L’AQUILA – Gli effetti dei provvedimenti adottati dal Governo, alle prese con l’emergenza sanitaria legata ai contagi da Coronavirus, stanno avendo una forte ripercussione sulla vita degli italiani. È cambiato improvvisamente ogni aspetto della vita quotidiana: il modo di stare con gli altri, di divertirsi, di lavorare, ma anche altri aspetti come fare la spesa ed informarsi.
Cambiamenti che si ritrovano anche sul piano politico: la nuova situazione, infatti, spinge i cittadini ad avere fiducia nei partiti maggiori e allo stesso tempo, nonostante i provvedimenti sempre più restrittivi siano condivisi quasi dalla totalità degli italiani, preoccupano le possibili conseguenze negative della crisi sul lavoro.
È il quadro che emerge dal sondaggio dell’Osservatorio Swg “Il Coronavirus in Italia”, che comprende anche un capitolo dedicato alle intenzioni di voto.
“La terza settimana della crisi legata alla pandemia è stata caratterizzata dell’entrata in vigore del Dpcm 11 marzo, che ha esteso le restrizioni di movimento e le chiusure delle attività commerciali non di prima necessità – si legge sull’Osservatorio – In un contesto emotivo che ha visto progressivamente aumentare la preoccupazione per il contagio e in cui gli italiani hanno ridotto al minimo i contatti con le altre persone, le misure più restrittive prese dal Governo erano attese ed auspicate dalla maggioranza degli italiani”.
Dalle rilevazioni emerge che a seguito dei provvedimenti adottati dal Governo Conte sono cambiate radicalmente le abitudini dei cittadini italiani.
In particolare, è cambiato il modo di relazionarsi e stare con gli altri, per il 91% degli intervistati, il modo di divertirsi (82%), di fare lla spesa (70%), di informarsi (64%) e di lavorare (50%).
Oggi solo pochissime persone pensano che si stiano prendendo misure eccessive, mentre la maggior parte della popolazione sta facendo i conti con abitudini e ritmi di vita che sono cambiati repentinamente. Mentre si sta scoprendo che il lavoro da casa non è sempre così piacevole ed agevole, oltre la metà degli italiani si sta seriamente preoccupando per gli effetti occupazionali della crisi – si legge ancora – Rispetto a tre settimane fa, cambia profondamente anche la percezione della situazione, sia rispetto alla sua durata che al numero finale di vittime che si conteranno nel nostro Paese.
Si apre quindi una nuova fase di tempo sospeso, in attesa che la forza dell’epidemia decresca, un tempo che sarà necessario saper gestire sia dal punto di vista emotivo, che dalla capacità di resilienza ed empowerment. Un tempo in cui elementi come la composizione della famiglia e la tenuta delle relazioni familiari, la qualità degli spazi abitati, la possibilità di rimanere ancorati al lavoro potranno fare la differenza e lasciare strascichi importanti sulla vita delle persone, anche una volta terminata la crisi.
Inoltre, secondo la rilevazione dell’Osservatorio, oggi il 68 per cento della popolazione cerca di stare a distanza dagli altri, mentre una settimana fa la percentuale era del 38%.
Cresce anche l’indicatore di chi non stringe più la mano a nessuno, si passa qui dal 38% al 58%, chi non frequenta luoghi affollati passa dal 52% al 69%.
Inoltre, “la preoccupazione degli italiani rispetto alla pandemia è cresciuta esponenzialmente, al pari della sua diffusione”, arrivando a coinvolgere il 91% degli intervistati per poi scendere all’88% dopo il Dpcm dell’11 marzo.
Secondo le rilevazioni dei Swg, all’aumentare della preoccupazione è cresciuta l’esigenza di interventi drastici; dopo il Dpcm dell’11 marzo è però aumentata “significativamente” la quota di “cittadini soddisfatti dell’azione del Governo”.
Rispetto alle conseguenza dell’emergenza sanitaria, in due settimane è passata dal 31% al 51% la percentuale di chi teme di perdere il lavoro o che persone a loro vicine possano perderlo.
In questo frangente lo smart working, più che un’opportunità si sta rivelando il minore dei mali.
La sperimentazione in prima persona della difficoltà del lavorare da casa con poco spazio, dotazioni limitate, l’assenza fisica dei colleghi e la presenza di bambini e familiari, sta dando maggiore consapevolezza di cosa voglia dire effettivamente lavorare da casa. per il 6% è un grave disagio, per il 50% un disagio gestibile, il 33% un’opportunità, il 9% un sollievo mentre il 2% non sa.
Tra gli italiani è diffusa la sensazione che l’emergenza non si risolverà in poche settimane ma che durerà ancora due o tre mesi (50%).
Infine, le prime due settimane di marzo hanno “sbriciolato le ottimistiche previsioni di fine febbraio” circa il numero massimo dei decessi (5mila) in Italia.
Se si dovesse votare oggi per le Politiche, la prima forza del Paese sarebbe la Lega: Il Carroccio, infatti, si attesta al 31% delle preferenze. Il partito di Matteo Salvini segna una crescita rispetto all’ultima rilevazione dell’istituto demoscopico del 9 marzo, quando la Lega si atteva al 30,6 per cento. Il dato, però, è ancora negativo se si prendono a confronto i dati delle ultime elezioni europee: 34,3 per cento.
Il Partito democratico cresce – stando ai dati dell’Osservatorio – dell’uno per cento: Il Pd raggiungerebbe il 20,5% rispetto al 19,6% di inizio mese. Come per la Lega, anche il Pd registra un calo rispetto alle europee, quando il dato si atteva al 22,7%.
Al terzo posto il Movimento Cinque stelle, braccato da Fratelli d’Italia, che cede lo 0,2% e scende al 13,2%, rispetto al 13,4 per cento del 9 marzo; mentre alle europee aveva registrato il 17,1 per cento.
Quarto posto in classifica per il partito di Giorgia Meloni, stabile al 12 per cento, ma con una crecita notevole rispetto alle europee, quando Fdi era fermo al 6,5%.
Forza Italia di Silvio Berlusconi, invece, registra il 5,3%: gli azzurri calano dello 0,2% sull’ultima settimana (5,5 per cento) e 3,5 punti percentuali rispetto alle europee (8,8 per cento).
Il dato che fin qui emerge è che un’eventuale coalizione del centrodestra, ad oggi, considerando dunque la somma degli elettori di Lega, Fi e Fdi, raggiungerebbe il 48,3%.
Proseguendo con la classifica delle intenzioni di voto, al sesto posto si trova Sinistra e Movimento dei progressisti con il 3,5% dei voti, -0,3% rispetto all’ultimo sondaggio.
Segue Italia Viva con il 3,2 per cento. Il partito di Matteo Renzi non convince gli italiani secondo l’analisi di Swg ed è in cal rispetto ai dati del 9 marzo (3,5%).
Alle spalle dei renziani c’è Azione di Carlo Calenda, ex titolare del Mise, fermo al 2,9%.
Al 2,4% +Europa di Emma Bonino, 2,2, per cento per i Verdi, l’1,2% per Cambiamo di Giovanni Toti.
La fotografia di Swg termina con il dato relativo a tutti gli altri partiti insieme, che rappresentano il 2,6% dell’elettorato, e di chi non si esprime: 36%. (a.c.p.)





