a metterci i bastoni tra le ruote, ma l’unica verità e’ che fermando noi, l’acqua va al fiume e gli abruzzesi perdono i soldi del canone di concessione che peraltro stiamo pagando nonostante la revoca della Regione. A chi giova tutto questo? Quali interessi ci sono dietro? Chiediamo alla Magistratura di intervenire per non bloccare un’attività che dà lavoro a 75 persone direttamente pagate tutti i mesi e a centinaia di aziende per l’indotto, dal momento che solo per parlare di trasporti da Canistro partono centinaia di camion al settimana tra prodotto finito e materie prime”.





