L’AQUILA – “L’attenzione della Regione Abruzzo per la salvaguardia e la valorizzazione delle attività di E-care è massima”.

Lo ha ribadito il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, sulla vertenza legata alla società attiva nel settore dei call center che all’Aquila ha dichiarato 80 esuberi sui 400 addetti impiegati in una commessa a causa del disimpegno di Vodafone.

“Altrettanto positiva” ha proseguito, “è la sensibilità del management di Olisistem ITQ Consulting che, durante l’incontro di martedì scorso, ha confermato una solida strategia industriale tesa ad adeguare le attività del costumer care e a proiettare l’azienda su prospettive qualificate di servizi alle imprese in un territorio, come quello aquilano, che si candida ad ospitare aziende che vogliono accrescere il loro contenuto innovativo”.

Lolli poi ha sottolineato che, in tale quadro, “nessuno ha dichiarato, né ci sono evidenze di sorta, che Vodafone, oltre quanto già annunciato, si disimpegni dalle commesse in atto e dalle quote di attività ancora in essere”.

“Questo è un fatto importante perché la partnership con uno dei più importanti player della comunicazione è una garanzia per le prospettive di Ecare”, ha concluso.

La E-care è una società controllata al 53% da Astrim Spa del Gruppo di Alfio Marchini e per la rimanente quota dalla Olisistem Itq Consulting, che a maggio dovrebbe però acquisire l’intero pacchetto azionario.

“Quello dei contact center é un settore in grande difficoltà a livello nazionale – conferma Venanzio Cretarola, fra i promotori del consorzio Lavorabile, che gestisce un altro dei call center attivi all’Aquila – stretto fra le difficoltà e le resistenze all’applicazione di importanti riforme quali quella inserita nel nuovo Codice degli appalti, che prevede la tutela della ‘clausola sociale’ in occasione del passaggio di mano degli appalti, e la perseveranza nell’affidamento di commesse (anche pubbliche) basate soprattutto sul ‘massimo ribasso’, criterio penalizzante verso le strutture consolidate che garantiscono le massime tutele dei lavoratori, quali anche quelle aquilane”.

“In questo settore il divario rispetto agli altri paesi europei in termini di costo del lavoro e produttività resta notevole. Nello stesso tempo il fatturato aggregato del settore rispetto al Prodotto interno lordo rimane sensibilmente inferiore alla quota media europea. Vuol dire che esistono evidenti margini di crescita. Non bisogna ignorare questa opportuntà di sviluppo occupazionale”.

“Quello dei contact center (e dei servizi a distanza) a L’Aquila è il settore imprenditoriale con più addetti (oltre 1.500 solo a livello comunale) – ricorda Cretarola – tutti con rilevante esperienza pluriennale in servizi di call center specializzati; sia le aziende che i lavoratori del settore potrebbero rappresentare un polo di attrazione anche per nuove iniziative in un settore ad altissima intensità di personale”.

“Si tratta di una realtà occupazionale altamente professionalizzata che opera in settori competitivi a livello nazionale ed internazionale, ma che, lasciata in balia di forme di concorrenza più o meno imprenditoriali basate esclusivamente sul massimo ribasso, purtroppo favorite da politiche del lavoro localistiche ‘generose’ di contributi pubblici senza controlli adeguati sugli esiti occupazionali futuri, rischia di disperdere un patrimonio professionale prezioso per i nostri giovani e non solo per loro”.

“Un settore in grado, se si realizzano le giuste condizioni, di creare rapidamente centinaia di posti di lavoro stabili e qualificati. Un settore molto lontano dagli stereotipi diffusi delle parodie cinematografiche sui call center”.

“Non è utile però occuparsi di questi problemi solo episodicamente quando scoppia la crisi di un’azienda o un’altra. Le istituzioni hanno soprattutto il compito di costruire le condizioni che possono rendere competitivo sul mercato un settore o un sistema produttivo locale, non quello di fare da ‘pronto soccorso'”.

“C’è bisogno, a L’Aquila e in Abruzzo, di meccanismi di ‘anticipazione’ dei momenti di crisi. Le risorse finanziarie ci sono, soprattutto a L’Aquila”.

“Nel nostro paese, dopo anni di costante crescita del settore, è iniziata una fase di decelarazione causata in gran parte da temi strutturali del mercato del lavoro sui quali c’è bisogno di più attenzione. È in atto una grande trasformazione della domanda verso nuovi settori emergenti che richiede molta innovazione non solo tecnologica, ma soprattutto organizzativa e di processo”.

“È sotto gli occhi di tutti che finora le risorse assegnate da Invitalia in base alla delibera non hanno certamente privilegiato gli investimenti che creano rilevanti sviluppi occupazionali (tutt’altro). E ancora oggi L’Aquila, nonostante le rilevanti risorse finanziarie per lo sviluppo (270 milioni, quasi il doppio dell’intera programmazione Fse disponibile per l’Abruzzo nei prossimi 7 anni) L’Aquila incredibilmente continua ad essere la provincia abruzzese con il più alto tasso di disoccupazione!”.

“Cosa si aspetta, ad esempio, a prevedere esplicitamente un percorso dedicato al settore dei servizi che ancora oggi non è inserito nella delibera Cipe istitutiva del finanziamento per lo sviluppo del cratere sismico?”, aggiunge Cretarola.

“Cosa si aspetta a prevedere una quota di finanziamento indirizzata prioritariamente ai settori (non solo quello dei call center ovviamente) a più alta intensità di personale privilegiando le aziende che creano maggiore occupazione?”.

“Cosa si aspetta ad istituire una struttura di assistenza tecnica in grado di informare e promuovere a livello europeo le opportunità esistenti, di agevolare e accelerare le procedure di utilizzo dei finanziamenti e di avvio delle iniziative imprenditoriali e soprattutto di monitoraggio e controllo permanente sugli effettivi esiti occupazionali dei progetti finanziati? E tutto questo garantendo percorsi aperti e altamente trasparenti”.

“È necessario coinvolgere tutte le parti sociali, le istituzioni e gli enti locali in un patto territoriale finalizzato al rafforzamento del ‘Polo dei servizi a distanza’ aquilano mediante la costituzione di una ‘rete’ di opportunità e convenienze imprenditoriali in grado facilmente di consolidare l’esistente ed attrarre nuovi investimenti”.

“Un Patto nel quale ciascuno (strutture ed enti pubblici e privati, organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese, ricerca e Università) partecipa garantendo la massima partecipazione e correttezza nelle relazioni industriali, e ciascuno ‘aggiunge’ o anche ‘rinuncia’ a qualcosa per favorire uno forte sviluppo occupazionale di cui L’Aquila non può più fare a meno”.

“A L’Aquila esistono le condizioni ‘ambientali’ e le risorse finanziarie per farlo. Basta volerlo”, conclude Cretarola.